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L'uomo come creatore

Commento all'articolo di Guido Biancardi "Ecosofia radicale"

di Guido Ferretti

Ho cercato di comprendere l'articolo di Biancardi, membro di Rientrodolce, pubblicato sul numero 488 del 25/5/2007 di "Notizie Radicali" e vi invito a leggerlo.

Se dovessi farne una sintesi in due parole, direi che Guido ci invita a progettare e creare un ambiente nuovo, senza cercare di tornare a condizioni pre-esistenti, come la parola "rientro" pare indicare. In questa opera servono sia gli specialisti sia la gente comune.

Io credo che sia proprio questo ciò a cui miriamo, poiché la parola "rientro" si riferisce soltanto alle risorse disponibili, che non vanno esaurite, pena la sopravvivenza dell'umanità, mentre ciò a cui pensiamo non è l'età della pietra, ma un mondo che ancora  non conosciamo, che dovrà sì tenere conto dei limiti materiali, ma sarà certo senza limiti per quanto riguarda ciò che potrà essere costruito, insieme, dagli specialisti e da tutti gli altri.

Dopo aver detto che i radicali devono riprendere in mano il tema ambientale, lasciato agli addetti parecchi lustri fa, Guido respinge l'ipotesi che i radicali debbano scegliere tra uno schieramento oltranzista che mette in rilievo la responsabilità dell'uomo nella distruzione dell'ambiente e  uno relativista che considera il tema come uno dei tanti, ma non tale da determinare da solo una linea politica. Lui pensa ad una collaborazione, non intesa come compromesso sulla realtà, ma come progettazione comune di un mondo sempre in evoluzione.

Per la posizione radicale, una posizione in cui hanno posto sia gli specialisti che tutti gli altri uomini, dovrebbe essere coniato un neologismo: "ecosofia".

Tutto ciò che esiste non è tutto ciò di cui possiamo disporre e servirci, ma solo ciò che è stato sinora creato. Di conseguenza l'equilibrio ecologico non nasce solo dalla finitezza di un ambiente visto come "creato" e non espandibile, ma anche dalla sua caratteristica di essere malleabile e cioè suscettibile di nuova creazione ad opera dei suoi fruitori.

La missione dell'uomo sarebbe dunque quella di collaborare alla creazione, in un processo in cui ciò che esiste è solo ciò a cui si è arrivati finora.

Si deve tener conto dell'esistente, ma non come limite, bensì come dato da cui partire, per aggiungere alla realtà più realtà, alla verità più verità. Non siamo solo spettatori, ma creatori, in piena libertà.

Da qui il rilievo (errato, come ho detto, ma funzionale alla tesi che Guido vuole esporre) che la parola "Rientrodolce" implicherebbe un limite (allo sviluppo del mondo ci attribuisce Guido, fingendo di non sapere -o forse per ammonirci- che noi lo intendiamo alla materia disponibile, al petrolio, all'aria, all'acqua, ai minerali) entro quale si dovrebbe rientrare, mentre la creazione deve continuare, perché non esistono limiti da non superare, ma solo condizioni di partenza da fecondare, intrinsecamente espandibili, come lo sono le cellule staminali. Espandibili non solo nel pianeta, ma nell'intero universo, che è il nostro campo di co-creazione.

Non basta chiudersi in un filone specialistico ed esclusivo di competenze ambientali, ma tutti hanno questa potenzialità creatrice, che nasce dalla fecondazione reciproca delle pulsioni di persone diverse, tutte con pari dignità. E' necessario che la passione delle conoscenze ed esperienze tecniche sull'ambiente si articoli in modo creativo, creando nuovo pensiero, anche se "mutante".

Non si deve sfuggire alla forza del dato e al dominio della competenza specialistica, ma affermare la dignità , radicalmente democratica, di ogni ibridazione finalizzata all'evoluzione creativa.

Guido Ferretti

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