Home arrow Interventi degli iscritti arrow Israele e petrolio. Lettera di Luca Pardi a Marco Pannella
Israele e petrolio. Lettera di Luca Pardi a Marco Pannella Stampa E-mail

Caro Marco,

al recente comitato di Radicali Italiani ho tentato, in modo quanto mai confuso, di spiegare la ragione per cui, secondo me, il grande Satyagraha mondiale per la pace non può limitarsi a chiedere a Europa e Israele di iniziare le procedure per l’entrata di quest’ultimo nell' Unione Europea, ma deve includere almeno la menzione della questione petrolifera senza la quale non si capisce, sempre secondo me, quasi nulla dei conflitti del vicino oriente, e del mondo intero. La confusione della mia esposizione in comitato dipende ovviamente dal fatto che passavo dal versante tecnico, sul quale mi sento abbastanza tranquillo, a quello politico sul quale sono infinitamente insicuro e pieno di dubbi. Purtroppo i miei molti dubbi non hanno trovato ne risposta ne interesse da parte di nessuno all’interno del comitato e la cosa, senza offendermi, mi ha un po’ deluso.

Riassumo i miei dubbi in una (lunga) domanda: possiamo noi chiedere all’Europa di rivitalizzare il manifesto di Ventotene, tornando a progettarsi come un presidio per la pace e la convivenza, e non quel coacervo di interessi nazionali spesso contrastanti che è l’Europa delle patrie, possiamo, grazie alla natura di Israele come testa di ponte democratica nel vicino oriente, chiedere che esso sia accolto nell’Europa senza che sorga il sospetto, sicuramente amplificato e largamente utilizzato nei mezzi di attrazione di massa degli ayatollah, dei talebani, dei jhadisti, che Israele sia invece una testa di ponte militare verso le riserve conosciute di petrolio più ingenti della Terra?

Ci sarebbe un modo semplice ed efficace, oltre che ecologicamente virtuoso, per disinnescare questo sospetto. Annunciare che contestualmente alla partenza dei negoziati per l’ingresso di Israele della UE, proponiamo un negoziato per governare l’uscita dal petrolio dell’Europa. La Svezia recentemente ha preso una decisione simile in modo unilaterale. Si tratterebbe di proporre un trattato internazionale fra consumatori e produttori, che che porti a ridurre gradualmente i nostri consumi di petrolio proprio per abbassare le tensioni sulla domanda e permetterne un uso assennato da parte di quei paesi che devono ancora raggiungere un livello dignitoso di sviluppo economico.

Un modo per attenuare la forza di quel mare di odio antioccidentale, che rischia di travolgere Israele per primo , e che ha nei nostri sfrenati e insensati consumi energetici una giustificazione materiale di fronte a miliardi di uomini e donne in tutto il mondo, giustificazione su cui si depositano le concrezioni religiose e ideologiche.

Un trattato internazionale simile è stato pensato da Colin Campbell, presidente di ASPO internazionale, come una sorta di protocollo di Kyoto per il governo dell’esaurimento del petrolio, e presentato lo scorso anno a Rimini in occasione della conferenza della fondazione Pio Manzù. Una traduzione in italiano del protocollo nella versione originale si può trovare sul sito di Rientrodolce (www.rientrodolce.org). Successivamente Richard Heinberg (http://www.globalpublicmedia.com/interviews/732) ne ha preso la responsabilità e sta cercando di agire per convincere i governi a fare qualcosa in questa direzione.

Una delle virtù di questa idea è che non propone una uscita dal petrolio che sia aggressiva, come la conquista di una autarchia energetica che, come a volte si sente dire, ci permetterebbe di mettere in ginocchio gli sceicchi. Questa sarebbe una richiesta di negoziato, un riconoscimento della natura eccessiva e non necessaria dei consumi energetici attuali del nostro continente.

La prima volta che lessi il protocollo scritto da Colin Campbell mi colpì questa frase:

Ciò che serve è un politico senior, dotato di immaginazione, o un leader nazionale, che colga l’essenziale di quanto è stato descritto.
Egli dovrebbe probabilmente avere una formazione scientifica o tecnica, o, almeno una mente aperta e curiosa. E’ improbabile che possa provenire da una formazione in economia classica.

A parte la questione della formazione scientifica, pensai immediatamente a te. Anche per questo oggi ti propongo questa riflessione.

Un abbraccio

Luca Pardi

P.S. Puoi leggere la versione italiana del protocollo all’indirizzo seguente:

http://www.rientrodolce.org/index.php?option=com_content&task=view&id=128&Itemid=49

Copyright 2000 - 2004 Miro International Pty Ltd. All rights reserved.
Mambo is Free Software released under the GNU/GPL License.

sovrappopolazione, demografia, fame nel mondo, carestie, epidemie, inquinamento, riscaldamento globale, erosione del suolo, immigrazione, globalizzazione, esaurimento delle risorse, popolazione, crisi idrica, guerra, guerre, consumo, consumismo