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Dagherrotipi radicali

Quando Pannella propose Peccei Presidente del Consiglio

di Valter Vecellio

L’iniziativa radicale contro lo sterminio per fame, per l’informazione sessuale per il rientro demografico “dolce”, si intrecciano e diventano un tutt’uno da sempre. Alcuni frammenti di storia radicale.

Sul filo della memoria, aiutati da una fotografia e da un vecchio, ingiallito numero di “Notizie Radicali”. La fotografia risale agli anni Sessanta, scattata, dice il timbro, da “Piero Ravaglia, fotoreportage, viale Eritrea 91, Roma” (la foto è pubblicata in questa pagina, ndr). C’è una folla, siamo a San Pietro, si intuisce che si tratta di fedeli venuti a vedere e ad ascoltare il papa. Davanti a quella folla reparti di militari in alta uniforme. Qualcuno ha issato due grandi cartelloni su due lunghi pali, uno solo dei fedeli, nel momento in cui quei cartelloni sono issati, mostra di rendersi conto di quello che accade, nel viso dipinta l’espressione di chi si chiede: “Come hanno fatto ad arrivare qui?”. Sul primo cartello c’è scritto un grande “Sì alla pillola”. Nell’altro. “Meno figli, meno fame”.
Facciamo un salto. Andiamo al luglio 1979. Alle elezioni di qualche settimana prima i radicali hanno fatto un buon bottino: da quattro che erano, nel 1976, sono passati a 18 deputati, più un paio di senatori; e altri tre seggi sono stati conquistati per il Parlamento Europeo. C’è la crisi di governo, bisogna indicare dei nomi per palazzo Chigi, il presidente Pertini avvia le consultazioni. Nel vecchio, non facilmente leggibile numero di “Notizie Radicali” del 26 luglio si legge: “Abbiamo indicato al presidente della Repubblica una rosa di nomi… in primo luogo il nome dell’ex presidente della Costituente Umberto Terracini… in secondo luogo abbiamo proposto il nome di Aurelio Peccei, accompagnandolo a quello di Cesare Merzagora”.
Peccei, chi era costui? Scienziato di fama internazionale, presidente del club di Roma, un sodalizio che raggruppava esperti e studiosi indipendenti, aveva legato il problema della demografia a quelli dell’economia, dell’ambiente e dell’avvenire dell’umanità. L'umanità, diceva, Peccei, è a un bivio: “o si crea una società veramente globale, su basi di solidarietà e giustizia, di diversità, di unità, di interdipendenza oppure ci troveremo tutti, nel migliore dei casi, di fronte a una disintegrazione del sistema umano accompagnata da catastrofi regionali e, alla fine, forse, da una catastrofe globale”.
Da quella manifestazione immortalata in quella vecchia fotografia e da quella candidatura “bizzarra” (bizzarra secondo i criteri della politica politicante), si può far nascere l’iniziativa radicale contro lo sterminio per fame. Informazione sessuale, rientro demografico “dolce”, lotta al nuovo olocausto si intrecciano, diventano un tutt’uno. E’ il febbraio del 1979 quando Pannella per la prima volta denuncia il carattere politico dello sterminio per fame, e accusa i governi dei paesi ricchi di rendersi complice dell’olocausto. All’Italia chiede il rispetto degli obblighi internazionali assunti, in particolare la risoluzione che impegna a versare almeno lo 0,7 per cento del Prodotto Nazionale Lordo come aiuto pubblico allo sviluppo.
Nella primavera del 1979 si tiene a Roma la Marcia di Pasqua, la prima di una serie, con decine di migliaia di partecipanti. In autunno il Parlamento si autoconvoca in seduta straordinaria, e contemporaneamente i radicali sollevano la questione al Parlamento Europeo, che sancisce il diritto di intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con una task force contro la fame. Il papa si pronuncia contro la “intollerabilità dell’esistenza di un’area della fame e di un’area della sazietà”; e nel 1981 viene lanciato un manifesto-appello di oltre cinquanta premi Nobel (presto diventeranno più di cento), che getta le basi morali, teoriche e politiche della lotta alla fame. Il presidente Pertini lancia la sua famosa invocazione: “Svuotate gli arsenali, riempite i granai”.
Tutto questo non nasce per caso; è il risultato di lunghe, difficili lotte condotte dai radicali: scioperi della fame e della sete condotti al limite delle estreme possibilità umane da parte di Pannella, ma anche di Gianfranco Spadaccia, Jean Fabre, Giovanni Negri, Emma Bonino.
Si legge nel manifesto dei premi Nobel, “se gli inermi non si rassegneranno ad essere inerti, se dichiareranno sempre più numerosi di non obbedire ad altra legge che a quella, fondamentale, dei diritti degli uomini e delle genti, che è il primo luogo Diritto, e diritto alla vita; se gli inermi andranno organizzandosi usando le loro poche ma durature armi - quelle della democrazia politica e le grandi azioni Gandhiane prefiggendosi e imponendo scelte ed obiettivi di volta in volta limitati ed adeguati, se questo accadesse, sarebbe certo, così come oggi certamente è possibile, che il nostro tempo non sia quello della catastrofe”.
Una manifestazione a San Pietro, la candidatura di uno scienziato, la lotta contro lo sterminio per fame nel mondo… anche questo è il Grande Satyagraha mondiale.

Articolo tratto da www.associazionelucacoscioni.it/articoloagenda/quando-pannella-propose-peccei-presidente-del-consiglio

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