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La nemesi del clima - Guido Ceronetti 6/9/05 Stampa E-mail

LANTERNA ROSSA
La nemesi del clima
di Guido Ceronetti
"La Stampa", 6 settembre 2005


Il clima non l’ha mai governato nessuno, sembrerebbe. Il meglio che si potesse fare per dirigerlo favorevolmente è stato fatto dagli sciamani. Ma li hanno fatti sparire, uccisi e poi imbalsamati dall’etnologia universitaria. La meteorologia scientifica arriva a prevederne qualcosa ma fuori dello schema del Fine Settimana (contrito per il piovoso, trionfante per il soleggiato) tutto comincia a ingarbugliarsi. Nelle previsioni di mesi o anni c’è cozzo di opinioni. Del resto, una previsione non ha nulla a che fare con la governabilità di un fenomeno naturale. Non trovo strano che le misure da prendere non siano quasi mai attuate o attuabili, o le adeguate: se le misure fossero tempestive e giuste la costante, fatale, ineluttabile imprevedibilità degli eventi umani risulterebbe compromessa. (Può valere come sedativo). Non è da oggi, né da ieri, ma è da parecchi decenni ormai che si dice, si scrive, si fa avvertimento mondiale periodico, documentato bene, intorno alle variazioni climatiche indotte dall’eccesso di attività e di concentrazioni demografiche umane - variazioni che non fanno immaginare niente di buono. In alto come in basso la terra è sporca, infettata d’uomo. C’è però una parte della banda dotta che nega, assicurando che alla terra del nostro fare micidiale non gliene frega niente e che se fa qualcosa di poco riguardoso verso questi suoi ospiti incuranti non lo fa per rivolta o per vendetta (quel che la Grecia pensante personificò come Némesis) ma per sportivo intrattenimento con sé stessa e i propri malumori ciclici di cui non ha da render conto a nessuno. Questa opinione non è priva di conseguenze politiche: fa prontamente giubilare i governi e convince l’enorme massa dei facilmente rassicurabili a insozzare sempre più ingegnosamente e midollarmente tutto. Il lucido, nel nebbione di opacità da PIL e Mercati in crescita o calo, Giovanni Sartori, rara avis nel giornalismo di prima pagina, ripeteva giorni fa che la terra va salvata ad ogni costo, salvaguardando l’ambiente vitale. Biofilo, dunque costernato, Sartori. Nello stesso momento il leviatano irritato si andava sbriciolando la capitale della Louisiana, che a me evoca soltanto la sagoma del sassofono e il nichilismo dolciastro e brutalmente melodioso di Tennessee Williams - dove però, di colpo, con la complicità dell’oscuro titano percuotitore, sono emersi dall’invasione d’acqua dei tratti d’incontenibile bestialità e nefandezza umana che basterebbero a far dubitare che vada ad ogni costo salvata una specie così ignobile, così priva di freni nelle turpitudini quando perde il timore della legge, quando è lasciata libera di perfezionare a suo modo la distruzione. Se si fa il pompiere vero il dovere impone di salvare ad ogni costo, ma un pompiere-filosofo può rifiutarsi di rispondere alla chiamata. Sente di non poter fare nulla e, specialmente, che non valga la pena di far qualcosa.

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