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Un curioso articolo del "Secolo XIX" Stampa E-mail

Il mondo perderà 50 milioni di bambini

Le previsioni onu per il 2050. La popolazione crescerà, ma per l'aumento della vita media. L'India supererà la Cina nel 2028. In Italia boom di over 80

Claudio Paglieri

NEL 2050, a Genova, festeggerò i miei 85 anni facendo gli scongiuri, perché sarò arrivato molto vicino all'aspettativa di vita della popolazione italiana (85,4). Probabilmente i miei ex compagni di scuola mi manderanno un video di auguri su facetube, e saranno tanti perché noi over 80 rappresenteremo il 13,4% della popolazione, contro il 6% di oggi. Con mia moglie ci toglieremo lo sfizio di un giro in gondola per i canali del centro storico, ormai sommerso dalla crescita del Mediterraneo. E ogni 25 persone che passeranno vedremo comparire un bambino piccolo, che deve ancora compiere 5 anni.
È questo lo scenario prospettato dal Rapporto Onu sulla popolazione mondiale presentato ieri al Palazzo di Vetro di New York. Un ricchissimo excursus statistico che conferma le due grandi tendenze in atto da tempo: un aumento consistente della popolazione della Terra, specialmente nei Paesi meno sviluppati, e un notevole allungamento dell'età media. Attenzione, però. Cancellate la classica immagine di un Occidente tutto di anziani e un Terzo Mondo tutto di bambini: la cosa che più colpisce è che a favorire il boom demografico dei Paesi meno sviluppati non saranno le nuove nascite, ma le mancate morti. Se oggi l'età media di un essere umano è di 29 anni, nel 2050 sarà di 38,4. Sono nove anni che nella vita di un singolo fanno un'enorme differenza, e che potrebbero cambiare profondamente anche la mentalità del mondo.
Quota 9 miliardi. Ma vediamo le cifre. La popolazione passerà dagli attuali 6,8 miliardi di persone a 9,1 miliardi. Merito, o colpa, soprattutto dell'Asia, che contribuirà alla crescita con 1,1 miliardi di persone, e dell'Africa - specialmente quella subsahariana - che fornirà un altro miliardo. Il resto lo darà il continente americano, con un saldo positivo (sia pure limitato) a Nord, Centro e Sud.
Le regioni più sviluppate del mondo cresceranno leggermente (da 1,237 miliardi a 1,275); le regioni meno sviluppate passeranno da 5,6671 a 7,874; e quelle messe peggio di tutte raddoppieranno la loro popolazione, da 855 milioni a 1,672 miliardi.
Come detto, non aspettatevi le solite immagini di mamme africane devastate, con dieci bambini intorno. La sorpresa è che in Asia ci saranno 100 milioni di bambini in meno, e in Africa solo 25 milioni in più. Percentualmente, in Africa la fascia di età 0-4 anni passerà dall'attuale 15,2% al 9,1% del 2050; in Asia, dall'8,8% al 5,8%. A livello globale, i bambini scenderanno dall'attuale 9,3% al 6,5%, vale a dire che saranno 50 milioni meno di oggi; e la fascia 0-14 anni rappresenterà non più il 26,9% della popolazione, ma solamente il 19,6% (60 milioni in meno). Un crollo verticale che andrà a favorire non tanto la fascia media 15-59 anni (in diminuzione dal 62% al 58% circa) quanto le "pantere grigie" (e bianche): nel 2050 avrà più di 60 anni il 22% degli abitanti della Terra, mentre gli over 80 saranno passati dall'attuale 1,5% al 4,3%.
Natalità, che crollo. Fermiamoci un attimo. Dietro i numeri ci sono persone, scelte, situazioni economiche e politiche che il rapporto Onu non esamina. Ma è facile capire che tutto questo sarà la conseguenza di un crollo del tasso di fertilità delle donne: solo 2 bambini per ciascuna, a livello mondiale, contro gli attuali 2,5 e i quasi 5 del 1950. Parimenti si dimezzerà il tasso della mortalità infantile, dal 43,2% al 22,9%.
Le previsioni vanno prese con beneficio d'inventario, naturalmente: i dati anagrafici forniscono una tendenza che per essere rispettata deve però vedere confermate le condizioni economiche e politiche. Attualmente, il miglioramento delle condizioni di vita, la diffusa istruzione, il maggiore accesso delle donne al lavoro, la diffusione della contraccezione nei due giganti asiatici (India e Cina) fa immaginare un certo tipo di percorso. La crisi economica attuale, tuttavia, potrebbe stravolgere tutto e rendere quella strada impraticabile.
Ma per una volta che le statistiche non sono catastrofiche, meglio godersele e concedersi un certo ottimismo: è vero che nei prossimi 50 anni la popolazione continuerà ad aumentare, inquinando e affollando ancora di più il mondo, e specialmente nelle zone già sovrappopolate. Ma è anche vero che la riduzione della natalità dovrebbe poi consentire, man mano che noi 85enni ci faremo da parte (con molta calma...), una successiva diminuzione della popolazione stessa.
Andiamo avanti con le curiosità. In Italia, la popolazione crescerà da oggi fino al 2015, sia pure di poco, toccando quota 60,6 milioni. Poi comincerà un calo costante che ci riporterà, a metà secolo, a quota 57 milioni. Stessa sorte subirà la Germania, scendendo dagli attuali 82 milioni a 71. Tendenza inversa per la Francia (da 62 a 67), la Gran Bretagna (da 61,5 a 72) e la Spagna (da 45 a 51), che non riusciranno comunque a tamponare i calo complessivo della popolazione europea da 732 a 691 milioni, per "colpa" soprattutto dell'Est. I romeni, per chi li teme, passeranno da 21,2 a 17,1 milioni, e non perché saranno tutti a Roma: al contrario, a metà del XXI secolo il loro tasso di emigrazione sarà nullo.
Un po' a sorpresa, la Cina non crescerà più di tanto: appena 63 milioni di persone in 40 anni. Già nel 2028 subirà il sorpasso da parte dell'India, che con 1 miliardo e 474 milioni di abitanti diventerà il Paese più popoloso del mondo, e supererà quota 1,6 miliardi nel 2050. Drammatico invece il crollo del Giappone (da 127 milioni a 101), che dovrà gestire quasi 16 milioni di ultraottantenni. L'aspettativa di vita di una donna giapponese sarà allora di 91 anni e l'istituto che distribuisce le pensioni avrà qualche problema.
Tra tante previsioni, un'unica certezza: noi genovesi, asserragliati sulle nostre palafitte, continueremo a guardare il mondo con la stessa distaccata condiscendenza. E a ripetere che nel 2009 sì, che si stava benone.

paglieri@ilsecoloxix.it

FONTE

12/03/2009

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Mambo is Free Software released under the GNU/GPL License.

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