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Intervento di Pannella al Comitato Nazionale di Radicali Italiani 08/09/2006 Stampa E-mail
INTRODUZIONE
              
Ho ritenuto il discorso di Pannella all'ultimo comitato nazionale di grande importanza e per questo ne ho trascritto, nonostante la lunghezza, l'intera prima parte. In essa Pannella esprime la propria disperazione nel constatare di trovarsi, ancora una volta, ancora una volta nel dubbio e nella speranza, a raccogliere il testimone di Altiero Spinelli, di Aurelio Peccei, di Luigi De Marchi (e altri) e di essere assediato dalle urgenze che essi hanno incarnato e incarnano. 

Dice Pannella che, per quanto recalcitrante, è attraversato, e continua ad esserlo, da una forma dell’intelligenza, delle intelligenze loro, che lo assediano come una cosa compatta, di una incredibile compattezza.  E lui percepisce fino alle lacrime, come in un episodio della sua gioventù,  l'angoscia di essere un collo di bottiglia e di non volerlo essere, ma di sentirsi spinto da un amore civile a raccogliere il loro muto appello a proseguirne le battaglie, e ne indica due: quella per il superamento dello stato nazionale e quella per il controllo della popolazione mondiale. 

Pannella dice di trovarsi in uno stato febbrile, per trovarsi ad essere lui, e solo lui, colui che le deve condurre, per dover fare questo spinto dalla percezione di uno stato di estremo pericolo per la pace del mondo, una percezione che, quando è accompagnata da quella di molti altri, vede l'inserimento di qualcosa di misterioso, che unisce le singolarità degli individui in una maturazione oggettiva che poi consente che l’umanità, tendenzialmente, vada da una parte anziché dall’altra.

Se poi vogliamo cercare, ma non è importante rispetto al resto, il saluto che Pannella ci dedica, come Rientrodolce, lo troviamo in queste parole: "quando io penso al rientrodolce e intendo al sito, ai “compagni di”, con i quali ci sono da parte di molti compagni, ai quali faccio pienamente fiducia, dissensi importanti delle scelte del quotidiano, però sento in questi compagni, vivo con questi compagni,  qualcosa che so essere essenziale per qualsiasi scelta poi altra, nel quotidiano, si è  indotti a fare".

Riporto, dunque, la prima parte l'intervento di Pannella, relativa alla sua angoscia e al problema della sovrappopolazione, e spero di poterla prossimamente commentare, anche per sottolineare l'importanza che sia riconosciuta, che anche Pannella percepisca pienamente, la "compattezza" delle urgenze sentite, urgenze che derivano da una unità di percezione umana, pur nelle diverse persone che la incarnano e l'hanno incarnata. Il problema di Israele, cioè, e quello del Medio Oriente e quello dell'equilibrio tra popolazione e risorse e quello dell'ubriacatura da petrolio che fa impazzire il mondo sono, spero sia evidente, un solo problema, visto sotto diverse sfaccettature dalle persone il cui spirito riecheggia e "attraversa" Pannella.

Nella parte che non ho trascritto Pannella si intrattiene soprattutto sulla proposta di far entrare Israele nell'Unione Europea.

Guido Ferretti

Pannella al Comitato di Radicali Italiani 08/09/2006

AUDIO

PRIMA PARTE (Da 33:00 a 59:42)

SECONDA PARTE (Da 00:00 a 59:43)

TERZA PARTE (Da 00:00 a 23:42)

