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Picco del petrolio, picco del debito e concentrazione del potere Stampa E-mail

Picco del petrolio, picco del debito e concentrazione del potere

Intervento di Charles Eisenstein, autore e membro di facoltà presso il Goddard College in Vermont, ospitato dal sito “The Oil Drum” all’indirizzo http://www.theoildrum.com/node/8350

9 settembre 2011

Quando i teorici affrontano il problema del picco del petrolio dal punto di vista di trovarne un sostituto che ci permetta di mantenere la nostra attuale infrastruttura energetica, la loro conclusione è disperante. Ci possono essere molti sostituti del petrolio, in quanto forma concentrata di energia immagazzinabile, ma nessuno di essi è neppure lontanamente paragonabile al petrolio stesso. Coloro che hanno investito sullo status quo, abbastanza comprensibilmente, vorrebbero mantenerlo, ma sta divenendo sempre più evidente, anche ai più coinvolti tra loro, che lo status quo è condannato, che può essere ancora mantenuto solo per poco e con costi ambientali in rapida accelerazione. La transizione che ci aspetta non è una semplice transizione ad altri tipi di carburante. Essa è anche una transizione che coinvolge l'intera infrastruttura energetica, sia fisica che psicologica; una transizione che ci porta lontano dalle grandi centrali elettriche, dalle linee di distribuzione dell'energia e da consumatori dotati di contatore; una transizione che ci vedrà abbandonare attività a intenso impiego di capitale, come l'estrazione, la raffinazione e la distribuzione del petrolio e i distributori di benzina. Ancor più estesamente si tratta di una transizione che ci allontanerà dalla centralizzazione, dalla concentrazione e da tutte le istituzioni sociali che le accompagnano.

Il sistema dell'energia e quello della moneta sono entrambi basati sull'accumulazione e sulla concentrazione del potere. Non solo la nostra infrastruttura energetica, ma anche il nostro invisibile, eppur dominante, modo di pensare l'energia presuppone un sistema centralizzato di distribuzione, basato su una fonte energetica altamente concentrata. Molte tecnologie energetiche alternative hanno fatto poca strada, non perché fossero tecnologicamente impossibili, ma perché non si adattavano alla nostra attuale infrastruttura fisica, finanziaria e psichica.

C'è un parallelo causale, come anche metaforico, tra la concentrazione di potere insita nel petrolio e quella insita nella moneta. Una fonte di energia concentrata, che possa anche essere immagazzinata, permette che il potere sociale e politico sia a sua volta concentrato nelle mani di chi la controlla. Essa genera dinamiche sociali molto diverse da quelle che genererebbe una fonte d'energia che fosse distribuita ovunque e non immagazzinabile. Per limitarci a un solo aspetto, il profitto potenziale di quest'ultima sarebbe intrinsecamente minore. Una volta che una pompa geotermica o una schiera di pannelli solari sono stati venduti, l'acquirente è divenuto autosufficiente, diversamente da un utente di energia elettrica, che deve pagare la bolletta per sempre. La dipendenza energetica e la dipendenza economica sono strettamente legate.

