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Paolo Musumeci su picco del petrolio e Kitegen Stampa E-mail

Dal "Tirreno" del 13/12/2007

Il blocco degli autotrasportatori di questi giorni è un ottimo spunto per riflettere sul petrolio e sulla nostra economia. Non voglio entrare nel merito e nel metodo della protesta, ma fare una semplice riflessione sulla fragilità della società del just in time. Sono passati pochi giorni ed i distributori hanno esaurito i carburanti, i supermercati non hanno i prodotti freschi, probabilmente se la protesta dovesse continuare per 15/20 giorni anche gli altri prodotti di prima necessità verrebbero a mancare, difatti molti commercianti sono preoccupati per i ritardi nelle consegne, anche in vista del periodo natalizio. Tutto questo potrebbe accadere se da domani l'estrazione del petrolio dovesse calare del 2/3%. Secondo molti scienziati indipendenti siamo nel periodo del picco ossia la massima produzione di petrolio che da qui in poi declinerà, quindi meno energia, meno trasporti, meno prodotti e cosi via. Gli effetti sono patenti grazie a questa protesta, ma attendere il rientro senza cambiare niente per poi dimenticare nei fasti natalizi sarebbe come continuare a far suonare l’orchestra sul Titanic.
È dunque necessario capire cosa ci ha permesso di fare il petrolio, innanzi tutto crescere di numero dai 2 miliardi scarsi d’inizio ‘800 ad oltre 6,7 miliardi di persone, un incremento senza precedenti. Anche la qualità della vita almeno nei paesi c.d. sviluppati è migliorata notevolmente. Le filiere produttive grazie all’energia facile si sono allungate notevolmente, oggi il cibo ma anche molti altri prodotti provengono da molto lontano vi è un’efficienza che ci consente di non avere scorte, di servirsi di prodotti usa e getta, monodose ecc. ma che producono tanti rifiuti.
Efficienza ma al tempo stesso fragilità sono le caratteristiche della nostra economia, sicuramente da ripensare nelle fonti energetiche e nel numero di abitanti sulla terra oggettivamente insostenibile. Ogni anno muoiono oltre 10 milioni di bambini per fame, il picco del petrolio e delle altre risorse energetiche gas, carbone e uranio peggiorerà notevolmente questa situazione. È dunque necessario investire in fonti rinnovabili non marginali, una di queste è l’eolico ad alta quota, nel mondo vi sono 4/5 progetti di cui uno italiano ma sconosciuto ai più: il kitegen (www.kitegen.eu) in grado di produrre sfruttando i forti venti in quota notevoli quantità di energia elettrica con notevoli benefici anche dal punto di vista ambientale, economico e geopolitico visto che l’energia sarebbe prodotta dove consumata.

Paolo Musumeci (Radicali-RNP – Rientrodolce.org)

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