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Una pericolosa alternativa al petrolio: il carbone Stampa E-mail

Da "Notizie radicali" del 16/04/2007

UNA PERICOLOSA ALTERNATIVA AL PETROLIO: IL CARBONE

di Luca Pardi

L'attenzione al carbone in questi ultimi anni è andata aumentando a causa dei rincari e del probabile declino dell'estrazione  degli altri combustibili fossili: il petrolio, il gas, e anche dell'uranio.

Oggi il carbone copre circa il 9% della produzione energetica italiana e il 25% della produzione energetica mondiale. In mancanza di un'azione tempestiva nel campo della politica energetica, a favore del rinnovabile e dell'efficienza,  sicuramente si assisterà, malauguratamente, a un aumento del consumo del carbone, e di conseguenza si acuiranno i problemi connessi all'uso di questo combustibile che andiamo ad elencare.

Il carbone, come fonte primaria, presenta infatti diversi difetti:

1) Estrazione, trasporto e trattamento del carbone sono attività inquinanti al massimo livello, non diversamente dell'estrazione dell'Uranio, ad esempio, ma di maggiore impatto perché più diffuse.

2) La combustione del carbone libera, oltre alla CO2 di cui parlerò in seguito, anidride solforosa (SO2), causa di vari tipi di inquinamento e dannosa per la salute, ossidi di azoto (NOx), causa del cosiddetto smog fotochimico e di altri effetti, incluso un contributo all'effetto serra, diversi ioni di metalli pesanti (p.es il Mercurio) dei quali anche alcuni radioattivi, e polveri. Con i metodi attuali si riesce a tagliare dal 90 al 97% delle emissioni. Questo viene impropriamente definito carbone pulito. Sarebbe onesto usare termini tipo: “meno sudicio” o “molto meno sudicio”. Ma questo è l'andazzo. Il linguaggio comune, plasmato dalla pubblicità, è infarcito di eufemismi che inducono all’ottimismo ingiustificato.

3) Dopo la combustione c'è un problema ulteriore di gestione delle ceneri che costituiscono una massa considerevole (in media circa il 10% del peso di carbone usato).

4) Ultimo, ma non ultimo, ci sono i pericoli per i minatori: attualmente l’estrazione del carbone è una delle attività più pericolose al mondo, probabilmente, per numero di vittime, seconda all’andare in automobile. Nel 2005 in Cina ci sono stati 6000 morti mentre negli USA, ovviamente con standard di sicurezza drasticamente differenti, 22.

Un caso a parte è costituito dalla questione della CO2 che solo degli irresponsabili seguaci del principio di spensieratezza, variamente mascherato da “sano scetticismo”, realismo, e scientificità, possono considerare un rischio indeterminato.

Il carbone produce molta più CO2 del petrolio e del gas. Ed è inoltre abbastanza abbondante. Esso costituisce quindi la probabile fonte di CO2 più importante dei prossimi decenni. Di seguito sono riportati i valori delle emissioni di CO2 di alcuni combustibili fossili per kWh prodotto. (chilowattora, la comune unità di misura dell'energia elettrica) Carbone: 0.34 Kg/kWh, Olio leggero 0.28 Kg/kWh, Gas Naturale 0.20 Kg/kWh, Metano 0.20 Kg/kWh. Queste stime, prese dall'Engineering Tool Box sono solo indicative e probabilmente ottimistiche. Noi stimiamo che il carbone emetta più del 50% in più rispetto al petrolio leggero. Ma questo dettaglio non è molto importante. Il fatto inquietante è che il carbone è l'unico combustibile fossile che può prolungare la vita del paradigma fossile, oltre i limiti imposti dal picco del petrolio. Anche se non è un combustibile facilmente trasformabile in liquido, a parte le avventure hitleriane e dei suoi imitatori moderni, e il sogno dell'idrogeno, esso è adatto alla produzione elettrica. L'unica risposta tecnologica a questo problema è la cattura e l'immagazzinamento della CO2 emessa (Carbon Capture & Storage o CCS). Per gli interessati e i maniaci delle ricerche in rete si trova anche l' espressione CO2 sequestration inspiegabilmente tradotto con l’orribile neologismo sequestrazione, invece di sequestro.

Esistono essenzialmente due tipi di centrali elettriche a carbone, la prima è quella tradizionale cosiddetta a "ciclo di vapore" che brucia letteralmente il carbone preventivamente polverizzato. E’ interessante andare a visitare la vecchia centrale ENEL di Roma sulla via Ostiense, dove si può vedere un bruciatore adattato a bruciare sia carbone polverizzato che olio combustibile. La centrale Montemartini è ora un museo intitolato “le Macchine e gli dei” e la sua visita è un'esperienza unica. Il secondo tipo di centrale è costituito da quella a "ciclo combinato". Lasciando perdere i dettagli che non interessano chi non è addetto ai lavori, si può dire che solo per le seconde è abbastanza conveniente la CCS, comportando un aumento del 20% di consumo di carbone per kWh prodotto. Infatti il sequestro della CO2 è anch’essa un’attività che richiede l’uso di un certa quantità di energia.

La cattura della CO2 alla centrale è un problema di processo facilmente affrontabile. Le tecnologie esistono già e non credo presentino problemi. Problemi esistono invece nel campo dell'immagazzinamento che viene effettuato in giacimenti geologici profondi. Questi sono di diversi tipi: o sono giacimenti petroliferi in via di esaurimento nei quali la CO2 viene immessa per estrarre il petrolio rimanente o vene carbonifere esaurite (in alcuni casi si può recuperare del metano da questi giacimenti spostandolo con la CO2) oppure acquiferi salini profondi. Queste tecniche di CCS sono ancora in fase sperimentale. Secondo l'IPCC ci sarebbero formazioni geologiche in grado di accogliere tutta la CO2 che produrremmo nel XXI secolo. Ma i problemi non sono pochi. Innanzi tutto la CO2 catturata alla centrale va trasportata nel punto in cui deve essere iniettata nel sottosuolo. Come? Via tubo? E le perdite? Le avranno valutate? Poi una volta iniettata nel sottosuolo la CO2 non è sparita, come spensieratamente affermava Carlo Stagnaro in un recente simposio sull’impatto ambientale della produzione energetica. Come nel caso dei materiali radioattivi, si ripresenta il problema della stabilità delle formazioni geologiche. Ce la sentiamo di lasciare in eredità alle generazioni future di uomini ed animali quantità ingenti di CO2 che a causa di movimenti geologici possono sfuggire improvvisamente da dove erano state nascoste come polvere sotto il tappeto? E poi, che effetti hanno nel medio lungo periodo le quantità di CO2 che, è bene saperlo, a grandi profondità, e quindi grandi pressioni non è un gas, ma nelle condizioni cosiddette supercritiche, in cui ha una proprietà di solvente nei confronti di molti materiali? Insomma in questo caso siamo di nuovo di fronte a quell'approccio alla tecnologia "stranamoriana" che trova molti amici nel mondo di coloro che vedono poco oltre la punta del proprio naso, e il cui criterio guida è il profitto a breve.

NOTA

Segretario di Rientrodolce

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