TRASCRIZIONE DELLA PRIMA PARTE E DELL'INIZIO DELLA SECONDA

ABBIAMO MESSO IN GRASSETTO I PASSI CHE CI SEMBRANO PIU' SIGNIFICATIVI

Non ricordo. Qualche mese fa, nella celebrazione, nella commemorazione di Altiero Spinelli a Ventotene, mi colpì, perché avrei dovuto avvertirla leggendola, una citazione di Tommaso Padoa Schioppa, della autobiografia di Altiero Spinelli. A un certo punto, non cito adesso esattamente le parole, ma, Altiero dice: “fu in quel momento che compresi che era questo che io e solo io potevo e dovevo fare”. Per il rapporto che ho avuto con Altiero questa frase, questa proposizione, questo pensiero, letto, tra l’altro, assieme ad altre cose molto importanti, davvero, che davano un connotato, non limpido così, di Altiero a chi ascoltava queste citazioni di Padoa Schioppa, ebbi un momento di emozione e mi dissi: “ecco quello, a parte altre cose, ovvie, che fa la mia diversità o la diversità della mia vita rispetto a quella di Altiero”.

Io, in quel momento ho pensato e ho ricordato immediatamente diversi momenti importanti della mia vita, che probabilmente equivalevano a quel tipo di evento o di parole che in Altiero ebbe quella eco. Io ne ricordo alcuni sin dai tempi della vita universitaria, mi ricordo un congresso a Grado nel quale accadde che, prendendo la parola all’apertura di questo congresso, dopo il mio intervento, credo durissimo, quello che ripeto ancora adesso, nei confronti dell’essere cattolici, cattolici politici o cattolici culturali, ed eravamo in un momento nel quale eravamo i due gruppi di maggioranza, alleati, il gruppo cattolico dell’Intesa e l’Unione Goliardica Italiana, feci appunto un intervento estremamente chiaro, duro, a mio avviso ancora una volta pieno di convinzione, rispetto alla religiosità. Già allora, però, dentro di me mi dicevo, non solo dentro, che l’ateo era una delle forme della religiosità, quella che addirittura, dicevo allora, lo dicevo, ha un tale rispetto del mistero, dello sconosciuto nel quale siamo immersi, che quasi con rabbia reagiva contro la antropomorfizzazione di Dio, del mistero, no? e quindi NO! Dio poi, fatto a nostra immagine, insomma tutta quella serie di cose.

Dopo questo intervento accadde che, un intervento lungo, tanto per cambiare, già allora, ma, devo dire probabilmente con un tono di parola con una velocità di eloquio e con una forza, anche, di comunicazione, altra da quella di oggi, i compagni dell’UGI sembravano felici di una felicità impazzita, e a quel punto vidi Edoardo Speranza, che era in quel momento il leader della Intesa, alzarsi, confabulare con degli altri, fare segno agli altri cattolici, ai cattolici, di abbandonare il congresso.

Era l’apertura, quasi, il che, mi dissi, "ma come faranno a reggere e a giustificare l’abbandono del congresso con le cose che ho detto? Sono convinto che, non solo non ho detto qualcosa di offensivo, sono feriti proprio nel loro, essendo Intesa, essendo cattolici, proprio feriti nella proprietà del marchio, dell’identità che loro ritengono di avere in monopolio".

Sta di fatto che, in quel clima di felicità, ma così autenticamente drammatico, io me ne corsi nella mia stanza, sbottai in un pianto che non finiva più, non è un solo episodio, perché già allora sentivo che qualcosa nel quale si poteva immaginare che io fossi determinante, necessario, mi disperava. Cioè: se dipende dalla mia, ma non dico pochezza, comunque dalla mia realtà, questo, allora questo è come se non vale, non…. Ed è cosa che mi ha accompagnato, devo dire anche a volte ho avuto minori occasioni, ma anche in questi anni. Per dirla tutta mi chiusi in camera, piangevo, mi masturbai con rabbia, e, vabbeh, poi tornai ai compagni.

