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Articolo de "La Stampa" sul "Global Environment Outlook" dell'Onu Stampa E-mail

Da "La Stampa" del 27/10/2007

L’umanità rischia l’estinzione per il surriscaldamento della Terra, la scomparsa di molte specie animali, la carenza di acqua e l’aumento della popolazione. Il monito proviene dal «Global Environment Outlook» (Geo-4), il rapporto annuale sull’ambiente redatto dall’Onu. I rischi, secondo i 390 autori dello studio che valuta i cambiamenti registrati dall’87 a oggi, sono aggravati dall’insensibilità di molti Paesi, incapaci di attribuire importanza alle questioni ambientali e troppo lenti nell’elaborare politiche adeguate. «In alcuni casi si è assistito a scelte coraggiose - avverte Achim Steiner, direttore del Programma ambientale Onu -. Ma troppo spesso le risposte sono inefficaci». Sono i cambiamenti climatici a pesare di più sul futuro dell’umanità: l’aumento delle temperature è «incontrovertibile» e le attività industriali contribuiscono in modo decisivo. Dal 1906 ad oggi il termometro ha segnato mediamente una crescita di 0,7 gradi, anche se in alcuni aree del Pianeta il rialzo è compreso tra 1,8 e 2 gradi. Nell’Artico la colonnina di mercurio è salita a una velocità doppia rispetto ad altre zone del Pianeta, mentre il livello dei mari ha continuato ad alzarsi, mettendo a rischio quel 60% della popolazione mondiale che vive entro 100 chilometri dalla costa.

«E’ l’inquinamento atmosferico a provocare l’aumento delle temperature», continua il rapporto. I 50 mila composti nocivi che finiscono nell’aria causano il 25% delle malattie e provocano ogni anno due milioni di vittime. Mentre l’industria si rivela sovente la causa degli squilibri naturali, l’agricoltura ne è una vittima. Le perdite nella produzione, ad esempio, dovute alla straordinaria proliferazione di insetti e parassiti nocivi, sono raddoppiate. Ma anche nel settore primario incide l’azione dell’uomo: l’aumento della coltura intensiva ha avuto effetti drammatici sul territorio con la scomparsa di alcune specie vegetali. «Il fenomeno ha interessato un terzo della popolazione mondiale». Quest’ultimo aspetto appare drammatico: «Il 10% dei più grandi fiumi non raggiunge il mare, perché le acque sono utilizzate per l’irrigazione». La disponibilità idrica è prevista in calo del 50% entro il 2025 nei Paesi in via di sviluppo e del 18% in quelli sviluppati, accompagnata dal peggioramento della qualità: ogni anno tre milioni di persone muoiono per infezioni. Ma a pagare le conseguenze dei cambiamenti climatici e degli squilibri sono anche gli animali. Tra le famiglie a rischio vi sono il 30% degli anfibi, il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli.

C’è infine l’insostenibile crescita della popolazione: il miliardo di abitanti dei Paesi ricchi guadagna 15 volte di più rispetto ai 2,3 miliardi delle aree meno fortunate. Il quadro dai toni pessimistici delineato dal Geo-4 offre tuttavia anche spunti positivi: «In 20 anni è stata ridotta del 95% la produzione di composti considerati causa del buco dell’ozono e sono stati sottoscritti accordi contro i gas serra». Ora - aggiunge l’Onu - «il rischio estinzione può essere combattuto con azioni internazionali coordinate: il futuro dell’uomo dipende da ciò che facciamo oggi, non domani».

Francesco Semprini  da New York

Lo studio dell'Onu si può leggere a questo link (sono 572 pagine e 22 Mb):

http://news.bbc.co.uk/1/shared/bsp/hi/pdfs/15_10_2007_un.pdf

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