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Luigi De Marchi: l'appoggio radicale al KiteGen è un'ottima scelta Stampa E-mail

Da www.luigidemarchi.it

L’appoggio radicale al KiteGen: una scelta ottima anche per il Partito

Nella riunione di ieri il Comitato direttivo di Radicali Italiani ha deciso d’iscrivere tra le sue priorità un appoggio risoluto alla realizzazione del Kite Gen, la promettente invenzione di Massimo Ippolito per il superamento della crisi energetica italiana e mondiale mediante l’utilizzazione su scala immensa e risolutiva di un’energia rinnovabile e non inquinante: quella dei costanti e potentissimi venti d’alta quota. Beninteso la mozione non nomina specificamente il Kite Gen ma, parlando di utilizzazione dei venti troposferici, lascia poco spazio ai dubbi.

Considero questa decisione estremamente importante non solo per la realizzazione del Kite Gen, che rischia di essere rallentata dalle ottusità e dagli ostruzionismi della casta politico-burocratica europea, ma anche e soprattutto per il futuro e la pace dell’umanità e per un rilancio dello stesso Partito Radicale.
Per parte mia, già un paio d’anni fa avevo segnalato da questi microfoni quanto potesse essere prezioso il Kite Gen per salvare l’umanità dalla crisi energetica che l’attanaglia e quanto fosse importante il fatto che il suo inventore è un militante radicale profondamente convinto della necessità di lottare contro la sovrappopolazione.

Così, commentando il dibattito sempre più concitato che va creandosi intorno alla crisi energetica, alimentare ed idrica che minaccia di strangolare l’umanità, sottolineavo come, nella generale inerzia del mondo politico dinanzi alla crisi energetica italiana e mondiale, Massimo Ippolito fosse, col suo marchingegno, un puntino dorato di realistica speranza.
Certo, analizzando la crisi mondiale, ribadivo come sempre che la sua radice prima sta nell’esplosione demografica e negli espedienti via via ideati dall’uomo per fronteggiarla. Chiunque guardi alla storia e alla realtà odierna europea senza i paraocchi imposti dalle dirigenze religiose, politiche, culturali e scientifiche dominanti, vede facilmente, infatti, che la rivoluzione industriale europea è stato il mezzo con cui il Vecchio Continente è riuscito a mantenere in condizioni di crescente benessere popolazioni infinitamente maggiori di quelle che sarebbero state sostentabili con le risorse energetiche e le materie prime del suo territorio. Com’è noto, con la rivoluzione industriale l’Europa ha potuto creare una gigantesca economia di trasformazione che ha dato lavoro e benessere alla sua popolazione, sestuplicata in un paio di secoli, importando materie prime prelevate dal Terzo Mondo a prezzi di rapina e trasformandole in prodotti finiti con energie anch’esse prelevate dal Terzo Mondo a prezzi di rapina. Insomma, il benessere d’una popolazione europea in esplosione demografica è stato possibile grazie a una colossale trasfusione di energie e materie prime confiscate nel Terzo Mondo. Ora, però, la cuccagna è finita.

L’esplosione demografica si è trasferita nel Terzo Mondo e paesi come la Cina e l’India, con miliardi di abitanti, moltiplicano il loro fabbisogno energetico e tentano di soddisfarlo come ha sempre fatto l’Europa, cioè importando enormi quantità di energie e materie prime, col risultato di produrre un’impennata dei prezzi energetici e alimentari, una pericolosa corsa all’accaparramento delle risorse, crescenti tensioni sociali e internazionali e una moltiplicazione dei danni ambientali. Ma nessuno, per i soliti tabù psico-sessuali, parla della causa demografica di fondo del problema e tanto meno dell’improrogabile rimedio: una drastica riduzione della popolazione mondiale. Nessuno dice, per esempio, che se la popolazione italiana fosse rimasta quella di due secoli fa, l’Italia avrebbe, con la sua energia idroelettrica integrata da energie eoliche e geotermiche, una totale autosufficienza energetica da fonti inesauribili e non inquinanti. (Al contrario, non si esita a indicare come “soluzione” il ricorso generalizzato alle centrali atomiche, nonostante i rischi tremendi che i loro incidenti e le loro scorie comportano). Ma soprattutto nessuno dice che la crisi mondiale non dipende solo dalla scarsità delle risorse energetiche, ma anche di quelle alimentari e idriche e dal crescente inquinamento che i rifiuti umani e industriali inevitabilmente producono: e si tratta di fattori ovviamente collegati alle dimensioni della produzione, del fabbisogno e, quindi, delle popolazioni.

In questo silenzio vergognoso e generalizzato, l’appoggio espresso alla regolazione delle nascite da Massimo Ippolito, un tecnico delle energie rinnovabili che potrebbe a breve diventare un personaggio di fama mondiale, alla regolazione delle nascite tanto snobbata dalla demagogia politica e religiosa, mi sembra un atteggiamento davvero coraggioso, soprattutto in un mondo scientifico troppo spesso incline a defilarsi dinanzi alle scelte politiche compromettenti. Ma, parallelamente, mi sembra che anche il pieno appoggio espresso ieri dai Radicali alle sue ricerche sia una scelta non solo coraggiosa ma intelligente, perché potrà portare il Partito Radicale al centro di una battaglia cruciale per le risposte concrete da dare non solo alla crisi energetica italiana ma anche alle grandi tragedie umane odierne: dalla fame alla disoccupazione di massa, dalla lotta (anche armata e sanguinosa) per il controllo delle materie prime e delle risorse energetiche all’inquinamento e all’effetto serra, dalle migrazioni disperate alla desertificazione. E’ chiaro infatti che una nuova, copiosa fonte di energia rinnovabile, non inquinante e a basso costo potrebbe dare un contributo decisivo al ridimensionamento di tutti questi drammatici problemi. Ma, beninteso, non al loro definitivo superamento, finché la loro matrice comune, la sovrappopolazione, non sarà stata eliminata. E di questo, fortunatamente, Massìmo Ippolito è molto consapevole, tant’è vero che non si è mai abbandonato ai puerili deliri di onnipotenza di troppi mediocri scienziati.

Luigi De Marchi

14 Gennaio 2008

 

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