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Da corriere.it

Meno culle, meno CO2: l’ultima ricetta green

Nove contromisure immediate per fermare il surriscaldamento. Anche il controllo delle nascite

Ogni giorno altri 220 mila esseri umani arrivano a popolare il fragile e già affollatissimo pianeta Terra. A ottobre abbiamo toccato quota 7 miliardi, appena 2 miliardi in meno delle tonnellate di CO2 che riversiamo ogni anno in atmosfera. Un quantitativo che, sostengono gli scienziati, senza misure immediate di contenimento arriverà ad almeno 18 miliardi di tonnellate nel 2062, ben oltre il limite fissato per evitare lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e tutto quello che ne conseguirebbe. Non stupisce, quindi, se oggi torna ad affiorare una tesi antica: siamo troppi, il pianeta non reggerà, ogni lotta in difesa della Terra passa dalla pianificazione familiare, anche o soprattutto nei Paesi del Terzo mondo.

A rilanciarla è stato, tra gli altri, un romanzo di grande successo, quel Freedom (o Libertà, Einaudi editore) di Jonathan Franzen che lo scorso anno ha sbancato le classifiche letterarie, raccontando le battaglie di un lobbista-ambientalista americano che vorrebbe diminuire il tasso di fertilità del mondo intero. Tesi che il mese scorso è stata sposata anche dalla prestigiosa Royal Society inglese, una delle più antiche istituzioni scientifiche al mondo, fondata nel 1660: «Per evitare catastrofi economiche e ambientali una delle misure indispensabili è la stabilizzazione della popolazione mondiale, oltre che una riduzione dei consumi nei Paesi più ricchi», sostiene in un documento ufficiale, ricordando che i Paesi in via di sviluppo aggiungeranno l’equivalente di una città di un milione di abitanti ogni cinque giorni per i prossimi decenni. Conclusione: «La salute riproduttiva e la pianificazione familiare devono entrare nei programmi politici nazionali e internazionali», si augura la Royal Society.

Nell’ultimo numero della sua rivista, scende ora in campo anche la più antica organizzazione ambientale degli Stati Uniti, il Sierra Club, che dedica al tema una ricerca e il grafico riproposto. Nel cosiddetto «triangolo di stabilizzazione» si intravedono nove strisce, ognuna corrispondente a 25 miliardi di tonnellate di CO2 che potremmo evitare di immettere in atmosfera nei prossimi 50 anni se prendessimo nove contromisure immediate. Tra queste, il controllo delle nascite, efficace tanto quanto il ricorso a fonti di energia alternativa o auto ibride. Un dato su tutti chiarisce il tema del dibattito. Non si tratterebbe, come avvenuto in passato, di imporre rigide politiche del figlio unico (che poi rischia di essere «misteriosamente» sempre maschio), ma di permettere a quei 215 milioni di donne che non hanno accesso a metodi contraccettivi (dati Onu) di poter invece fare una scelta. L’accesso ai contraccettivi, secondo il Sierra Club, permetterebbe di ridurre di due terzi le gravidanze indesiderate, da 75 a 22 milioni l’anno. Misura alla quale si dovrebbe aggiungere una corretta educazione sessuale in tutte le scuole del mondo.

Sara Gandolfi

31 maggio 2012

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