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Studio Onu: riscaldamento, sovrappopolazione, fine della biodiversità i mali del pianeta Stampa E-mail

Dal "Corriere della sera" del 27/10/2007

Se entro il 2050 non si tagliano le emissioni di gas serra del 50%, mondo a rischio

L'Onu: «La Terra verso la catastrofe»

Tre i grandi mali del pianeta: riscaldamento, sovrappopolazione, fine della biodiversità

NAIROBI (KENYA) La Terra è vicina al punto di non ritorno e il futuro dell'umanità è seriamente compromesso. Lo afferma l'ultimo allarmante studio intitolato «Global Environment Outlook» e presentato dallo «United Nations Environment Programme» (Unep), l'organismo delle Nazione Unite che ha sede a Nairobi e che si occupa della tutela ambientale. Lo studio, al quale hanno partecipato oltre 1400 scienziati, è stato pubblicato a 20 anni di distanza dal celebre rapporto «Il futuro di tutti noi», analisi della «Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo» nella quale per la prima volta fu formulato il concetto di «sviluppo sostenibile». Secondo il recente studio tre sono le cause che maggiormente mettono in pericolo la vita sul nostro pianeta: il riscaldamento climatico, il progressivo aumento numero delle specie in via d’estinzione e la rapida crescita della popolazione.

ATTIVITA' UMANA - Gli scienziati hanno sottolineato che le attività umane ormai condizionano fortemente il clima della Terra e gli ecosistemi. La situazione può diventare ancora più catastrofica se, come stimano alcune proiezioni scientifiche, la popolazione umana raggiungerà gli 8 miliardi e 10 milioni di abitanti nel 2050. Negli ultimi venti anni, la popolazione mondiale infatti è aumentata di 1,7 miliardi di persone, passando da 5 a 6,7 miliardi di abitanti. «La popolazione umana adesso è così numerosa che l'ammontare delle risorse di cui ha bisogna per sopravvivere è superiore a quelle che la Terra riesce a produrre» afferma Achim Steiner, direttore esecutivo dell'Unep

CAUSE - Il riscaldamento climatico e la rapida crescita demografica sono le cause principali del gran numero di animali estinti o in via d'estinzione. Secondo le cifre presentate dall'Unep circa 30% degli anfibi, il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli rischiano di scomparire, mentre tra i fiumi più grandi del mondo, uno su dieci, a causa dell'inquinamento e dello sfruttamento eccessivo della pesca, è sottoposto a profondo stress idrico e di anno in anno riduce sempre di più la sua portata d'acqua prima di raggiungere il mare.

AVVERTIMENTO E STIMOLO - Il rapporto, secondo gli scienziati, vuole essere allo stesso tempo sia un forte avvertimento sia uno stimolo al cambiamento. Se si vuole evitare una catastrofe, dichiara senza mezzi termini lo studio, entro il 2050 bisogna ridurre le emissioni di gas serra del 50% rispetto a quelle che erano prodotte nel 1990. Ciò significa che i paesi più industrializzati devono tagliare dal 60 all'80% le loro emissioni. Nel rapporto non mancano le note positive. Il direttore Steiner fa notare che i paesi dell'Europa occidentale hanno preso effettive misure per ridurre l'inquinamento atmosferico, mentre il Brasile ha fatto notevoli sforzi per combattere la deforestazione: «La vita sulla Terra potrebbe essere più semplice se non ci fossero questi tassi di crescita demografica. Ma costringere le persone ad avere meno figli è una soluzione semplicistica. La cosa migliore sarebbe accelerare il benessere dell'umanità e usare più razionalmente le risorse che il pianeta ci offre».

Francesco Tortora

NOTA DI RIENTRODOLCE

Colpisce la superficialità con cui Steiner, dopo aver individuato nella sovrappolazione uno dei massimi problemi mondiali, trascura l'urgenza della diffusione dell'uso dei contraccettivi. E' chiaro che non si possono e non si devono costringere le persone ad avere meno figli. Ma è possibile che l'unico modo di ridurre la natalità che Steiner riesce a concepire sia quello autoritario? Per lui l'alternativa sembrerebbe essere tra imposizione e inazione. Se gli alti tassi di natalità sono un problema, occorre fare ciò che si può per abbassarli. Non è semplicistico, è soltanto semplice e ovvio.

Lo studio dell'Onu si può leggere a questo link (sono 572 pagine e 22 Mb):

http://news.bbc.co.uk/1/shared/bsp/hi/pdfs/15_10_2007_un.pdf

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