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Energia: necessario un cambio di paradigma Stampa E-mail
Anni fa, all'interno di Radicali Italiani, ho partecipato all'elaborazione di proposte politiche nel settore dell'energia. Di recente, in seguito agli incidenti in Giappone, al nuovo decreto sull'energia, e ad alcune iniziative del partito, ripropongo alcune mie considerazioni:
   
- Il miglioramento dell'efficienza energetica è un obiettivo che è sempre appartenuto alla storia e allo sviluppo delle tecnologie, e dell'uso dell'energia, è una strada sempre perseguita; ma la migliorata efficienza innesca il famoso effetto rimbalzo: ad esempio, è innegabile il deciso miglioramento dell'efficienza energetica dei motori a combustione interna, ma allo stesso tempo è da registrare l'aumento delle cilindrate dei motori, l'aumento delle dimensioni, del peso e del numero delle automobili; oppure si pensi alle lampadine a basso consumo che facilmente inducono all'aumento dei punti luce e alla durata del tempo di accensione. Il risparmio energetico invece è quasi esclusivamente legato alle tariffe energetiche: infatti, negli Stati Uniti, dove il costo dei combustibili per autotrazione è molto più basso che in Europa, il consumo procapite di combustibile è molto maggiore. Banalmente, se si vuole risparmiare sull'energia per il condizionamento della propria abitazione, è sufficiente abbassare la temperatura interna dell'abitazione nel periodo invernale e alzarla nel periodo estivo. Pertanto se l'energia ci costa troppo si agisce in quel senso altrimenti non ci si preoccupa.
   
- Chiaramente, una politica tariffaria volta a contenere i consumi energetici si scontra con un'opposta aspettativa di bassi prezzi energetici, un'aspettativa anche alimentata ad arte, perché il consumatore deve sempre consumare di più; del resto: si è mai visto un mercante che si fissa l'obiettivo di vendere meno? Pertanto, occorrerebbe elaborare una politica fiscale che rimoduli le imposte: alleggerendole sul lavoro, sulle prestazioni, e inasprendole sui consumi dei beni materiali, soprattutto su quelli non rinnovabili come gli idrocarburi. In effetti, il recente decreto, con cui ci si propone di aumentare l'accisa sulla benzina per compensare i tagli sulla cultura, potrebbe essere interpretato in questa prospettiva. Ad esempio, il prezzo dei combustibili fossili per il trasporto aereo potrebbe essere gravato dallo stesso livello di imposte applicato ai combustibili per l'autotrazione. Va però anche detto che, nella programmazione industriale e infrastrutturale, si sta andando nella direzione opposta a quella del risparmio energetico. A tale riguardo è emblematica la vicenda del TAV, fallimentare sotto tutti gli aspetti: quelli ambientali, economici ed energetici (sull'argomento specifico è significativa una lettera che quattro radicali storici  hanno scritto al partito). Pure la recente frenesia delle nostre amministrazioni comunali e regionali nella costruzione di inceneritori e grattacieli (come sta succedendo qui a Torino sotto la sciagurata, per questi aspetti, gestione Chiamparino) va nella direzione opposta del risparmio. Queste grandi opere però, come il TAV, rispondono alle sollecitazioni di una realtà finanziario-industriale che vede nel massiccio impiego del cemento, e nelle grandi e concentrate opere, una fonte straordinaria di profitti. Anche i progetti di nuove centrali nucleari, al di là di tutte le altre considerazioni, erano da leggersi nella chiave di profitti per il partito del cemento e della finanza.
     
- La politica italiana volta al sostegno delle rinnovabili ha mostrato qualche sbilanciamento, favorendo impianti fuori misura e fuori contesto: si sono visti appezzamenti di terreno agricolo fertile occupati da pannelli fotovoltaici, si è molto favorito l'installazione delle torri eoliche a scapito del rispetto del paesaggio (in effetti io sarei per il divieto del grande eolico tradizionale in Italia). Penso che il sostegno alle rinnovabili debba essere meglio calibrato, con interventi più indiretti, come una politica concertata di sostegno industriale a una filiera particolare; oppure con interventi più diretti, come ad  esempio all'imposizione dell'installazione di impianti per le rinnovabili. In effetti, a un recente incontro organizzato dal PD, un giovane militante ha ripreso una mia vecchia proposta rivolta all'allora segretario di Radicali Italiani, Capezzone (ero ingenuo), di obbligare i grandi centri commerciali a ricoprire i loro capannoni di pannelli fotovoltaici.
          
