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"La strage degli innocenti" di Gualtiero Vecellio Stampa E-mail
La strage degli innocenti: centomila morti ogni giorno, tra indifferenza e alzate di spalle.

di Gualtiero Vecellio

La notizia è di quelle che meriterebbero il titolo a tutta pagina. Proprio per questo, il tutto si è ridotto a un piccolo flash d’agenzia da tutti ignorato. Jean Ziegler, relatore dell’ONU sul diritto all’alimentazione, ha ricordato a Ginevra, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, le dimensioni della tragedia “fame”. “Il numero degli affamati nel mondo”, sostiene Ziegler, “è in aumento. Nel 2004, le persone gravemente denutrite erano 852 milioni, dieci milioni in più dell’anno precedente”. Ziegler ha poi detto che ogni giorno circa 100 mila persone muoiono per fame”. Non è per fare una macabra contabilità, ma se la cifra fornita da Ziegler non è campata per aria, si tratta di 36 milioni e mezzo di persone. Significa che in due anni sparisce, vittima di una morte orribile, l’equivalente della popolazione italiana.
 
Non c’è dubbio che i problemi sollevati dalle dimissioni di Marco Follini, le contorsioni e il dimenarsi politico di Clemente Mastella, il dire e lo sproloquiare di Carlo Giovanardi o Roberto Calderoli, meritano tutta la nostra attenzione e comprensione: bisognerà pur capire che tipo di paese è diventato questo paese, capace di partorire simili “governanti”. Però che questa notizia, quella dei 100mila morti di fame quotidiani noi la si sia trovata solo in una pagina interna dell’ “Unità” (un trafiletto di trenta righe, poco più di un “riempitivo” insomma), ci fa un bel po’ vergognare di avere nel portafogli quel tesserino rosso che attesta la nostra appartenenza all’ordine di chi ha la presunzione di informare e dare notizie.      
 
James Morris, direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale dell’ONU fornisce altre cifre per nostra ulteriore vergogna: ogni anno oltre 10 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni muoiono a causa della fame e dei fattori ad essa collegati. La sottonutrizione viene individuata come la principale singola causa di morte prematura per buona parte dell’umanità. Per il 2006 gli esperti dicono che potrebbe essere un buon anno per il Niger: “Forse la pioggia arriverà in tempo, forse gli stormi di cavallette potranno essere controllati, forse potrebbe non verificarsi uno dei tanti inaspettati disastri che ogni anno si rovesciano su quel paese”. Forse, dunque sarà un “buon anno”, cioè si prevede che “solo” 450 bambini nigeriani ogni giorno moriranno di fame nel 2006; solo in Niger uno sterminio di oltre 150 mila bambini. Se sarà un anno buono.
 
Rispetto all’Africa, il Niger è un fazzoletto di terra. La stessa cosa accadrà in Mauritania, nel Mali, nelle regioni del Sahel. Aggiungiamo alla fame l’’HIV e l’AIDS, le guerre, le lotte tribali. In Malati, dove non è piovuto, sono svariati milioni, ad agonizzare. Se una persona arriva a trentacinque anni può dire di aver vissuto a lungo.
 
La macabra contabilità degli esperti ci ricorda che sono almeno 300 milioni i bambini sottonutriti. Più di cento milioni in Cina e Brasile, e in questi due paesi dicono che qualcosa si sta facendo; poi un altro centinaio di milioni sono assistiti dai programmi esistenti. I restanti cento milioni non hanno alcun tipo di assistenza e speranza.
 
Attualmente “abitano” questo pianeta sei miliardi e mezzo di esseri umani. A quanti “piangono” per la crisi della natalità in Italia, bisogna ricordare, oltre alle cifre che abbiamo fornito poc’anzi, che procedendo di questo passo, nel 2050 – praticamente “domani” – la popolazione mondiale toccherà nove miliardi. Nove miliardi di persone che ogni giorno hanno sete e fame, e garantire acqua, cibo, energia per tutti è un problema da far tremare le vene ai polsi.
 
Il tema dello sviluppo demografico, ci ricordava proprio l’altro giorno un esperto come Massimo Livio Bacci, pur se politicamente scomodo è comunque ineludibile; e la necessità di frenare la crescita viene riconosciuta perfino dalla Pontificia Accademia delle Scienze, pur con mille cautele e a bocca storta. Ma questo significa che i governi si devono impegnare in progetti di pianificazione delle nascite. Proprio l’altro giorno è stato diffuso il Rapporto 2005 del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione. Un documento, osservava Bacci, che “ha scelto una via indiretta e diplomatica per parlare di popolazione. Non affronta il problema spinoso se l’attuale crescita sia nociva allo sviluppo e su cosa fare per frenarla. Ma affronta con coraggio e chiarezza il tema delle prerogative negate, trascurate e violate delle donne, e della necessità di rafforzarle. Con un messaggio implicito: sono le donne alla fine che ‘fabbricano’ popolazione. Diamo loro forza, liberandole da vincoli, oppressioni e pregiudizi in materia di riproduzione, e sapranno come regolarsi per il loro bene e per quello della collettività”.
Là dentro, nelle stanze dove si riunisce il Sinodo, dove con passione e convinzione i reverendi “padri” discutono di comunione negata ai divorziati, di voto da negare a politici pro-aborto e no alla pillola abortiva, qualcuno avrà fatto attenzione a quella tremenda cifra, 36 milioni e mezzo di persone ogni anno che muoiono per fame, quei 450 bambini nigeriani che ogni giorno moriranno, se l’anno prossimo sarà un buon anno? Siamo in errore se crediamo e diciamo che c’è una pesante quota di responsabilità per quel che riguarda questo sterminio anche da parte di chi ha ancora il coraggio (e l’incoscienza) di predicare il “crescete e moltiplicatevi”, e “insciallah”? 
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