Uno schema simile si applica anche in altri campi. Nella medicina, per esempio, l'universale conoscenza medica di molti secoli fa, che si generava endogenicamente e che impiegava erbe comuni come medicine, è stata sostituita da un sistema in cui sia la conoscenza sia le medicine sono state filtrate, sono divenute astratte e si sono concentrate in un ambito ristretto ed esclusivo di specialisti. Non c’è molto potenziale di profitto nel tarassaco e nella bardana, né gli erboristi di villaggio o i dottori di campagna di una volta si facevano ricchi. La stessa cosa si può dire per il passaggio dei poteri legali da meccanismi informali di risoluzione delle dispute, gestiti dalla comunità, ai meccanismi della legge, centralizzati, codificati e quindi concentrati. Stessa cosa anche per l'istruzione, l'intrattenimento e l'informazione.
In tutti questi ambiti, tuttavia, la tendenza all'incremento della concentrazione si sta avvicinando al suo picco o lo ha già raggiunto. Il picco si manifesta in molte forme diverse. In alcuni settori esso rispecchia il declino delle risorse, in altri la saturazione della domanda, in altri è dovuto alla tecnologia. Per esempio, grazie soprattutto a internet, un'ondata di decentralizzazione e disintermediazione sta abbattendo la linea di demarcazione tra produttore e consumatore nell'area dell'informazione e dell'intrattenimento. Il fatto che spendiamo parti sempre maggiori del nostro tempo a guardare "contenuti" prodotti da dilettanti suggerisce che ci stiamo avvicinando al "picco di Hollywood", e, in parallelo, al picco della sanità, al picco dell'inquinamento, al picco della pubblicità, al picco della pesca e al picco del petrolio.
Non dovrebbe sorprendere, dal momento che l'obiettivo del profitto è stata la molla principale che ci ha condotti a questi picchi, che noi ci stiamo avvicinando anche al picco della moneta, un picco che potremmo chiamare "Picco del Debito". Una crisi nel campo monetario è legata ineluttabilmente alla crisi di tutto il resto, perché la vitalità del nostro sistema monetario dipende dalla crescita: è necessaria la conversione della natura in beni e delle relazioni in servizi a pagamento. Questa conversione non potrà andare avanti ancora a lungo, a causa del declino delle risorse e dell'impossibilità della società e della biosfera di supportare altri danni. Mentre si potrebbe contestare che la crescita economica dipenda dal petrolio, è certamente innegabile che essa dipende dall'incremento dei consumi di qualcosa. Per secoli o decenni noi abbiamo reso possibile una crescita continua, prima soddisfacendo i nostri bisogni, poi creandone di nuovi, poi trasferendo culture e ambiti della nostra vita estranei al denaro entro il dominio del denaro. Le comunità, per esempio, possono essere usate come miniere a cielo aperto, esattamente come quelle di carbone: cambia le funzioni del raccontare fiabe, del risolvere dispute, dell'aver cura dei bambini, dell'assistere gli anziani, del divertirsi, dell'intrattenimento: cambiale in servizi a pagamento e avrai raggiunto lo scopo. Ma, sia dal punto di vista materiale che sociale, questo processo sta raggiungendo un limite. Stiamo veramente entrando in un'epoca di Picco di Tutto.

La crisi della moneta è collegata alla crisi dell'energia, dell'ambiente e di tutto il resto. La difficoltà di trovare un sostituto del petrolio, per esempio, nasce dall'economia. Immaginate cosa avremmo potuto fare se milioni di carriere scientifiche e centinaia di miliardi di dollari, che sono stati dedicati al petrolio e all'energia nucleare negli ultimi cinquant'anni, fossero andati invece allo sviluppo di tecnologie energetiche "alternative". Immaginate se, agli albori del movimento ecologista, negli anni '60, avessimo lanciato uno sforzo scientifico globale, superiore a quello dedicato alla corsa allo spazio, per creare una società libera dall'inquinamento. Non è avvenuto e per ottimi motivi: non c'era denaro da lucrare nell'impresa (dato il sistema monetario che avevamo). A confronto con le tecnologie del "Big Energy", il profitto realizzabile con le energie alternative sparisce. Le energie alternative non sono adatte alla crescita economica e non fioriranno mai in sistema monetario che dipende dalla crescita e la rende obbligatoria.

L'energia solare, il vento, il risparmio, l'energia geotermica e tecnologie più controverse come la fusione fredda, i motori Bedini/Bearden e così via condividono una caratteristica importante. Le fonti della loro energia sono quasi ubiquitarie, cosicché gli utenti non devono più dipendere da un rifornimento continuo di carburante. Sono, in larga massima, abbondanti. Questa caratteristica li pone in contrasto con il nostro sistema monetario, che dipende dalla creazione e dal mantenimento della scarsità. Per trarre profitto da qualcosa, diciamo l'energia, essa deve essere scarsa: i prodotti farmaceutici ad alta tecnologia, per esempio, al posto di specie comuni di erbe medicinali e di rimedi popolari.

La stessa cosa vale per l'informazione; da qui gli strenui sforzi degli editori di musica, libri e film di creare una scarsità artificiale del contenuto digitale attraverso la protezione dalla riproduzione e le leggi sulla proprietà intellettuale. Combattono una battaglia persa: quando il costo marginale di produzione di un qualsiasi prodotto si avvicina a zero anche il prezzo determinato dal punto di intersezione con l'utilità marginale del compratore tende a zero. La prima copia di Microsoft Word costa centinaia di milioni di dollari a produrla, ma ogni copia successiva virtualmente non costa nulla.