- La politica volta al sostegno della ricerca e dell'innovazione è stata per lo più inefficace, e per certi aspetti anche controproducente, perché ha generato false aspettative, confusione e ignoranza. L'idrogeno è stato a lungo sostenuto e pubblicizzato, come se fosse una risorsa invece che un vettore energetico; tra l'altro come vettore è molto inefficiente, perché il vettore elettrico è di gran lunga più vantaggioso, ed è sempre stato a nostra disposizione. I nostri scienziati ufficialmente riconosciuti dall'establishment, come Rubbia e Veronesi, hanno riproposto soluzioni vecchie e inefficienti come il solare termodinamico e il nucleare sicuro (sic!). La ricerca più avanzata ha puntato sulla fusione nucleare double face, calda e fredda, ricca e povera, istituzionale e amatoriale. Fuor d'ironia, la vicenda della fusione nucleare, che ha assorbito tante risorse, intellettuali e monetarie, può dare un'idea del disorientamento in cui versa la scienza fisica, che comunque continua ancora a ricevere cospicui fondi per studiare i primi istanti della vita dell'universo o per scoprire la "particella di Dio". Pertanto, una maggiore attenzione e un maggiore spirito critico andrebbero posti verso gli investimenti sulla ricerca.
         
- L'eolico di alta quota è uno dei settori più promettenti per lo sfruttamento dell'energia rinnovabile. Sono stati presentati innumerevoli progetti, però quasi tutti prevedono di trasportare il generatore in quota (Magenn, Makani, SkyWindPower, Joby Energy) che è una soluzione penalizzante. Il progetto Laddermill invece prevede il generatore a terra, ciìomunque non riesce a spazzare un fronte vento ampio ed adeguato. Il progetto KiteGen, nato in Italia, conosciuto in tutto il mondo e coperto da una ventina di brevetti internazionali, supera il limite dei primi e del secondo, in quanto gli aquiloni che raccolgono l'energia non trasportano il generatore, che è fisso a terra, e nel loro volo possono intercettare aeree di fronte vento molto ampie: nel progetto attuale l'aquilone arriva a spazzare aree di circa 500x500 m. Nei confronti di questa tecnologia, l'atteggiamento dei politici, degli amministratori pubblici, dell'industria e della finanza è stato passivo, se non di ostacolo. Alcuni, per giustificare la propria inerzia e disinteresse, si sono rifugiati dietro lo schermo dello scetticismo, cioè, prima di prenderla in considerazione vogliono vedere se funziona. Comunque l'eolico di alta quota non è una fonte energetica e un fenomeno sconosciuti, tra l'altro la fisica dei fluidi è stata formalizzata nel '700 e l'aerodinamica delle lamine nell'800. Tutt'al più, per amore di discussione, si può mettere in dubbio le capacità di chi ora è impegnato allo sviluppo del progetto: se sarà in grado di gestire i cavi e il loro avvolgimento, se sarà in grado di scrivere e gestire il software di controllo del volo degli aquiloni di potenza. Però chi deve orientare gli investimenti e le risorse deve avere un atteggiamento favorevole e costruttivo. Ricordiamoci che la ricerca sull'impiego dell'energia nucleare, anche se a scopi bellici, fu decisa dal governo degli Stati Uniti in seguito a una lettera di Einstein al presidente Roosevelt (tra l'altro la fisica nucleare, con le reazioni a catena, le energie di legame, le sezioni di urto etc, è un tantino più complessa dell'aerodinamica). La conquista della luna fu decisa da Kennedy con un memorabile discorso al congresso (mi commuovo sempre quando riascolto le sue parole al tempo 14'28" di questo video: "we were all in it together").
  
- L'uso dell'energia, per il funzionamento della società, può essere associata all'assunzione di cibo per una persona fisica. Oltre un certo livello, il maggiore apporto di cibo può rallentare le reazioni e debilitare l'organismo. Allo stesso modo, l'immissione di energia, oltre un certo livello, nel funzionamento della società, può creare effetti controproduttivi; fra questi ricordiamo quelli più visibili: la cementificazione del nostro territorio che distrugge il territorio e il paesaggio, una cementificazione favorita dalla presenza di macchine movimento terra e dall'uso del cemento, che richiedono entrambi un grande apporto di energia; l'industrializzazione dell'agricoltura, grazie ai grandi apporti di energia, sta danneggiando gravemente il terreno agricolo; la congestione delle nostre città è causato dal traffico automobilistico, che in questi ultimi decenni è molto aumentato. Si è creata comunque l'aspettativa di una sempre maggiore necessità di energia, e ci ritroviamo come quel malato cronico che pensa di guarire ingerendo dosi sempre più massicce di medicine. Purtroppo il mito della nostra economia è la crescita, e l'energia è funzionale a questo mito, al perseguimento dell'ottimo, della massimizzazione/minimizzazione dei prodotti/costi. Peccato che questi prodotti e questi costi trattati dall'economia spesso trascurano elementi importanti e fondamentali per la vita. Purtroppo l'economia da tempo si è svincolata dalla politica e dalla società, per vivere di vita propria, con le sue leggi, le sue curve, le sue condizioni di equilibrio, che sono una
presa in giro della matematica e della razionalità. Ci sarebbe invece bisogno di un cambio di pradigma, ma non si scorgono elaborazioni in questo senso, tutt'al più ci sono movimenti e associazioni che ingenuamente parlano di decrescita.

Mario Marchitti

Tratto da http://notizie.radicali.it/articolo/2011-04-28/intervento/energia-necessario-un-cambio-di-paradigma

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