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Valter Vecellio: più contraccezione per ridurre gli aborti Stampa E-mail

Da "Notizie Radicali" del 4 Gennaio 2008

MORATORIA ABORTO: MA DI CHE STIAMO PARLANDO?

di Valter Vecellio

Chi scrive ha, dietro la scrivania, una fotografia incorniciata: è una delle prime manifestazioni dei radicali, doveva essere il 1967, a piazza San Pietro. Un mare di teste, di fedeli convenuti per ascoltare la parola del pontefice; e sono sovrastate da uno striscione aperto all’improvviso: si legge: “Pillola, meno aborti”. Ecco: è tutto lì, in quella fotografia di cinquant’anni fa. E’ la risposta a quanti, Giuliano Ferrara e ai suoi epigoni, seguaci e sostenitori, propongono e chiedono una moratoria per quel che riguarda l’aborto.  

Arrivano, come sempre, “dopo”, in ritardo. C’erano i radicali, non loro, in quegli anni, a fianco di Luigi De Marchi e della sua AIED, l'Associazione Italiana per l'Educazione Demografica, che quanti guai giudiziari passò, perché si proponeva di diffondere il concetto ed il costume della procreazione libera e responsabile.  

Arrivano, come sempre, “dopo”, in ritardo. Il CISA di Adele Faccio, Emma Bonino, Giorgio Conciani, stava per Centro Informazioni Sterilizzazione e Aborto. “Informazioni”, è chiaro? E certo, anche aborto: quell’aborto che se fosse per i Luca Volonté e i Riccardo Pedrizzi, si dovrebbe continuare a praticare nella clandestinità: con migliaia di donne vittime di mammane e di fattucchiere, ad abortire sul tavolo da cucina; o – se signore “bene” senza problemi economici, dai “cucchiai d’oro” (magari ufficialmente “obiettori”) in cliniche compiacenti; oppure all’estero.

Il problema, come è di tutta evidenza, non è aborto sì o aborto no, piuttosto aborto come;  figuriamoci se non si è tutti d’accordo nel fare il possibile per evitare a una donna il trauma dell’aborto. Ma quando, per ragioni che vanno comprese e rispettate, una donna arriva alla risoluzione di non portare a termine una gravidanza non desiderata, cosa si fa, le si dice: vai ad abortire in clandestinità; oppure si cerca di fare tutto il possibile perché a problema non si aggiunga problema? Ma davvero una donna, qualsiasi donna, ha bisogno di un Giuliano Ferrara, un Camillo Ruini, che le spieghi il valore e il significato di quel che le sta crescendo in corpo? Facciano allora la cortesia, i tanti che propongono la moratoria sull’aborto: facciano tutto quello che possono e sanno per assicurare un’adeguata educazione sessuale, non demonizzino gli anticoncezionali.

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