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Valter Vecellio: culle vuote? si lanci un appello pro adozioni Stampa E-mail

Da "Notizie Radicali" del 5/6/2008

Monsignor Betori e le “culle vuote”. Si lanci piuttosto un appello pro-adozioni

di Valter Vecellio

Monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della CEI, da qualche tempo è una star che conquista tribune televisive e sui giornali. [...] Con straordinaria tempistica – mentre non molto lontano nel palazzone della FAO si parla – d’accordo, in modo molto discutibile; ma almeno se ne parla – di fame nel mondo e delle tragedie che a questa piaga sono legate, monsignore ha lanciato l’Allarme. Non nuovo, per dir la verità: buon ultimo, si potrebbe dire, però l’ha fatto. Ha avvertito, in buona sintesi, che se si va avanti così, l’Italia è destinata a scomparire, nel senso che gli italiani fanno sempre meno figli, e “le culle vuote” comporteranno entro un certo numero di anni che gli italiani spariranno.

La notizia che gli italiani fanno sempre meno figli non riesce davvero a sconvolgerci, e neppure a preoccuparci. Non riusciamo davvero a immaginare che il Belpaese fra cinquant’anni o cento sarà una penisola “disabitata”, un deserto, una landa desolata dove si possono percorrere chilometri e chilometri senza incontrare esseri umani. Magari gli abitanti del Belpaese fra cinquanta o cento anni avranno un colore di pelle un po’ più ambrato, oppure avranno tratti somatici un po’ diversi da quelli che ha la maggioranza degli italiani oggi; e allora? Invece che la continua esortazione a “crescere e moltiplicarsi”, monsignor Betori meglio avrebbe fatto a lanciare un appello pro-adozioni: ci sono milioni di bambini in Sud America, in Asia, in Africa che possono riempire le “culle vuote” degli italiani. “Stranieri” che diventano italiani, e italiani che diventano “stranieri” ci sembra il miglior antidoto a tante scempiaggini pericolose in circolazione in questi giorni.

Annotiamo, intanto, il j’accuse del cardinale Carlo Maria Martini: “Anche nella Curia romana ciascuno vuole essere di più. Ne viene una certa inconscia censura nelle parole. Certe cose non si dicono perché si sa che bloccano la carriera. Questo è un male gravissimo della Chiesa, soprattutto in quella ordinata secondo le gerarchie perché ci impedisce di dire la verità. Si cerca di dire ciò che piace ai superiori, si cerca di agire secondo quello che si immagina sia il loro desiderio, facendo così un grande disservizio al papa stesso. Purtroppo ci sono preti che si pongono punto di diventare vescovi e ci riescono. Ci sono vescovi che non parlano perché sanno che non saranno promossi a sede maggiore. Alcuni che non parlano per non bloccare la propria candidatura al cardinalato. Dobbiamo chiedere a Dio il dono della libertà. Siamo richiamati a essere trasparenti, a dire la verità. Ci vuole grande grazia. Ma chi ne esce è libero”.

Bisognerà tornarci.

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