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Dal blog di Luigi Castaldi

Rap (Pensandoci, potrebbe pure funzionare)

                             

Le donne sarebbero costrette a fare figli, anche se non vogliono, ché in fondo cosa c’è di più bello che fare un figlio? Perché non dovrebbero volerlo, d’altra parte? Se hanno copulato entro il vincolo matrimoniale, il matrimonio a quello serve, a fare figli: almeno tre, è il paterno consiglio della Pontificia Accademia pro Vita, ma mai mettere limiti alla volontà di Dio. Se l’hanno fatto da zitelle, invece, cazzi loro (in senso letterale e in senso figurato): in fondo, si è trattato di un peccato; per giunta mortale; e il peccato esige sempre l’espiazione. Non lo dice solo il Catechismo, zucconi, ma pure Dostoevski, un laico, avete letto Delitto e castigo? No? E non è colpa vostra, sarà che state in mezzo al mainstream e vi manca un sano senso del peccato.
Ma torniamo alle donne snaturate che non vogliono far figli, preferendo scialacquare la loro esistenza tra shopping e depilazioni, e a quelle potenziali assassine cui la pseudocultura libertina ha messo in mano l’orrendo malinteso della “procreazione cosciente e responsabile”. Eventualmente potrebbero abortire, è ovvio, ma senza dare scandalo e soprattutto senza la complicità dello Stato, il quale ha tra i suoi compiti la manutenzione ordinaria della morale pubblica: di nascosto, mi sembra il minimo, e a pagamento, possibilmente il massimo. Se poi, oltre ad essere assassine, sono pure stupide e si fanno beccare, pazienza. Pensandoci, potrebbe pure funzionare.

Contraccezione? Solo quella consentita da un retto uso della ragione: l’astinenza, almeno nei giorni fertili – c’è poco da fare gli spiritosi: se ci riflettete bene, è una contraccezione d’ispirazione illuministica, però d’Illuminismo sano, quello buono. Volete mettere col preservativo? Non è un sacrilegio frammettere nel sublime abbraccio di un uomo e di una donna che si donano a vicenda, e interamente, un buffo coso di lattice? Contro il rischio di infezioni? E la castità, allora? Cosa c’è di più bello? Pensandoci, potrebbe pure funzionare.

Poi, non dimentichiamoci, dovrebbe essere rivista la legge sul divorzio, perché lo sfascio delle famiglie mette a rischio la pace. Vorrete mica la guerra? Potrà sembrarvi una stronzata solo se siete delle teste di rapa, perché l’ha detto il Papa che, oltre ad aver passato anni e anni a studiare Agostino e Tommaso mentre voi rollavate canne e ascoltavate i Pink Floyd a palla, è pure ispirato dallo Spirito Santo. Peraltro, il divorzio non è una soluzione: è il fallimento di un disegno che sta scritto nella Genesi, spesso dovuto solo al mero egoismo dei coniugi. E poi i bambini piangono, vorreste far piangere i bambini? Siete delle bestie, via.
Diciamoci la verità: i matrimoni falliscono da quando i promessi sposi hanno perso l’abitudine della catechesi prematrimoniale. Soluzione: catechesi prematrimoniale. Pensandoci, potrebbe pure funzionare.
A spese dello Stato, naturalmente: si vorrà mica che i preti sottraggano tempo ai loro canti gregoriani e alla cura dei bambini.

Come? Poco sarcasmo, per piacere: i pedofili ci sono in ogni genere di categoria, idraulici, notai e tassidermisti. D’altronde, in sei casi su sette l’accusa di pedofilia a un prete cela un complotto ordito dalla lobby laicista. Quando un prete ha davvero commesso un abuso su un minore, peraltro, la Chiesa è severissima e subitissimamente lo sbatte in un’altra diocesi. Cos’altro si vorrebbe? A cosa servirebbe, sennò, il Codice di Diritto Canonico? Vogliamo scippare alla Chiesa il suo diritto naturale, che è anche giurisprudenziale? Sarebbe un intollerabile sopruso, una limitazione alla libertà di culto, un chiaro segno di barbarie anticristiana, eccetera. La religione è il pilastro della società, come dimostra il fatto che ci trovate appoggiati pure molti non credenti.
Vogliamo dirla tutta? Lo Stato dovrebbe provvedere alla decima, gli converrebbe. Ci si dovrebbe fare almeno un pensierino, perché con 4.000 miliardi delle vecchie lire ogni anno non si può manco provvedere ai gigli sotto la statua di santa Rita. Ci vorrebbe una commissione congiunta Chiesa-Stato per discutere qualche ritocchino. Pensandoci, potrebbe pure funzionare.

Poi, ci sarebbe la cura degli omosessuali. Essendo dei malati, meritano rispetto e un intervento assai samaritano: dall’omosessualità si può guarire, altro che lasciarli fare contro natura, semmai riconoscendo loro dei diritti che sono solo l’oscena parodia del diritto naturale.
Omofobia? Non è omofobia, non diciamo bestialità. Semmai sono gli omosessuali ad essere eterofobici, lo dice pure Paola Binetti, illustre neuropsichiatria (non le dànno il premio Nobel solo perché la scienza sta in mano agli scientisti).
I matrimoni gay, figurarsi: si aprirebbero di botto tutti i sette sigilli dell’Apocalisse, è questo che volete per l’Italia? Non scherziamo: gli omosessuali sono affetti da una grave forma di disturbo morale. Non proprio pazzi, ma insomma…
Anzi, visto che ci troviamo sull’argomento, parliamo dei cosiddetti pazzi, rispetto ai quali si fa spesso di tutta l’erba un fascio. Molti di loro non sono pazzi, ma posseduti da Satana: basta esorcizzarli e ritornano normali, intrecciano cestini di vimini, innaffiano le begonie e cantano i cori alpini. Ci vogliono più esorcisti, ecco. E, pensandoci, funzionerebbe anche la cura della mente oltre a quella dello spirito.

Peraltro – e qui la cosa si fa estremamente seria – molti altri pazzi ancora sembrano tali, ma sono santi: lasciate fare all’apposita Congregazione e quello che avreste liquidato con l’ingiurioso appellativo di “fottuto psicotico”, imbottendolo di farmaci per evitare che si flagelli fino a spappolarsi il groppone, ve lo ritrovate sull’altare, oltre che sul cruscotto: a raccomandarvi di “Non correre”, con la sua manina stigmatizzata e benedicente.
Ché se poi volete correte, correte: ve lo trovate sul quadretto appeso alla parete, in clinica. Il che agevola la vostra restitutio ad integrum. Che pure il medico ateo pensa al miracolo di fronte al caso con prognosi infausta, e dice: pensandoci, potrebbe funzionare. Segno evidente che pure lui è sul cammino della fede.
Evviva l’Italia alla “evviva il parroco”.

4 Gennaio 2008

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