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Declino post-picco: dov' il piano d'emergenza? Stampa E-mail

Da "Notizie Radicali" del 7 Febbraio 2008

Il declino post-picco: esiste, secondo il CERA e’ al 4,5%. Dov’è il piano di emergenza?

di Luca Pardi

Nell'ambiente petrolifero si sta sviluppando il dibattito sul tasso di declino post- picco della produzione petrolifera. Nel mio intervento al seminario preparatorio del Secondo Convegno su Energia e Ambiente del 26 gennaio scorso, avevo parlato del tasso di declino individuando un'ampia forbice compresa fra l’1% e il 10% , tanto per avere un'idea degli scenari che si prospettano per il prossimo futuro. Tra gli esperti, le stime che vengono ritenute più probabili pongono il tasso fra il 2 e l'8%.

La cosa più interessante di questo dibattito è che ormai anche i più spericolati ottimisti hanno tirato i remi in barca e iniziano a parlare di “sfide epocali”. E' il caso, ad esempio, di quanto riportato in un articolo del Wall Street Journal del 17 gennaio scorso. L'articolo commenta un rapporto del CERA (Cambridge Energy Research Associate, www.cera.com) ed è intitolato:

"Nessuna precipitosa caduta della produzione di petrolio all'orizzonte. Un tasso di declino del 4,5% non significa che il picco sarà raggiunto nel breve periodo"

Secondo il CERA dunque, noto per le sue posizioni di contestazione di quella che il CERA chiama “la teoria del picco”, il tasso di declino della produzione dei giacimenti petroliferi esistenti è del 4,5% annuo.

GASP!!! Esclamerebbe Paperino. Siamo esattamente nella media attesa dai pessimisti.

In cosa differisce allora l’analisi del CERA da quella di ASPO (Associazione per lo studio del picco del petrolio, www.aspoitalia.net)? Semplicemente il CERA afferma che almeno la metà di quel 4,5% di produzione petrolifera che viene a mancare, oltre alla domanda di petrolio che continuerà a crescere, sarà coperto attraverso altre fonti non convenzionali, "una sfida che impegna l'industria petrolifera ogni minuto di ogni ora di ogni giorno", per esempio dagli agro- carburanti (bio-fuels) e dal gas liquefatto. Auguri.

E' abbastanza ovvio che la quantità di petrolio che si potrebbe scoprire non sarà mai in grado di alleviare il problema. Semplicemente perché di petrolio se ne trova sempre meno di quanto se ne consuma e sempre meno in generale. Ho gia spiegato altre volte la ragione per cui penso che gli agro-combustibili non siano una soluzione. La questione del gas è ancora più complessa, anche geopoliticamente, e merita di essere approfondita ulteriormente.

Resta comunque valido il messaggio che tentai di mandare alla fine del mio intervento.

Che il tasso di declino annuo sia l'1%, il 10% o il 5% , la quantità di energia che verrà a mancare sarà di proporzioni enormi, equivalente alla produzione di energia di qualche decina – se non di qualche centinaio - di centrali nucleari da 1GW di potenza.

Ma non è solo questo. Come è stato sottolineato anche in altri interventi al Seminario, è l’energia derivante dai combustibili liquidi che verrà a mancare. L'idea di sostituire il petrolio con il carbone, l’uranio o l’eolico d’alta quota delle centrali KiteGen, implica in ogni caso conseguenze tali in termini di cambiamento della struttura energetica della nostra società che non possiamo più evitare di considerare con urgenza e attenzione.

Guardare in faccia i problemi è il primo passo per poterli risolvere.

In un ottica strettamente BAU (Business as Usual), quello che sarebbe necessario è l’attuazione di un programma di emergenza che preveda la rapida sostituzione di tutta la produzione elettrica da combustibili fossili con fonti non idrocarboniche, in modo da mantenere in piedi il sistema dei trasporti e dando il tempo alle tecnologie alternative per i motori a combustione interna di svilupparsi (entro 10 o 20 anni? O ci vorrà di più?).

Il fatto è che invece oggi manca una qualsiasi forma di programmazione, nemmeno in un’ottica BAU.

L'ideologia BAU corrente, purtroppo, consiste nel continuare ciecamente a perseguire una strada destinata al fallimento brusco e catastrofico, ovvero quella dello sperare in chissà quale mano invisibile o in chissà quale mirabolante risultato tecnologico che riesca a toglierci dai guai.

Siccome mi è difficile pensare che siano tutti grulli, inizio a sospettare che lassù ci sia qualcuno che prepara la catastrofe per i suoi fini particolari. Giunto quindi sull'orlo dell'abisso dietrologico, prudentemente mi arresto ma vi invito almeno solo a riflettere sugli aspetti concreti e quantitativi di quanto vi ho riportato.

Nota: l’articolo del Wall Street Journal del 17 gennaio 2008, di Neil King Jr: http://royaldutchshellplc.com/2008/01/17/the-wall-street-journal-new-fie...

NOTE

Segretario dell’Associazione Rientrodolce

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