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01.11.2006
          
Conferenza FAO: una buffonata planetaria

Da Lunedì a Sabato 4 Novembre Roma ospiterà, nella sede della Fao, la consueta fiera della vacuità sul problema della fame.
Come prescritto dalle regole del teatro classico, la tragedia della fame troverà dunque, qui a Roma, la sua unità di tempo di luogo e d’azione. Qui si daranno convegno, all’ombra dei sontuosi palazzi vaticani, tutte le idiozie, tutte le bugie, tutte le viltà e tutte le ipocrisie che hanno scatenato e che perpetuano nel mondo il flagello della fame, con i suoi 15 milioni l’anno di vittime, in gran parte bambini.
Cominciamo dalle ipocrisie. Come sempre, le perorazioni umanitarie e le invettive antioccidentali dei delegati e dei dirigenti FAO tutti impegnati, a parole, nella lotta contro la fame, si accoppieranno ad un’orgia di pranzi, lussi e sprechi vergognosi degli stessi dirigenti e delegati. “Forse l’aragosta – scriveva con lucido humor nero Mario Giordano sul “Giornale”, dopo la Conferenza FAO del 2002 – si poteva evitare. E anche lo shopping in via Condotti, lo champagne Veuve Cliquot, il vestito griffato e il foie gras. Come si fa a parlare per tre ore di fame e disperazione e poi, fermi tutti, il pranzo è servito e avanti coll’aragosta in vinagrette, il filetto d’oca con olive, le crespelle ai funghi, il risotto di arance e zucchini, il brasato e per concludere torta bigusto e composta di frutta con vaniglia ? Come si fa ? Lo sa, caro delegato, ogni giorno 34 mila sventurati muoiono di fame. Ma, scusi, l’ha assaggiato questo squisito brasato al barolo ? Già, ha visto gli orrori della carestia nel Sahara ? Ne parlavo giusto ieri con mia moglie mentre comprava un bel diamante in via del Babuino.”
Del resto l’esempio viene dall’alto e non mi risulta che il papa, mentre predica infaticabilmente contro l’egoismo dei paesi ricchi, viva in un bicamere monoservizi o digiuni come Marco Pannella: al contrario, vive in palazzi e giardini principeschi e si abbuffa coi manicaretti dei famosi cuochi vaticani.
Queste ipocrisie, a loro volta, sono il frutto delle viltà morali delle classi politico-burocratiche che periodicamente organizzano questa buffonata planetaria. Molti di questi VIP sapevano e sanno benissimo che la causa primaria della fame e dei suoi orrori è l’esplosione demografica che nel ‘900 ha fatto raddoppiare le popolazioni del Terzo Mondo ogni venti-trent’anni, impedendone lo sviluppo economico e vanificando l’aumento della loro produzione agraria. Ma sanno anche di aver fatto carriera tacendo o negando questa verità ovvia, come esigeva la demagogia politica e religiosa imperante sia nel Terzo Mondo che nell’Occidente cosiddetto avanzato.
A loro volta, le viltà morali si sono saldamente ancorate alle idiozie e alle bugie che i politici ed i prelati di ogni stampo ci hanno scodellato per tutto il corso del ‘900. Così, non solo i fascisti ma anche i comunisti, non solo gli integralisti cattolici ma anche quelli islamici hanno concordemente promesso di sgominare la fame e di assi-curare il benessere universale con le loro meravigliose ricette di virtù e di prosperità, salvo poi lasciare ai posteri l’eredità di fame e disperazione accumulata dalle loro ricette fallimentari. E particolarmente amaro, per un liberale come me, è stato ed è assistere al sostanziale, opportunistico allineamento degli accademici liberisti a questa generale e demenziale negazione della minaccia demografica.
Comunque, anche se l’unanimismo natalista è uno spettacolo davvero amaro, que-sta convergenza di ideologie e fedi che si proclamano antagoniste su un identico rifiuto d’ogni misura denatalista (una convergenza inspiegabile in termini ideologici o culturali) basterebbe a dimostrare la superiore validità del mio approccio psicologico alla politica, che considera le ideologie e le religioni come semplici maschere di identici meccanismi psicologici sottesi alle più diverse varianti culturali.
E analogamente gli sprechi vergognosi dei delegati e dei burocrati che partecipano alla buffonata planetaria di Roma mi sembrano una conferma lampante della mia teoria liberale della lotta di classe che indica appunto nella classe politico-burocratica la vera classe parassitaria e sfruttatrice del nostro tempo. Non si tratta di sprechi occasionali. Mentre apprendiamo che i figli dei funzionari FAO frequentano, a spese dell’organizzazione, un lussuoso Collegio liceale per superricchi che costa circa 24 milioni di lire l’anno per ogni rampollo, basta un’occhiata ai bilanci FAO per scoprire che oltre il 90% delle uscite va a pagare gli stipendi principeschi dei burocrati, eroi della lotta alla fame: in media 8 mila euro mensili esentasse. Del resto, perché dovremmo scandalizzarci noi italiani che spendiamo il 98% delle risorse investite nella scuola per pagare gli insegnanti?
Una novità interessante dell’imminente congresso della Fao è il chiarimento di una realtà spesso contraffatta da quanti negano che il controllo delle nascite sia indispensabile per combattere la povertà: alludo alla realtà indiana.
In India, infatti, si registra da molti anni un ottimo incremento del PIL insieme ad un notevole incremento demografico. A parte però il fatto che tutti gli altri paesi del Terzo Mondo che hanno realizzato un rapido sviluppo economico sono solo quelli ove l’economia di mercato e il controllo delle nascite sono stati applicati simultanea-mente, anche quest’ultima apparente eccezione indiana sarà largamente sfatata. E’ vero che il PIL dell’India cresce bene, ma il direttore di Action Aid rivelerà nel suo rapporto alla Conferenza FAO che la fame in India imperversa come sempre, che quasi la metà dei bambini la patisce e che la metà della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. Insomma, senza il controllo della nascite, il prodotto interno lordo cresce ma, con buona pace degli esperti asserviti ai dogmatismi religiosi, la fame non cala.
          
Luigi De Marchi
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