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Luigi De Marchi: i rimedi psicologici per ridurre la natalità Stampa E-mail

Dal blog di Luigi De Marchi

Stupidità, viltà e spietatezza alla base della crisi mondiale

Come forse ricorderete, quasi un anno fa trasmisi da Radio Radicale un intervento intitolato “Cibo ed energia: i due bracci della tenaglia demografica”, ove segnalavo la crisi alimentare ed energetica catastrofale che già allora era prevedibile per ogni persona di buon senso (ma non, quindi, per i cervelloni delle nostre istituzioni religiose, politiche e scientifiche) e che ora sta esplodendo nel mondo intero ed ove sottolineavo come alla base di questa crisi stesse lo squilibrio sempre più pauroso tra popolazione e risorse: la popolazione in costante e rapido aumento in termini di numerosità e di consumi e le risorse in fase di stallo o di declino.

Mi ha fatto quindi molto piacere, la sera di venerdì 25 aprile, durante lo Speciale TV7 del TG1, sentire Emma Bonino dire, sia pure dopo una trentina d’anni di silenzio, che alla base del disastro incombente sta la sovrappopolazione e che uno strumento primario per fronteggiare la crisi dev’essere una drastica regolazione della natalità. Come dicevo solo qualche giorno fa in un altro intervento intitolato “L’amara vittoria dei denatalisti”, la tremenda crisi alle porte è il prodotto dell’incoscienza con cui le dirigenze religiose e politiche hanno, salvo rare eccezioni, rimosso per decenni dalla loro agenda la questione demografica, da me definita “la madre di tutte le tragedie” perché in tutti i problemi più drammatici del nostro tempo (dalla fame alle guerre, dalla disoccupazione di massa alle migrazioni disperate, dalle desertificazioni fino, appunto, all’incombente crisi terminale) è evidente la componente della pressione demografica.

Ormai, come dicono a Roma, le chiacchiere stanno a zero. E mentre i prezzi del cibo e del petrolio s’impennano a ritmi esponenziali, la follìa delle prediche e delle politiche pro-nataliste degl’integralisti cattolici e islamici, dei fascisti e dei comunisti, degli statalisti e dei liberisti appare a tutti sempre più ovvia e sempre meno tollerabile. Al tempo stesso, però, se la causa basilare del disastro comincia ormai ad essere vista chiaramente dai più, dei rimedi nessuno parla, probabilmente perché tutti si rendono conto che la crescita della popolazione è un fenomeno lento da fermare, per la sua potente spinta inerziale.

Eppure i rimedi ci sono, li ho messi a punto da 33 anni, potrebbero cominciare a “mordere” entro un anno e, ancora una volta, si tratta di rimedi psicologici nei contenuti e mediatici nell’applicazione. Quando, nei primi anni ’70, fu chiaro che le imponenti forniture di anticoncezionali inviate nel Terzo Mondo restavano inutilizzate nei depositi, mi resi conto che, a determinare la riduzione della natalità non era tanto la disponibilità dei contraccettivi quanto la volontà delle coppie di evitare i figli indesiderati: così, per esempio, nonostante l’ossessiva politica pro-natalista del regime fascista e la totale proibizione degli anticoncezionali, negli anni ‘30 la natalità italiana era calata. E, da bravo psicologo, mi misi a cercare gli strumenti validi per indurre la gente a ridurre la sua prolificità.

Si trattava e si tratta insomma di motivare la gente alla scelta denatalista e, a questo fine, non servivano a niente i ragionamenti e i nobili argomenti del tipo: “Siamo troppi!”, “Pensate all’ecologia!” o “La procreazione dev’essere responsabile”. Nella passione e nell’eccitazione, la gente non pensa di certo all’ecologia… Come insegna da sempre la psicologia motivazionale, la motivazione è figlia assai più delle emozioni che della razionalità. Le coppie e i singoli, quindi, potevano essere indotti a comportamenti denatalisti solo se il comportamento o il metodo contraccettivo veniva presentato come un mezzo o per realizzare un bisogno profondo e urgente o per scongiurare una minaccia temuta. E il veicolo di questa comunicazione doveva essere un mezzo di comunicazione di massa, se si volevano raggiungere le masse. Dato il contesto politico e religioso italiano, da sempre ostile alle iniziative denataliste, conclusi che l’unico veicolo utilizzabile era, in Italia, il fumetto e il fotoromanzo, sul quale non si era ancora allungata la censura clericale. Nacquero così, con l’aiuto finanziario di una fondazione americana di ricerche e iniziative denataliste, il Pathfinder Fund, alcuni fotoromanzi denatalisti (“Il segreto”, “Noi giovani” e “La trappola”) di cui curai il soggetto, la sceneggiatura e la regia con lo pseudonimo trasparente di Marco De Luigi, ai quali collaborarono alcuni famosi attori come Paolo Pitagora, Paola Gassman, Ugo Pagliai e Mario Valdemarin e che furono distribuiti gratuitamente in tutte le edicole di tre città-campione: Vercelli, Arezzo e Salerno. “Il segreto” narrava la storia di una coppia che, sull’orlo della crisi per le frustrazioni orgasmiche di lui e di lei prodotte dalla necessità di evitare le fecondazione col coito interrotto, ritrovava la voluttà e l’armonia grazie alla pillola; “Noi giovani” narrava la storia d’una coppia di ragazzi che proclamava la sua voglia di libertà amorosa dicendo “I vecchi facevano poco amore e molti figli; noi giovani vogliamo fare molto amore e pochi figli”; e infine, “La Trappola” narrava la storia d’un operaio che, schiacciato dalla responsabilità d’una famiglia numerosa, doveva subire le angherie del padrone. In tal modo, nel primo fotoromanzo tutta carica emozionale delle frustrazioni orgasmiche, nel secondo quella del conflitto generazionale e nel terzo quella del conflitto di classe andavano a motivare i lettori alle pratiche denataliste. Il successo delle nuove tecniche motivazionali fu impressionante: la vendita dei contraccettivi aumentò stabilmente del 30- 35% nelle tre città campione. Oggi, cioè 35 anni dopo, gli stessi principi di psicologia motivazionale sono applicati con altrettanto successo dal Population Media Center americano in vari continenti, ma i governi italiani degli ultimi 35 anni hanno perso l’occasione di assicurare all’Italia il merito di aver ideato e applicato il solo metodo valido e “dolce” (per usare un termine caro a Marco Pannella) di rapida riduzione della natalità.

Questo metodo, comunque, se applicato su scala di massa dalle autorità di tutti i paesi, potrebbe immediatamente e rapidamente ridurre la natalità del Terzo Mondo e, quindi, lo sterminio per fame di decine e decine di milioni di bambini, ogni anno, che va dilagando con l’attuale, disastrosa crisi alimentare mondiale. Ma probabilmente la stoltezza che impedisce alle autorità religiose di vedere la fame e le guerre prodotte dalla prolificità, la viltà che impedisce alle autorità politiche di contraddire le autorità religiose e la spietatezza che impedisce alle une e alle altre di mobilitarsi contro le sofferenze indicibili prodotte dalla loro opposizione alle iniziative denataliste bloccheranno ogni cambiamento e continueranno a spingere l’umanità verso la catastrofe.
            
2 Maggio 2008

 

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