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"Sviluppo demografico, Terra in crisi" (Il Sole 24 Ore) Stampa E-mail

Il Sole 24 Ore, 02 novembre 2004


SVILUPPO DEMOGRAFICO, TERRA IN CRISI


L'alto tasso di fertilità del Terzo mondo ostacola il decollo economico. La pressione sulle risorse potrebbe diventare insostenibile in un futuro non lontano

Sulla questione demografica il dibattito nel mondo è confuso. Alcuni sostengono che la crescita della popolazione globale sia una minaccia per il benessere e l'ambiente. Terra, acqua, energia, biodiversità sembrano più che mai in pericolo, e la crescita demografica è una delle cause di fondo.Altri, soprattutto nei Paesi più ricchi, si preoccupano del fatto che nella famiglie nascano così pochi bambini che non ci siano poi abbastanza persone per aver cura degli anziani. Chi teme una popolazione eccessiva ha argomentazioni migliori. Le questioni che devono affrontare Europa, Giappone, e in una certa misura gli Usa e altri Paesi benestanti in relazione agli anziani sembrano gestibili.I benefici legati a un rallentamento demografico in questi Paesi superano i costi. Viceversa, la rapida ascesa della popolazione a livello globale aumenta sicuramente la pressione sulle risorse disponibili. Quindi i Governi dovrebbero evitare politiche di incentivi alle nascite, anche laddove il tasso di natalità è molto basso. Il problema è complicato dai trend demografici divergenti nelle varie parti del mondo. L'aumento è più rapido nelle regioni più povere, fino a sei figli per famiglia. Queste famiglie contano sui figli per l'economia domestica e la cura degli anziani, non conoscono le tematiche della contraccezione e della pianificazione familiare, e in ogni caso puntano su un maggior numero di bambini anche per combattere l'elevata mortalità infantile. L'alta fertilità dell'Africa ha portato l'Onu a prevedere un raddoppio della popolazione del continente, dagli attuali 900 milioni a 1,8 miliardi nel 2050. L'età media degli africani, che è oggi di appena 19 anni, dovrebbe salire a 28 anni nel 2050. In Europa la tendenza è opposta. L'Onu prevede un declino della popolazione dai 725 milioni attuali a 630 nel 2050, con un'età media in aumento da 39 a 48 anni.Nel mondo la popolazione dovrebbe aumentare di altri 2,5 miliardi dal 2005 al 2050, tutti nei Paesi in via di sviluppo: 1,3 miliardi in Asia, 900 milioni in Africa, il resto in America Latina e altrove. Due miliardi e mezzo di persone in più creeranno una pressione gigantesca sul pianeta. L'utilizzo dell'energia sta già crescendo enormemente, per l'effetto combinato dell'aumento del reddito pro capite e della popolazione complessiva. Le conseguenze includono una rapida deforestazione, il depauperamento delle risorse ittiche e delle terre fertili, il degrado dell'habitat e la perdita di biodiversità. La crescita demografica nei Paesi in via di sviluppo - soprattutto Africa, India e altre aree dell'Asia - deve rallentare. Le politiche governative possono avere un ruolo importante favorendo l'accesso ai consultori familiari per i meno abbienti, espandendo i sistemi di sicurezza sociale, riducendo la mortalità infantile attraverso investimenti pubblici nella sanità, migliorando l'istruzione e le opportunità di lavoro per le donne. Una parte dell'opinione pubblica europea, preoccupata dal calo demografico del Vecchio continente, vorrebbe andare in una direzione opposta, cercando di aumentare la dimensione delle famiglie. Sarebbe un grave errore. I difensori di una nuova politica delle nascite in Europa temono che altrimenti non ci siano in futuro abbastanza giovani lavoratori per pagare le pensioni pubbliche. Ma questo problema può essere meglio affrontato aumentando i risparmi dei lavoratori in vista della pensione, e alzando l'età del pensionamento oltre i 65 anni.Questi lavoratori avranno grandi benefici dal vivere in società con popolazioni stabili o in lento declino. Con minori spese da affrontare per l'educazione dei figli, si renderanno disponibili più risorse per maggiori investimenti in servizi pubblici. E in generale migliorerà la qualità della vita, con città meno congestionate e minore inquinamento.Non è certo rivoluzionario un appello a frenare il boom demografico. Per decine di migliaia di anni, la popolazione umana ha avuto degli alti e bassi senza una tendenza definita di lungo periodo.Solo negli ultimi due secoli, con il progresso scientifico, tecnologico ed economico, c'è stato un balzo da un miliardo di persone nel 1820 a 6,3 miliardi oggi e 9 miliardi previsti nel 2050. Uno sviluppo senza precedenti che porta a una pressione tremenda sulla Terra, obbligandoci a moltiplicare gli sforzi per rallentare la crescita demografica e per migliorare qualità della vita e sostenibilità ambientale.

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