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"Demografia, energia, ambiente" di Mario Marchitti Stampa E-mail

Da "Notizie Radicali" del 15/03/2007

Demografia, energia, ambiente. Una parziale risposta a Guido Bedarida

di Mario Marchitti

Con piacere si constata che i temi sull'energia, sull'ambiente e sulla demografia suscitano interesse nel movimento radicale. Di recente, su questi argomenti, si è aggiunto Guido Bedarida con un intervento su “Notizie Radicali” di venerdì 9 marzo. Rispondo pertanto ad alcune sue osservazioni per la parte che riflettono il pensiero corrente degli economisti e dei politici.

Ciò che mi preoccupa è la grave minaccia della pressione demografica alla salvaguardia dell'ambiente, alle risorse del territorio e alla pacifica convivenza dei popoli. La crescita demografica è un dato comune nelle maggiori nazioni del mondo, da quelle in via di trasformazione o involuzione (Africa, Asia e America del Sud) a quelle occidentali industrialmente mature (Europa e America del Nord). Va denunciato il fatto che già oggi i paesi occidentali presentano una densità demografica eccessiva che preme su un territorio sempre più sfruttato e sempre più povero. Teniamo presente che oggi le grandi rese agricole sono possibili solamente grazie all'apporto dei combustibili fossili per la meccanizzazione del lavoro, per i prodotti di concimazione e per quelli di disinfestazione. Ciononostante l'Italia importa grandi quantità di prodotti alimentari primari. Teniamo presente che è sufficiente qualche anomalia atmosferica, come nel 2003 o come si paventa per la prossima estate, per mettere in crisi le riserve idriche. Non deve essere dimenticato forse il disastro più grande sotto gli occhi di tutti (pertanto invisibile) che è stata la perdita del paesaggio urbano e rurale per fare posto all'avanzata di croste di cemento e asfalto.

L'elemento riportato da Bedarida, "dalle proiezioni demografiche mondiali 2003-2050 fatte negli ultimi anni dall'Onu, ci dice esattamente l'opposto di quanto riportato da Marchitti: alla crescita economica non corrisponde aumento di popolazione" , si riferisce al tasso di natalità del settore delle comunità originarie; ma nel complesso, con le immigrazioni, tutte le nazioni crescono  numericamente, anche se a tassi inferiori al passato. Ora l'obiezione potrebbe essere: bene, lasciamo che anche i nuovi arrivati si arricchiscano e poi anche loro manifesteranno il comportamento virtuoso degli occidentali indigeni; comportamento che esporteranno nella loro terra di origine. E anche: portiamo ricchezza nelle nazioni ora povere e otterremo per via indiretta il risultato che cerchiamo. Però vediamo che i nostri economisti e politici invece di invitare i nuovi arrivati ad adottare il modello di bassa natalità, invece di promuovere, nelle sedi internazionali, questo modello anche agli altri paesi, si preoccupano invece del fatto che gli italiani e gli occidentali fanno pochi figli. Pertanto si propongono leggi e provvedimenti per favorire la natalità e si stimolano i media a una propaganda in questo senso. Provo a spiegare il motivo di questo comportamento. 

C'è ovviamente l'aspetto xenofobo, per cui l'accresciuta percentuale di stranieri viene vista come una minaccia alle radici nazionali; e c'è l'aspetto religioso del crescete e moltiplicatevi; aspetti che i radicali ovviamente denunciano come malattia della società. Una preoccupazione che invece è sottotraccia nell'economista e nel politico riguarda l'aspetto macro economico della demografia. Proviamo a immaginare come si modificherebbe la ricchezza nazionale, cioè il prodotto interno lordo, se a pari condizioni di ricchezza individuale si raddoppiasse/dimezzasse la popolazione. Ecco che si sarà forse compreso uno dei motivi di preoccupazione del politico e dell'economista nel valutare una riduzione della popolazione. Giacché per essi una riduzione del PIL è quasi una catastrofe economica, mentre l'aumento del PIL è una delle voci che va a beneficio della bilancia economica, perché va ad alleviare l'indebitamento della Nazione. Purtroppo a causa della continua burocratizzazione ed estensione delle strutture di amministrazione e di governo, sembra impossibile diminuire la spesa pubblica; e se non si riesce a diminuire la spesa si cerca di aumentare il PIL, per non peggiorare l'indebitamento.

Comunque l'aumento del PIL viene invocato a prescindere, soprattutto da Daniele Capezzone, ex segretario di radicali italiani, che addirittura è arrivato a sostenere che la crescita economica deve diventare un mantra. Vengono anche invocate le statistiche che dimostrano che dove c'è crescita c'è anche benessere, qualità e rispetto per l'ambiente. Ma è come sostenere che la casa isolata in collina gode di un ambiente e un territorio favorevoli, senza dire che però quella situazione di privilegio è a scapito del territorio devastato delle periferie degradate. Cioè manca in queste analisi settoriali una visione sistemica dei processi. Un altro equivoco deriva dalla percezione che il PIL nazionale possa venire automaticamente tradotto in ricchezza individuale. Il PIL misura solo un'attività economica, ma non dice niente circa le finalità di questa attività. Per assurdo due attività che contrastano fra loro possono contribuire al PIL ma non portare nessuna ricchezza effettiva. Ad esempio le code in auto e la congestione del traffico cittadino favoriscono il PIL, perché fanno aumentare il consumo di carburante e determinano la costruzione di parcheggi, sottopassi ecc. Gli esempi si potrebbero moltiplicare e diramare, e in effetti la questione merita un approfondimento, una maggiore riflessione e partecipazione, perché a mio avviso è centrale nel discorso sull'ambiente, sulle risorse e sull'energia. Vedremo.

Infine vorrei ricordare che l'espressione "I Padroni del Vapore", con cui avevo indicato Leonardo Maugeri, era il titolo di un libro di Ernesto Rossi in cui si prendeva in esame i rapporti fra Fascismo e Confindustria durante il Ventennio. Maugeri è il direttore del dipartimento Strategie e Sviluppo dell'ENI, quindi è uno dei massimi responsabili della politica energetica in Italia. Non mi sembra opportuno che diventi un personaggio di riferimento per i radicali per elaborare delle politiche energetiche di uscita dai combustibili fossili.

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