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Lettera di Marisa Cohen a Severgnini (Corriere della sera) Stampa E-mail

Dal sito del Correre della sera (rubrica "Italians" di Beppe Severgnini)

Caro Severgnini, mi permetto di spostare l’attenzione dei suoi lettori verso dei problemi meno particolari e piu’ cogenti della nostra congiuntura epocale. Mi rivolgo a lei, come il naturale interlocutore dei cittadini italiani, i quali non sembrano abbastanza interessati o informati – e qui mi perdoni l’indelicatezza di segnalare la carenza nei reportages dei giornalisti - che mentre i problemi si aggravano a livello globale, dibattono ancora su B. Eppure, uno non ha bisogno di essere un “rocket scientist” per vedere che questi problemi hanno un comune denominatore: l’aumento - benvenuto in certi quartieri - della popolazione mondiale, la quale raggiungerà i 9 miliardi entro il 2050, secondo il rapporto dell‘Onu 2008 Revision, pubblicato nel marzo scorso. Fermandoci a considerare lo stato attuale, che riguarda 6,8 miliardi di persone, le prospettive sono pessimiste, se già oggi il numero crescente significa aumento di inquinamento nell’atmosfera, della deforestazione, del traffico di veicoli, dello sfruttamento delle già scarse risorse energetiche e minerali, del consumo dell’acqua, dei prezzi del cibo, della disoccupazione giovanile… Questa evidente esacerbazione di tutti i problemi ambientali, economici e sociali non fa parte del giornalismo d’informazione né, ovviamente, del pubblico dibattito. Specialmente riguardo i nuovi conflitti che per i piu’ informati sulla relazione tra popolazione e consumo di energia e risorse, erano latenti, è anche troppo facile chiudere gli occhi davanti alla rapida crescita della popolazione del Nord Africa. La condizione demografica e di riduzione drastica di risorse dell’’Egitto, una delle piu’ popolose nazioni africane (77,231,905), dove l’età media è di 24,8 anni, avrebbe dovuto già svegliare campanelli d’allarme tra le schiere dei demografi e dei commentatori politico/economici. Purtroppo la correlazione con la crescita demografica delle crisi che divampano da una parte all’altra del mondo , sono ignorate e interpretate variamente con un ridotto metro economico o con la sete di democrazia e, quando la crescita demografica viene menzionata, essa è presentata come una fatalità inevitabile, una specie di disastro naturale che bisogna fronteggiare con altri mezzi che non siano quelli ovvi,di una volontà di controllo della popolazione. Esiste anche il “benaltrismo”, che attribuisce a tutte le disgrazie la frenesia del nostro stile di vita, come se il fatto che il mondo sviluppato stringesse la cinghia, le nazioni emergenti, vedi Cina, India e Brasile non crescerebbero sia in numero che nei consumi di stile occidentale. Sperando che questa mia abbia dei riscontri nella coscienza dei suoi lettori, le invio i miei piu’ rispettosi saluti.

Maria Luisa Cohen, edet[chiocciola]assisinc.ch

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