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Centinaia di milioni di persone senza servizi igienici Stampa E-mail

Da "La Stampa" del 27/10/2007

L'India delle atomiche sogna ancora la toilette

Si apre a New Delhi il World Toilet Summit: “Emergenza sottovalutata”. La mancanza di servizi igienici prima causa di malattie e esclusione

di Pablo Trincia

New Delhi - E’ possibile affrontare temi come lo sviluppo sociale ed economico, quando quasi metà della popolazione mondiale non ha accesso a servizi igienici adeguati? O quando i sistemi fognari delle metropoli del sud del mondo scoppiano - o mancano del tutto - obbligando milioni di persone all’umiliante pratica di fare i propri bisogni all’aperto? O quando intere aree abitate si trasformano in gigantesche latrine maleodoranti? Sono alcuni dei quesiti lanciati dagli organizzatori del World Toilet Summit, in programma mercoledì prossimo, il 31 ottobre, a New Delhi. Una piattaforma che da sei anni riunisce attivisti, organizzazioni non governative e rappresentanti di istituzioni di diversi Paesi del mondo per discutere un problema tanto importante, quanto ignorato: quello dell’igiene e della cronica carenza di bagni e gabinetti in città e villaggi di Africa, Asia e America Latina.

Un fenomeno fin troppo evidente nella stessa capitale dell’India, le cui fognature - vecchie e intasate - riescono a smaltire solo metà degli scarichi prodotti dai suoi 14 milioni di abitanti, causando non pochi problemi ambientali e sociali. E dire che, tre millenni prima di Cristo, le civiltà indiane furono tra le prime a costruire reti fognarie e sistemi di drenaggio. Cinquemila anni dopo, 700 milioni di persone non hanno accesso ai servizi igienici (in tutto il mondo sono 2 miliardi e 600 milioni), anche perché solo 232 città su più di 5mila dispongono di reti fognarie. Altro che 9 per cento di crescita economica annuale.

«Nessuno ci pensa, eppure si tratta di un problema immane, in India e nel resto del mondo», ci dice Bindeshwar Pathak, sociologo e fondatore dell’organizzazione Sulabh International, che presiederà il summit di quest’anno. «Provi a pensare a cosa significa vivere senza un bagno, soprattutto per una donna. Nelle aree urbane molte di loro sono costrette a svegliarsi prima dell’alba per fare i propri bisogni in qualche spiazzo buio o nascosto, tra topi e scarafaggi, rischiando di essere aggredite o violentate. Poi devono trattenersi per tutto il resto della giornata, fino quando le ombre della sera danno loro un po’ di privacy. Questo causa loro perenni mal di testa e numerosi altri malanni fisici. Come se non bastasse, la maggior parte delle scuole qui non dispone di bagni, motivo per cui molte bambine non vanno a scuola».

La mancanza di sanitari ha anche un peso significativo nel mezzo milione di morti infantili registrate in India ogni anno e nella diffusione di malattie e infezioni che causano dissenteria. Motivo per cui le baraccopoli delle città nel sud del mondo ricordano le marcescenti e asfissianti capitali europee del 19esimo secolo. In India, gli scarichi dei bagni pubblici spesso terminano in grossi secchi di cui si prende carico un popolo sotterraneo di 500mila «scavengers», gli intoccabili che li puliscono manualmente per poche rupie al giorno.

«Spesso si parla delle reti fognarie e del fatto che sono intasate», continua Pathak, che a New Delhi ha fondato il Toilet Museum, un’impressionante collezione di water, vespasiani e orinatoi di ogni provenienza geografica ed epoca storica. «La realtà è che, nelle principali città indiane come Mumbai, Delhi, Kolkata e Chennai, esse sono ormai inutilizzabili ed è impossibile ampliarle o costruirne delle nuove. Oggi, per risolvere il problema dei servizi igienici, bisogna puntare su un tipo di ingegneria alternativa e innovativa, che abbia il minimo impatto ambientale. Per questo, ogni anno, i partecipanti al summit propongono nuove idee e progetti, da presentare ai governi e da costruire nelle aree urbane e rurali più disagiate». Una delle ultime invenzioni lanciate è quella di uno stabilimento di bagni pubblici eco-sostenibili, che necessitano di pochi litri d’acqua e trasformano i bio-gas prodotti in combustibili ed energia elettrica, altro grande problema di città e villaggi nel cosiddetto Terzo Mondo.

Il progetto è stato lanciato e sperimentato a fine settembre in Afghanistan. Da Kabul - capitale distrutta dalle guerre e residenza di 4 milioni e mezzo di persone - fanno sapere grandi cose. Con la speranza che, entro il 2025, possa beneficiarne anche il restante 40 per cento di umanità costretta a fare i propri bisogni in mezzo alla strada. Sonia Gandhi, leader del Partito del Congresso indiano, ha incontrato a Pechino il presidente cinese Hu Jintao e il premier Wen Jiabao (sopra). Una visita che la leadership cinese ritiene strategica e alla quale ha dato molta importanza, come dimostra l’accoglienza riservatale da Hu e Wen, normalmente abituati a ricevere solo capi di Stato e primi ministri. Sonia, di origini piemontesi*, è arrivata a Pechino accompagnata dal figlio Rahul. La stessa leader del Partito del Congresso, ha descritto il suo viaggio come «una pietra miliare per il rafforzamento delle relazioni tra Cina e India. Sono stupita dai progressi compiuti dalla Cina». La visita della Gandhi cade nel mezzo della crisi che il governo di Nuova Delhi deve affrontare per l’opposizione degli alleati di sinistra dell’United Progressive Alliance, che continuano a manifestare contro l’accordo sul nucleare civile con gli Stati Uniti.

NOTA

*Il professor Pierantonio Biasin ci ha scritto per puntualizzare che "Sonia Gandhi (Edvige Antonia Albina Maino) è vicentina, essendo nata a Lusiana (Vicenza) nel 1946. Lusiana è un paese dell’ Altopiano di Asiago e di Lusiana sono pure i suoi genitori. Sonia Gandhi visse a lungo ad Orbassano (Torino) e lì studiò, ma non vi è nata."  

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