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Marco Cappato: necessaria una rivoluzione contro un sistema-auto da 16 morti al giorno Stampa E-mail
          
La rivoluzione necessaria contro un sistema-auto da 16 morti al giorno
            
Davanti alla tragedia di dimensioni immense che si consuma sulle strade italiane - sedici morti al giorno, e quasi mille feriti - le risposte finora giunte dalla politica equivalgono all`accettazione passiva di questa "fatalità".
I pur doverosi interventi per la sicurezza delle strade e delle macchine - invocati a gran voce in questi giorni dai pochi commentatori meritoriamente attenti alla questione - potrebbero tutt'al più ritoccare al ribasso le cifre e avvicinarci ad altri Paesi europei, ad esempio ai mille morti in meno della Francia. Sarebbe molto, ma l`ecatombe resterebbe tale. Ciò che serve è una vera e propria rivoluzione politica per attaccare alla radice il problema. Lo Stato italiano dovrebbe porsi l`obiettivo, e proporlo anche in sede di Unione europea, di togliere dalle strade il più grande numero possibile di camion e auto, ponendosi obiettivi intermedi - a un anno, a cinque, a dieci - fino a rendere del tutto residuale il trasporto privato su gomma, di persone come di merci.
La questione naturalmente non è nuova, ed è già posta da molti - giustamente, ma con scarso ascolto e conseguenze sul piano ambientale, delle emissioni e dell`inquinamento. Ma l`incapacità della politica di ragionare a lungo termine sulle risorse del pianeta, unita agli interessi delle case automobilistiche - tanto legittimi quanto divergenti dall`interesse generale - hanno finora piegato ogni tentativo di abbandonare l`attuale modello di mobilità. L`impressionante conta dei morti ci dovrebbe invece spingere ad affrontare la questione con i tempi della massima urgenza, come quando ci si mobilita per sventare una strage in corso. Per fare cosa? Innanzitutto per bloccare (ad eccezione degli interventi di manutenzione e sicurezza, da potenziare, e dei progetti già in fase di realizzazione) la spesa pubblica oggi riversata sulla costruzione di nuove strade, autostrade, parcheggi, aeroporti. E` necessario adottare un approccio di vero "mercato" al settore trasporti, che significa far pagare a chi le consuma il costo delle risorse pubbliche (dall`inquinamento ambientale all`occupazione di suolo pubblico, in particolare nelle città). L`attuale saccheg- gio gratuito di beni comuni non ha nulla a che fare con la libertà economica. Il trasporto privato va disincentivato anche sul piano culturale e dei modelli di consumo, escludendo la pubblicità delle automobili dai canali televisivi - proprio come si fa per il tabacco - naturalmente lasciando assoluta libertà di informazione attraverso altri media sulle caratteristiche di ciascun prodotto automobilistico. Tali misure - da realizzare in modo drastico avrebbero effetti depressivi sull` economia e paralizzanti sulla mobilità se non fossero accompagnate da misure "positive" di pari entità, cioè di riconversione integrale delle stesse somme a favore della qualità e quantità del trasporto pubblico (in particolare il sistema ferroviario) , mantenendo lo stesso livello di pressione fiscale, cioè utilizzando interamente le somme raccolte da ecotasse e pedaggi per incentivare il trasporto pubblico e premiare le amministrazioni locali virtuose. Anche sul piano pubblicitario, invece di buttare soldi in "Pubblicità progresso" che facciano inutilmente appello al senso civico, gli investimenti nel trasporto pubblico vanno accompagnati da campagne pubblicitarie mirate sul consumo effettivo dei mezzi pubblici, da aumentare di pari passo con l`aumentata capienza delle reti. Nel medio termine la marginalizzazione del trasporto privato su gomma si ottiene anche lavorando per superare un sistema produttivo basato sui trasporti merci a lunga distanza. Anche qui, il pagamento di "mercato" degli effettivi danni ambientali sotto forma di ecotasse, potrebbe finanziare la migrazione verso una radicale regionalizzazione e localizzazione dei sistemi produttivi e di consumo, in particolare per i prodotti alimentari e deperibili. Sedici morti al giorno sulle strade sono un bollettino di guerra impressionante. Ma, come per ogni guerra, non basta invocare la pace e mettersi così la coscienza a posto.
E nemmeno ci si può limitare a chiedere una guerra più corretta e meno cruenta (pur essendo, questi, obiettivi dignitosi e doverosi). L`urgenza politica è quella di investire sulla rapida uscita dal regno dell`automobile e del TIR, per salvare migliaia di vite umane subito, oltre che per salvaguardare l`ambiente delle generazioni future.
  
Marco Cappato
  
da L’Unità del 15 agosto 2008, pag. 24
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