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I nessi e le urgenze della questione energetica Stampa E-mail

Da Notizie Radicali del 01/03/2007

I NESSI E LE URGENZE DELLE QUESTIONI ENERGETICHE. RISPOSTA A WALTER MENDIZZA

di Paolo Musumeci*

20.000 A.C. Fred Flintstone e famiglia sopravvivono ad una tempesta di neve in mezzo al deserto e per festeggiare, la città di Littlerock decide la costruzione di una centrale nucleare le cui scorie sono “decadute” pochi anni dopo la famosa frase “crescete e moltiplicatevi”; e, mentre Annibale attraversava in maglietta e calzoncini le alpi con gli elefanti, il Circo Togni richiamava un limite ai cinesi sul trapezio: mai più di 3 milioni, inoltre mangiando aglio e cipolla i trapezisti cinesi, tutti sotto il tendone è veramente difficile continuare tale attività, “un effetto serra devastante” hanno lamentato i soliti malpensanti.

Che vi sia un nesso tra queste storie è difficile stabilirlo, ma un dato è certo: la popolazione umana nonostante le guerre, le carestie, la scarsità di risorse ed i mutamenti climatici è cresciuta. In modo particolare nel secolo scorso, in proporzioni disumane, tali da mettere a rischio l’attività circense oltre che l’umanità stessa.

In tutto questo bailamme pochi soggetti si espongono al pubblico ludibrio per la loro convinzione di questa insostenibilità, pur senza apprezzare gli uccelli che svernano in Italia e magari inseguendo qualche cinghiale fino ai cancelli delle nuove centrali nucleari che Mendizza ed altri vorrebbero costruire. Centrali che, ricordiamo, non possono sorgere dall’oggi al domani e che quindi non risolvono il problema energetico nel breve periodo; centrali che producono energia grazie all’uranio, che pur essendo arricchito e pure un poco snob, sempre di origine fossile rimane. Centrali che sono superate se consideriamo gli alti costi di stoccaggio delle scorie ed il fatto che a fronte di un uso notevole dell’uranio sono pochi i paesi esportatori, tra i quali Kazakistan, Canada e Australia.

Il primo non è certamente un paese affidabile, stessa cosa avviene con i fornitori di petrolio e di gas c.d. naturale. Quest’ultimo è prodotto per la maggior parte in Algeria, Nigeria, Arabia Saudita, Russia ed Indonesia, tutte stabili “democrazie” con dirigenze “illuminate” e finanziate proprio dalle materie prime di cui necessitiamo per la nostra crescita. Dunque accettiamo il compromesso che si possa morire in Nigeria, in Algeria o in Cecenia, in cambio di gas o petrolio ed anche uranio. Non c’è bisogno di essere pacifisti senza se e senza ma per capirlo, non è costruendo rigassificatori che si aiuta le popolazioni del delta del Niger o i massacrati in Algeria; certamente si farà business rivendendo il gas a Francia e Germania ma poi quanto di tutto questo profitto si trasferirà ai vecchi triestini è un dato tutto da dimostrare.

Allora per un rientro dolce della popolazione umana, sarà necessario in primis ridurre la pressione sulle risorse che sono alla radice dei conflitti: terra, acqua ed energia e l’unico modo che conosco è razionalizzare, risparmiare e rinnovare. Pannellizzare l’Italia potrebbe essere il nostro slogan; ma anche implementare nuove soluzioni come il K-gen di Ippolito ed altre che non inquinano, non uccidono e non contribuiscono ai cambiamenti climatici in quanto a zero emissioni.

Se questo significa essere bacato non importa, caro Mendizza: lo sarò con o senza passaggio a Nordest, di cui sinceramente posso fare a meno.

NOTE

*Segretario dell'associazione radicale LiberaLivorno e membro dell'associazione Rientrodolce.

REPLICA DI WALTER MENDIZZA

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