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"Un giorno in Direzione" di Luca Pardi Stampa E-mail

Un giorno in Direzione

Nella giornata di sabato 17/02/2007 si è svolta, nella sede romana di Radicali Italiani, una riunione della direzione del partito, alla quale il sottoscritto era stato invitato a partecipare. Oltre a rilevare l’indubbia manifestazione di attenzione che, con questo gesto, la segreteria ha mostrato nei confronti di Rientrodolce, vorrei rispondere a caldo alle diverse sollecitazioni ricevute durante la riunione.

Antonio Bacchi ha affrontato gli argomenti del nostro recente intervento, “Le lampadine cinesi di Capezzone”, sul tema delle risorse energetiche, tirando fuori i soliti argomenti di sempre, fra i quali spicca quello secondo cui, in passato, ci sarebbero stati moltissimi allarmi su una prossima fine del petrolio e di come successivamente questi allarmi sarebbero stati smentiti. Questo argomento viene presentato come un dato di fatto ovvio senza bisogno di dimostrazione. Come abbiamo chiesto in passato ad altri, proponiamo a Bacchi una utile ricostruzione storica dal suo punto di vista. Chi e quando avrebbe lanciato questi allarmi? Lo preghiamo anche di essere preciso con nomi di persone istituzioni coivolte e date, perchè già sospettiamo che il compagno Bacchi ci riproporrà le solite storielle sugli errori del Club di Roma ed altre leggende più o meno recenti. Dal nostro punto di vista, sulla questione dell’esaurimento del petrolio, abbiamo sempre riportato tutte le posizioni, per poi manifestare la nostra convinzione su quali posizioni ci sembrassero più realistiche e scientificamente valide. In breve le posizioni sono collocabili in tre campi: 1) gli esperti indipendenti 2) le grandi agenzie 3) un variegato schieramento di compagnie petrolifere private o nazionali. Gli esperti indipendenti, cioè non dipendenti dall’apparato militar- economico che si è costituito intorno all’industria petrolifera, come Kenneth Deffeyes, Samsam al Baktiari, Colin Campbell ed altri, sono concordi nel collocare il picco della produzione petrolifera da qui a pochi anni. Le grandi agenzie fra cui spiccano l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), un’agenzia intergovernativa che include tutti i paesi OCSE e la Energy Information Agency (EIA) del Dipartimento per l’Energia del governo americano. Queste agenzie, nonostante le notevoli pressioni politiche, hanno ripetutamente parlato di picco del petrolio, collocandolo qualche decennio più avanti rispetto agli “indipendenti”. Significativa è quello che si leggeva nel rapporto AIE del 2004. In quel rapporto si diceva che, riassumendo, il picco del petrolio si verificherà intorno al 2036 se saranno fatti i necessari investimenti, se tali investimenti mancheranno si potrebbe verificare nel 2015 o prima. Tale previsione veniva fatta sulla base delle stime sulle riserve petrolifere fatta dall’US Geological Survey (USGS). L’USGS, nelle sue stime, produce tre cifre classificate come P95, P50 e P5, il P sta per Probability, e il numero si riferisce alla probabilità della stime. Recentemente qualcuno ha tradotto questi tre numeri per il grande pubblico. Il P95 sarebbe la stima del petrolio presente nel sottosuolo (generalmente indicando la quantità totale inclusa quella estratta) del quale siamo praticamente certi (95% di probabilità). E’ significativo che questa cifra non sia molto diversa dai 2000 miliardi di barili degli “indipendenti”. Il P50 sarebbe la miglior stima di quello che non possiamo sapere con esattezza (un stima doverosa, ma sulla quale non fare eccessivo affidamento), la terza cifra, il P5 sarebbe la cifra per i politici. Questa è la cifra che in effetti è rimbalzata in varie agenzie di stampa, probabilmente ripresa da Capezzone nel suo discorso di Brusselles, nel quale parlava di 3000 barili e 60 anni di consumi petroliferi immutati. Abbiamo gia detto che i radicali non si possono accontentare delle cifre “per i politici”, non è nella loro tradizione dare credito alla voce del padrone. Dello schieramento costituito dalle compagnie petrolifere si può dire molto, il fatto essenziale è che, quelle nazionali, come la saudita ARAMCO, che oggi detengono la maggior parte delle riserve, fanno l’interesse dei paesi che rappresentano e quelle private fanno l’interesse dei loro azionisti. Nulla di male in questo (forse), ma nulla di male neppure nel dubitare sull’autenticità e scientificità delle loro analisi.