Le fonti di energia alternativa sono simili: il costo iniziale può (o meno) essere alto, ma una volta che l'installazione sia completa, i costi successivi sono estremamente bassi o si azzerano. Riportando l'energia in un dominio non monetario, tali fonti, in realtà, contribuiscono alla decrescita economica. Pensate alla prossima volta in cui leggerete considerazioni economiche su come "stimolare la domanda" e "far ripartire la crescita economica". Nel sistema attuale, in assenza di crescita, si intensificano la disoccupazione, la povertà e la concentrazione della ricchezza. Nel sistema attuale il benessere economico è incompatibile con le energie che succederanno ai combustibili di origine fossile.

Un osservatore cinico, guardando alla storia della soppressione delle tecnologie di produzione di energie alternative, potrebbe concludere che si sta tentando di creare la stessa scarsità che si è creata con i contenuti digitali. Tuttavia non c’è bisogno di ricorrere a teorie della cospirazione per spiegarselo: basta l'economia. Consideriamo un esempio.

Non è molto difficile costruire case che quasi non richiedano alcuna fonte energetica esterna per il riscaldamento e il raffreddamento. Utilizzando materiali da costruzione con grande massa termica, pozzi geotermici e criteri di sfruttamento passivo dell'energia solare, una casa dotata di sufficiente energia di origine fotovoltaica potrebbe comodamente essere indipendente dalla rete elettrica. Perché non vengono costruite così?

In parte, ciò è certamente dovuto alle abitudini e alla cultura dell'industria delle costruzioni, ma i motivi principali sono finanziari. (1) per cominciare, i futuri risparmi energetici non sono sufficientemente valutati nello stabilire il valore di un immobile; (2) anche se lo fossero il nostro sistema monetario basato sugli interessi, scontando i flussi monetari futuri, rende conveniente l'investimento iniziale soltanto se consente risparmi superiori al tasso di interesse; (3) infine il sistema energetico esistente gode di grandi sussidi nascosti, grazie all'esternalizzazione dei suoi costi ambientali e sociali.

Il primo punto è facile da spiegare: assumendo un tasso di interesse al 2,5%, il capitale equivalente a 1000 dollari l'anno di risparmi di elettricità è di 40.000 dollari ed è difficile che un risparmio così modesto possa neppure lontanamente tradursi in un aumento del prezzo della casa di entità simile.

Per quanto riguarda il secondo punto, cosa è economicamente più razionale: comprare una casa per 200.000 dollari e pagare 2.000 dollari l'anno per l'energia o comprare una casa per 300.000 dollari e pagare 200 dollari l'anno di consumi energetici? Supponendo che il vostro mutuo sia al 5% di interessi, conviene molto di più pagare 2.000 dollari l'anno di energia per l'eternità. Anche se non avete bisogno di chiedere un mutuo, potete guadagnare di più del 2% di interesse sui 100.000 dollari che risparmiate.

Circa il terzo punto, il prezzo del gasolio, del petrolio e dell'energia elettrica sono artificialmente bassi. I costi dell'inquinamento, delle guerre, della diffusione del petrolio nell'ambiente, degli incidenti nucleari e così via non si riflettono nel prezzo di un litro di gasolio o di un kWh di elettricità. Essi sono scaricati sulla società e sulle generazioni future. Per esempio, poiché il governo dovrà pagare i costi di ogni catastrofica dispersione di petrolio nell'ambiente o di ogni incidente nucleare, le società produttrici operano con una assicurazione gratuita. Non è una coincidenza che rischi enormi si accompagnino alle installazioni di produzione di energia centralizzate. I grandi impianti energetici e i rischi connessi nascono unitamente al potere politico di socializzare i costi di quei rischi. La gente si lamenta che le energie di fonte eolica e solare sono competitive solo perché sussidiate, ma le energie convenzionali godono di sussidi di gran lunga superiori.

Questi sussidi non sono solo il risultato di una mera influenza politica. Sono insiti nel nostro sistema monetario. A meno che, e fintanto che, non avremo un sistema monetario che forzi l'internalizzazione dei costi e che elimini l'attualizzazione di guadagni futuri, i grossi impianti di produzione di energia saranno sempre avvantaggiati. Questi vantaggi possono essere ridotti con la convinzione morale e con vari tipi di incentivi, ma non sarebbe meglio allineare il sistema monetario con il tipo di sistema energetico che noi vorremmo e, davvero, con l'ideale di pianeta cui aspiriamo, cosicché non sia più necessario che la bontà e il profitto siano cose tra loro opposte?

