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Da "Quaderni Radicali"

Sovrappopolazione e salute

News del 14-10-2003


Il 94enne Claude Levy-Strauss- decano degli antropologi- ha recentemente affermato : “Quando sono nato, sulla Terra c’erano un miliardo e mezzo di abitanti . Oggi ce ne sono sei, presto saranno otto o nove. Ci è stato detto che verso il 2050 ci sarà un arresto della crescita demografica, seguito da un calo. Me lo auguro con tutto il cuore. I disastri provocati in questo lasso di tempo, però, non saranno mai cancellati ”.
Dunque la previsione è che la popolazione mondiale aumenterà del 50% passando da 6,1 miliardi nella metà del 2001 a 9,3 miliardi entro il 2050 . I 49 paesi meno sviluppati arriveranno quasi a triplicare le proprie dimensioni, passando da 668 milioni a 1,86 miliardi di abitanti. Tali proiezioni e stime indicano che la popolazione mondiale sta attualmente crescendo ad un tasso dell’1,3%, pari ad un aumento di 77 milioni di persone l’anno. Sei paesi sono responsabili della metà di tale crescita: India (che copre il 21% dell’aumento complessivo), Cina, Pakistan, Nigeria, Bangladesh ed Indonesia. Il totale della crescita prevista avverrà in paesi che sono attualmente in via di sviluppo, ed entro il 2050 essi ospiteranno oltre l’85% della popolazione mondiale. La popolazione complessiva nei paesi sviluppati resterà stabile intorno alla cifra di 1,2 miliardi. Al contrario, la popolazione diminuirà in 39 paesi a basso tasso di fecondità, con picchi al ribasso nell’Europa dell’est. Nel 2050 l’età media delle popolazioni sarà superiore a quella odierna sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo.
Talune analisi hanno rimarcato le tendenze all’invecchiamento ed al calo demografico in alcune parti del mondo per sostenere come le continue preoccupazioni riguardo la crescita demografica mondiale siano infondate. Ma non è così : nel corso dei prossimi 50 anni l’aumento della popolazione sarà pari a quello degli ultimi 40 anni e tale aumento risulterà essere concentrato nei paesi più poveri del mondo, paesi che già riscontrano enormi difficoltà a garantire ai propri cittadini servizi sanitari e sociali di base . Entro il 2015 l’aspettativa di vita nei 45 paesi più colpiti dall’aids sarà di 60 anni, 5 anni in meno di quanto risulterebbe in assenza di aids. Ciononostante, la crescita demografica proseguirà in virtù del permanere di un alto tasso di fecondità.
La proiezione a varianza media per la popolazione globale nel 2050 è di 9,3 miliardi di persone, superiore di 413 milioni alla precedente proiezione del 1998. Questo riflette una stima superiore dei futuri livelli di fecondità nei 16 paesi poveri, dove la fecondità rimane elevata (responsabile del 59% dello scarto) ed in diversi paesi altamente popolati, compresi l’India, la Nigeria ed il Bangladesh -responsabile del 32% dello scarto-.
Inoltre, 40 sono gli anni che può sperare di vivere una bambina nata nel Malawi , 82 quelli che può aspettarsi una bambina che nasce in Svezia; in Etiopia c’è un medico ogni 30000 abitanti , in Francia ci sono 3 medici ogni 1000 abitanti.
Le tante epidemie storiche dei secoli scorsi hanno sempre evidenziato carenze reattive dei soggetti, dovute alle specifiche circostanze della densità demografica, denutrizione, scarsissima igiene ed altre variabili, in mancanza delle quali la diffusione ed i danni si sono distribuiti in maniera limitata.
Pertanto, interventi che intendano incrementare la salute della popolazione a livello mondiale devono affrontare il tema della sovrappopolazione -a cui tra l’altro sono collegate la denutrizione e la scarsissima igiene- , dando una priorità al potenziamento del sistema immunitario delle persone a fronte di una focalizzazione - quasi esclusiva fino ad ora - sull’eliminazione degli agenti infettivi con farmaci spesso dai marcati effetti collaterali dannosi ed incompatibili talvolta con gli stili di vita delle popolazioni e -per il costo- con le limitate economie locali (basate il più delle volte in tanti paesi sul fragile equilibrio della sopravvivenza).


Maurizio Mottola

[Il grassetto è nostro]

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