Aveva ragione la redazione di Notizie Radicali di qualche giorno fa che, commentando il nostro intervento “Le lampadine cinesi di Capezzone”, pur dissociandosi dal tono e dal contenuto del nostro intevento, affermava che “la lingua batte dove il dente duole”. E il dente, per quanto riguarda il tema risorse- popolazione- ambiente, continuerà a dolere se la lingua dei nostri oppositori interni al partito, continuerà a produrre il vaniloquio quantitativamente inconsistente che ha prodotto finora.

Bacchi ha anche fatto numerosi accenni alla questione climatica ai quali risponderemo adeguatamente con un commento dedicato. Ci permettiamo di indicare fin da ora, comunque, il commento di Joseph Stiglitz pubblicato ieri stesso su la Repubblica, che insieme a quello di Sartori del 7 febbraio scorso rappresentano abbastanza bene, ciò che anche noi pensiamo su questo tema.

Emma Bonino, nel suo intervento, ha detto due cose che ci preme commentare. La prima è che il dibattito sulla questione picco del petrolio, le sembrava ideologico dato che secondo lei una “riduzione” della dipendenza dal petrolio era comunque una cosa necessaria e urgente. La seconda è che l’attuale urgenza del partito è e deve essere la laicità. Intendiamo commentare ambedue le affermazioni. Il nostro approccio alle questioni ambientali è sempre stato quantitativo e sistemico, mai ideologico. Riteniamo che la discussione sulla consistenza delle riserve petrolifere e sul picco di produzione globale del petrolio, siano argomenti centrali della politica energetica e non irrilevanti nel definire un Piano Energetico realistico, quale noi pensiamo debba essere uno dei principali obbiettivi da conseguire al più presto. Come pure non ideologica, rilevante, e urgente, è la discussione e la presa di coscienza, ai massimi livelli politici, della pericolosità che l’uso dei combustibili fossili rappresenta per il clima e per gli ecosistemi terrestri.

Per quanto riguarda la seconda questione, quella della laicità, ci piace ricordare il grande contenuto di laicità che comporta la battaglia sul controllo delle nascite e della popolazione. La conferenza UNPFA del Cairo del 1994, aveva acceso speranze per coloro che erano preoccupati sia della “deriva cinese” nella politica di controllo delle nascite, sia degli effetti nefasti della predicazione natalista in un mondo già sovrappopolato. Non è un caso che la conferenza del Cairo che proponeva una vasta diffusione dei mezzi contraccettivi e dell’educazione alla salute riproduttiva e sessuale come mezzo per la programmazione familiare anche nei paesi sottosviluppati, oltre  e prima dell’attesa messianica del famoso e salvifico sviluppo, fu acremente criticata dal Vaticano, da molti paesi islamici e da quella destra americana che, vinte successivamente le elezioni presidenziali, è riuscita ad occupare la politica demografica (e quella energetico- militare) per ormai quasi un decennio, bloccando qualsiasi intervento in materia di controllo delle nascite. "No Taleban No Vatican" dovrebbe significare anche questo e il congresso di Tirana del PRT lo aveva sancito in una interessante mozione particolare sulla bomba demografica. Noi pensiamo che sia tempo di rimettere mano ai contenuti di quella mozione e riconoscere quanto il contenuto della parola d’ordine del “rientro dolce”, che significa rientro della popolazione e dei consumi umani entro limiti ecologicamente sostenibile, sia liberale, laico, socialista e, soprattutto, radicale, nel senso letterale di andare alla radice dei problemi.

Luca Pardi (segretario di Rientrodolce)

REPLICA DI ANTONIO BACCHI

"PARDI, BACCHI, E LA QUESTIONE ENERGETICA" DI MARIO MARCHITTI

COMMENTO DI ANGIOLO BANDINELLI

INTERVENTO DI WALTER MENDIZZA

PAOLO MUSUMECI RISPONDE A MENDIZZA

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