Come potrebbe essere un sistema monetario di questo genere? Forse dovrebbe essere modellato sulla caratteristica comune ai sistemi di energia alternativa che ho descritto. Il denaro, invece di nascere a partire da un monopolio, forse dovrebbe essere universalmente distribuito sin dalla sua genesi. Invece di poter essere immagazzinato in forma concentrata dovrebbe richiedere una rigenerazione costante. Invece di richiedere un pagamento (attraverso gli interessi) per essere costantemente fornito, forse dovrebbe generarsi a costo zero.

Man mano che vecchie certezze si sgretolano, ciò che una volta era troppo radicale diventa buon senso. Per quanto ostinati possano essere i nostri dinieghi, l'attuale infrastruttura energetica è destinata a divenire obsoleta. Lo stesso avverrà per la nostra infrastruttura finanziaria: le due strutture sono inestricabilmente interconnesse. Esse cadranno insieme e, d'altro canto, finché durano, l'una puntella l'altra. Il sistema monetario esercita una pressione irresistibile a convertire ogni e qualsiasi cosa in in denaro - per esempio la riserva naturale dell'Alaska, le sabbie bituminose dell'Alberta, la capacità dell'atmosfera di assorbire rifiuti - e solo dopo aver ottenuta una conversione, il sistema monetario concede una breve tregua. Per la stessa ragione, ogni pezzo di natura che possiamo proteggere dallo sfruttamento accelera la scomparsa della macchina dei soldi.

In realtà, sono stati già proposti sistemi monetari con alcune o tutte queste caratteristiche e, se realizzati, essi creerebbero condizioni di gran lunga più sane di quelle attuali, per lo sviluppo di una nuova infrastruttura energetica. Questi sistemi internalizzano i costi sociali e ambientali, ripristinano i beni comuni, creano una comunità, invertono l'attualizzazione dei futuri guadagni, sono compatibili con una economia di stato stazionario o di decrescita, eliminano le rendite economiche e scoraggiano sistematicamente la concentrazione di ricchezza.

Altri importanti tasselli del "puzzle" includono una moneta con, come sottostante, dei beni comuni, monete regionali e bioregionali, credito mutuo e attività bancarie tra pari senza intermediazione, economia del dono, spostamento della tassazione dai guadagni al consumo di risorse e all'inquinamento e il salario sociale. Oggi molte di queste proposte sembrano molto radicali, anche se stanno entrando nel dibattito pubblico in forma dissimulata. I tassi di interesse, per esempio, si stanno avvicinando a zero e sembra che ci resteranno nel prevedibile futuro, rendendo più fattibili investimenti con lunghissimi tempi di rientro. Alcuni economisti, tra essi Willem Buiter, Greg Mankiw, and Robert Hall, hanno persino osato proporre di accettare tassi negativi (in particolare per i tassi dei fondi federali [depositi obbligatori delle banche presso la FED (NdT)].

Il mio libro "Economia sacra" tratteggia un simile sistema o meglio una sintesi di molti di essi. Le idee chiave non sono nuove, comunque, e stanno persino facendosi strada nelle discussioni correnti, man mano che il Picco del Debito diviene innegabile. Un'idea centrale è l'interesse negativo (noto anche come "demurrage" [costo di conservazione del denaro (NdT)], che scoraggia l'accumulazione, permette alla moneta di circolare in assenza di crescita e incoraggia a pensare a lungo termine.

Questo è il motivo per cui gli sforzi di riforma del sistema energetico devono andare di pari passo con gli sforzi per riformare il sistema finanziario. Nessuno dei due ha priorità rispetto all'altro, anzi, sono due lati della stessa medaglia. Il collasso di ciascuno di essi è parte del collasso di un intero tipo di civilizzazione e dell'intero modo di essere che ad esso sottostà e apre la strada all'emergere di un nuovo compatibile con la dinamica universale della nascita e della morte e con la trascendenza.

Potremmo chiamare questo nuovo modo di essere, questo tipo di civilizzazione, l'"Ascesa dell'Umanità". C'è stata un'età di crescita, di dominazione, di sottomissione della natura e di espansione del regno dell'uomo: siamo divenuti signori e padroni della natura. Quest'età sta finendo e nasce una nuova era di alleanza co-creativa con la natura, un'era in cui ci rendiamo conto di essere interdipendenti, non separati. Il sistema energetico e il sistema monetario del futuro dovranno incorporare questa nuova relazione con la natura.

Traduzione di Guido Ferretti

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