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Le diverse percezioni della realtÓ Stampa E-mail
Le diverse percezioni della realtà.

Mi trovo a parlare con una giovane donna di professione avvocato, la chiamerò Sofia. Una professionista non molto in là nella carriera ma, per l'età, gia abbastanza affermata e in ogni caso in grado di "tirar su" un reddito doppio del mio avendo diversi lustri meno di me. Giovane, bella, brillante, nubile e senza figli, certamente pensa ad una sua futura famiglia, non tutti i minuti, ma spesso. Idee politiche da destra europea moderna, mentalmente aperta, laica, antirazzista e garantista più di tante persone che conosco e che si sono incancrenite nell'italico anti-berlusconismo di sinistra che ci priva di una normale dialettica politica, legata alle tradizioni, ma non tradizionalista. Come spiegarle il picco del petrolio, la bomba demografica, i limiti della crescita, senza scatenare o il panico o la ripulsa? E' tanto difficile che non mi riesce nè subito nè completamente. Il problema è che ciascuno di noi ha una diversa percezione della realtà che deriva dalla propria esperienza e dalla propria cultura.

Il primo aspetto che devo spiegarle è la mia totale estraneità al millenarismo ecologista. Questo, infatti, che sia di matrice religiosa (l'attesa dell'apocalisse) o ideologica (l'attesa messianica della caduta del capitalismo), mi è del tutto estraneo. Poi si passa al problema della crisi energetica, le soluzioni che si vedono presentate sui giornali sono incomplete, mancano di visione d'insieme, o di visione di lungo periodo, non vedono i problemi o li sottovalutano. Sofia mi fa fiducia dichiarandosi incompetente. Ma le piacciono le cose che scrivo. Non impossibile anche superare il tabù della sovrappopolazione (alla fine firmerà il nostro appello). Ma di fronte alla fine della crescita arriva il rifiuto. Sofia non mi fa più fiducia. Mica sono esperto di economia. Ecco che mi si presenta il problema. Come si fa a rinunciare alla narrazione che ci è stata fatta? Basta osservare se stessi per accorgersi delle difficoltà che altri possono incontrare ad accettare l'idea che l'era dell'espansione sia finita e si stia andando verso una contrazione. L'era in cui la crescita garantiva la speranza di un miglioramento continuo delle nostre condizioni. Non sono molto consumista, anzi è probabile che il mio modo di vita sia classificabile come piuttosto sobrio. Non amo molto le macchine, anzi in genere non me ne frega nulla, ...... poi passa un mercedes coupè decapottabile e mi volto come per seguire le forme di una bella signora. Il desiderio di ricchezza, agio, potere sono qualcosa di innato? Probabilmente si. L'idea dell'uomo buono per natura corrotto dalla società non è credibile. La società è sempre esistita perchè l'uomo, come tutte le scimmie antropomorfe è un animale sociale. In tutte le società animali esiste una gerarchia e questa gerarchia si fonda sui rapporti di forza (si veda ad esempio La politica degli scimpanzee di F. de Waal). La società umana fa eccezione, ma solo per la violenza con cui questi rapporti di forza vengono stabiliti, laddove nelle società animali la violenza è ridotta al minimo indispensabile, spesso ritualizzata, e mai si presenta nella forma della guerra. Salire nella scala gerarchica è essenziale per assicurare maggior successo alla propria prole e, dunque, per soddisfare il principale "mandato" dei nostri geni. Le strategie di maschi e femmine in questo giuoco di società sono diverse, ma tendono allo stesso fine: salire nella scala gerarchica. I segnali che rappresentano socialmente la nostra posizione nella gerarchia cambiano nella storia, ma ci sono sempre stati e, presumibilmente, sempre ci saranno. Così un frugale intellettuale come il sottoscritto rimane istintivamente, e vergognosamente, rapito per qualche istante alla vista di una bella macchina, prima di essere in grado di mobilitare la propria razionalità e rivalutare l'oggetto in base a considerazioni termodinamiche, ecologiche ed economiche.

Sofia pensa di comprarsi una bella macchina come quella che ho appena visto e magari andare a Sharm el Sheik a fare snorking, come si dice oggi andare a guardare un fondale marino con la maschera. Poi c'è New York da visitare, come si fa a spiegare che il trasporto aereo è destinato al collasso con il picco? Che il turismo in quanto tale è al tramonto? Che il fatto che 12 compagnie aeree abbiano chiuso dall'inizio dell'anno non è un effetto transitorio, ma l'inizio del processo di superamento della fase espansiva dei consumi energetici? La fine del mondo che conosciamo, quello basato su un flusso continuo e crescente di energia facile e a buon mercato? Come spiegare che è sostanzialmente futile occuparsi della propria pensione fra 15 o fra 40 anni? Perchè non sappiamo cosa sarà il mondo fra 15 o 40 anni, ma sappiamo che non sarà come oggi? Come spiegare che i pannelli solari, e le torri eoliche non bastano? E che le centrali nucleari sono una fregatura non perchè rilasciano radioattività, ma perchè non si sa nemmeno se producono più energia di quella che consumano e dipendono da risorse non rinnovabili? Mica è stupida Sofia, ma fino ad ora ha sentito narrazioni completamente diverse. Non solo, ha anche sentito dire che ci sono i "catastrofisti" le "Cassandre" i "millenaristi, quegli intellettuali segaioli che vedono la fine del mondo ad ogni piè sospinto, e che ci sfiniscono con l'apocalisse. Sono anti- moderni, anti- industrialisti, potenzialmente oscurantisti, anti- tecnologici. Le hanno spiegato che la ricerca farà progredire sempre l'umanità, ama molto la tecnologia, pur non essendo consumista le piace avere l'ipod e il navigatore (e perchè a me non piace?). Perchè dovrei essere io ad avere ragione con il mio pessimismo cosmico invece dei mille che scrivono sui giornali e intervengono in TV? Come darle torto?

Per prima cosa dovrei convincerla che il mio non è pessimismo cosmico, non sono leopardiano (nonostante il nome), ma piuttosto dannunziano (Non chi più soffre, ma chi più gode, conosce). Il mio pessimismo è contingente, legato al momento storico. Amo la vita quanto la amavano Piero Welby e Luca Coscioni, rispetto a loro soffro di un diverso tipo di malattia, quella che ci ha attanagliati tutti e ci porta dove probabilmente non vorremmo mai andare. Il mito della cornucopia, la malattia della crescita infinita. Penso che ci sia una cura: il cambio di paradigma, ma attuarlo significa convincere tutte le Sofie del mondo che la narrazione che hanno sentito era bella, ma falsa. Sono un dannunziano al tempo della tracimazione ecologica, del picco del petrolio e della bomba demografica e non posso far finta di niente, anche se le donne mi piacciono come prima. Per rafforzare le mie argomentazioni la invito a cena fuori, con la promessa che, per oggi, non parlerò più di catastrofi, sorride e accetta. E' un buon inizio. Quando una bella donna accetta un invito a cena con un sorriso, per un maschio è un'iniezione di autostima incredibile. Ma aprendo per lei la portiera della mia vecchia macchina (Station Wagon con 210.000 Km) sento la sottile angoscia che mi da il pensiero della fine del romanzo americano a cui ho creduto per tanti anni, e al quale non credo ormai più, ma del quale sto recitando, nonostante tutto, una mia personale versione.
Luca Pardi
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