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"Ai" Luca Pardi Stampa E-mail

“Ai” Luca Pardi

di Guido Biancardi

A Luca Pardi ed a quanti, come lui si dibattono con finalità non strumentali ed in modo non catalogante e paludato, e perciò certamente  sempre più avviluppati da ogni sempre nuovo esame obbligato della dimostrazione preventiva del possesso di competenze adeguate ,“da specialisti” è dedicato questo mio articolo. A tutti coloro che per la  loro sacra passione che rischia di mutare via via, con la crescente intensificazione della forza immessa nelle argomentazioni, in rabbia impotente se non si apre un pertugio di comunicazione con altri e riverbera su di sé tutto il peso della fatica ed insieme dello scacco da incomprensione subìta pur corresponsabilmente. A quelli che rischiano, di considerare perduta la sfida della possibilità di persuadere anche “i  più vicini” e che meditano di rinchiudersi in un silenzio comprensibile seppur necessariamente rancoroso; sino al punto di confondere nonviolenza con abbandono.

Dell'editoriale dell'esponente ( ex?) di “Rientro Dolce” non mi attrae la virulenta polemica con l'”economista Capone” perchè essa è solo lo spunto per l'apertura di una prospettiva fondamentale del “pensiero/antropologico Radicale”, la nonspecializzazione come forma della nuova sapienza (o l'ecosofia tante volte richiamata, se il termine aggrada).

Dice, ad un certo punto Pardi (nel suo “Basta con l'ambiente, parliamo di decrescita” pubblicato da “N.R.”, “sempre lì  n.d.r.”, del 7 Ottobre u.s.,: “Ciò che importa dire in questo momento è che alla fine ciò che sembrava separato appare unito”; e, poi, “Lo specialismo ( la dittatura intellettuale di coloro che sono competenti in un àmbito tanto ridotto da scomparire) ha tentato di farci apparire non come i generalisti che siamo (e a quale prezzo lo siamo diventati) ma come generici divulgatori...”. Il prezzo al quale si riferisce Luca è noto a coloro che invece di permanere nel campo di attendibilità che viene loro riconosciuto od assegnato “per mestiere”, e di sfruttarne le rendite con continue testimonianze di ortodossia sino al punto di rinunziare ad ogni contributo che anche solo nella percezione sfiori il sospetto di “eresia” per sottrarsi alla condanna “d'incompetenza velleitaria”, non rinunziano a forzare il limite concesso da conoscenze e rapporti di forza alla ricerca di nuovi ambiti da sottrarre all'oscurantismo (spesso così “protettivo“ e  per alcuni “rassicurante”).

Il costo invece da pagare per migrare in territori dove un'unica bussola non dà  che riferimenti incerti è quello della difesa della propria autostima; sempre più, necessariamente, estenuata da mancati riconoscimenti e minacciata dal dubbio della disperazione.

Ma è “via nonviolenta” al sapere ed all'agire quella della trascuratezza del rispetto umano  a fronte delle reazioni che sono sempre innescate da prese di posizioni anomale, devianti, diverse, “incomprensibili”!? ma non antagoniste e  necessariamente contrapposte. Quella della conquista della differenza sostanziale fra conoscente e competente: l'uno comproprietario di un patrimonio da condividere (in dialogo dialogico  direbbe Panikkar) anche se a gradi di intensità non predeterminati: l'altro ad escludere ogni altra titolarità od apporto per apprezzare  solo tutto ciò che ha valore “esclusivo”.

Chiamo questa manifestazione nonviolenta l'approccio, o, meglio, il modo di essere del “dilettante”; di colui cioè che prova diletto nell'impegno in quanto ad esso dedicatosi non per dovere ma per piacere “francescano” o “gandhiano”.
 
E' questo il lievito necessario dell'innovazione, della creazione ex novo, se non ex nihilo.

Ed è “la cifra Radicale o il nostro partito non è. Senza bisogno di “manifesti” o di “conte” è a questo “mutante antropologico“ che deve rivolgersi anche ogni nostro futuro congresso. Ancora una volta, e di più, benvenuti ai Luca Pardi.

Da "Notizie Radicali" del 10/10/2008

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