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Da aspoitalia.blogspot.com

Ambiente: la popolazione conta

di Luca Pardi

Nel corso di questi anni, dal 2003 in poi, con l'associazione Rientrodolce (qui il sito) che ha appena finito il suo quinto congresso eleggendo i suoi nuovi responsabili, abbiamo investigato la questione demografica e le possibili strategie, necessariamente transnazionali, con cui affrontarla in un quadro di rispetto dei diritti umani e delle libertà individuali.
Abbiamo visto che (dati della Banca Mondiale) al mondo ogni anno si stimano 85 milioni di gravidanze indesiderate (leggi
qui).
Di queste 33 milioni risultano in nascite non programmate, 41 milioni in interruzioni di gravidanza e 11 milioni in aborti spontanei. Lavorando un po’ sull’educazione sessuale e riproduttiva, ma anche solo distribuendo anticoncezionali gratis si potrebbe ridurre il numero totale di nati di alcune decine di milioni. Sarebbe un primo passo, senza bisogno di aspettare che tutto il mondo abbia percorso la via dell’autodistruzione industriale.
Come ho scritto qui, Robert Engelmann ci ha insegnato che nei posti più reconditi del mondo sottosviluppato le donne sanno dell’esistenza degli anticoncezionali e vorrebbero averli a disposizione per aver pieno (e sacrosanto) controllo della propria fertilità. E questo prima che tutto il mondo sottosviluppato percorra la via dell’autodistruzione consumista.
Nel giugno scorso Engelmann è succeduto a Lester Brown alla guida del World Watch Institute. Speriamo di sentir parlare più spesso di sovrappopolazione e riduzione della natalità.
Bill Ryerson del Population Media Center ci ha mostrato come attraverso l'uso dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare la televisione con le soap operas, sia possibile far passare in una popolazione con alto tasso di natalità il messaggio che sia il controllo della fertilità attraverso l'uso degli anticoncezionali, sia la dimensione ridotta delle famiglie sono fattori positivi nella lotta alla povertà.
E’ ovvio che non si tratta di iniziative di paternalismo colonialista, ma proprio il contrario. Alle oligarchie del denaro fa comodo una grande massa di disgraziati pronti a fare gli schiavi togliendo alle masse di lavoratori- consumatori del mondo sviluppato le conquiste di due secoli di lotte. Forse sono battaglie che si infrangono su tradizioni ancora vive nei paesi del terzo mondo e non solo. Ma su questo francamente sono d’accordo con chi sostiene che non esiste una sola tradizione che valga la pena di difendere.
Vogliamo difendere le mutilazioni genitali, la ius primae noctis, lo schiavismo degli arabi sugli animisti in alcuni paesi subsahariani? Certamente no. Ne possiamo accettare quella sottomissione femminile che genera la perdita di controllo del proprio corpo e della scelta di quanti figli fare e in quale momento della propria vita da parte delle donne. E l’empowerment femminile è infatti il punto di partenza affinché le donne prendano controllo sulla propria fertilità. Dopodiché si tratterà di convincerle che una famiglia più piccola è meglio di una più grande.
Non torniamo a proporre all'infinito il tormentone della transizione demografica, una legge che non ha alcun valore predittivo essendo solo la descrizione di quello che è successo in un determinato periodo storico-economico in una parte del mondo. Altrimenti sembra che con la transizione demografica i demografi (il compianto Luigi De Marchi, che con i suoi editoriali sul tema demografico ha arricchito le mattine di Radio Radicale per molti anni, li considerava mediocri studiosi di statistica) abbiano scoperto una legge naturale come la Gravitazione Universale. E neanche torniamo sulla storia che le società povere fanno più figli perché bla bla bla e via con gli economicismi, i sociologismi, e le giustificazioni a posteriori di quanto osservato.
E’ proprio su questo che dovremmo lavorare. Invece si passa gli anni a lavorare sui sintomi. Lo disse anche il “nostro” Jay Forrester prima dell'incontro sul clima del 2009 a Copenaghen (la traduzione è
qui).
I due elefanti nella stanza, che in pochi siamo disposti a vedere, sono: la dimensione della popolazione e quella della produzione industriale. La dimensione della popolazione fa parte del problema ambientale e l'ecologismo politico non dovrebbe mai dimenticarlo.
Viene a proposito in questi giorni l'invito di un'associazione francese dal nome azzeccato: Demographie Responsable a sottoscrivere una petizione (disponibile
qui) a favore della contraccezione gratuita.
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