Ecco! E torno ad Altiero Spinelli. In realtà, altri potrebbero parlare con linguaggio cristiano o cattolico eccetera, che in quel momento Altiero ha accettato di ritenersi chiamato, no? si è "annunciato" e questo dargli una forza, assolutamente, che ha contraddistinto la sua vita pratica, realistica. E non è che a me manca, è mancato questo, nel senso “altro ordine” diciamo di grandezza,  di pensiero, no, proprio nello specifico delle componenti interiori e esterne di lotta, potrei dire in questo momento, che lì si vedeva non solo il carattere di bestia abruzzese, che poi lui aveva molto questo carattere, anche lui, ma quello, però, di chi aveva scelto anche da diversi anni, l’essere, per amore delle cose che poi sappiamo erano sue, di essere comunista e di esserlo per anni, fino al momento della galera e durante.

E qui vien fuori forse che una cosa che mi dà fastidio, perché a suo modo mi sembra un po’ dolciastra, quando sento ripetere e ne sono convinto, che il dubbio è costitutivo, poi, della forza storica di una convinzione che è il prodotto anche dell’esercizio, e devo dire della tentazione, ma anche della violenza, in certi momenti, del dubbio, perché in quei casi il dubbio può divenire un alibi, no? per dire non son all’altezza, insomma per fuggire dalla cosa.

E in quel momento forse posso ritrovare nella mia esistenza la presenza vera, vissuta, del dubbio. Nei momenti migliori, nei momenti che possono sembrare di consacrazione laica in un determinato momento di una necessità di una funzione, e in quel momento non speranza ma quasi disperazione. Poi è vero che da un altro punto di vista ho sempre compreso che la speranza è anche crudele, perché finché si spera, nell’amore per le persone, per la persona, per un’idea, eccetera, finche si speraa, appunto, questa è crudele perché ti costringe a “continuare a...”

Soprattutto se, come in un bellissimo libro, che è stato segnalato da Diego Galli e altri, una junghiana, non a caso, poi ha detto; c’è l'amore romantico, l' amore ideale, eccetera e poi c’è l’amore civile, come amore, diverso, altro, solido e altrettanto e più, nella durata ,anche più caldo, più vero, più coinvolgente.

Perché son partito da questa...?  Perché ho pensato, continuo a pensare molto ad Altiero, perché stasera per la prima volta, ripensandoci, e a volte l’ho anche raccontato,  ho avuto quasi… C’era Umberto lì, stavamo parlando, quasi un piccolo brivido quando mi son ricordato di Altiero nel letto di morte, a fianco… belli, un paio di … e poi la famiglia e io non sono andato accanto a stringergli la mano. Ho visto che mi ha visto e gli ho detto lì, perché sentissero bene gli altri, “guarda Altiero, non posso che dirti no! Se si tratta e se ci sarà il mezzo miracolo (ne hai fatti altri), che questo possa divenire un momento di supplenza, ci sto. Se pensi che sia problema di eredità: no.

Io credo che in quel momento davvero mi ha guidato l’amore per Altiero. Cioè in quel momento gli ho dato un dolore, ma non certo un’amarezza. E gliel’ho dato, perché erano molti mesi che a suo modo, quasi goffo, perché poi era una persona estremamente pudica, riservata, dura, imbarazzata, ma erano alcuni mesi che mi diceva, poi qualcosa del genere l’aveva già detto a un nostro congresso a Firenze: “senza la vostra follia forse non ce la facciamo. E’ necessaria eccetera". E, così, con il male che avanzava, ogni volta esordendo parlando d’altro,... e non mi ricordo mai che capperi di quadro è, perché a più riprese mi diceva: "vedi, se penso alla morte, quel quadro, che è a Milano, è come la sento, è come sento ed è un cacciatore che sta per essere azzannato da una muta di cani".

E questo era un suo modo per dirmi qualcosa. Poi lo ha ripetuto anche ad altri, ma cioè, in quel momento, c’era il timore non del morire suo, ma del venir meno lui, quel "lui" che lui aveva, come ci ha raccontato Tommaso Padoa Schioppa, scritto nella sua autobiografia: arriva il momento che ero necessario a quell’impresa.  E a più riprese, diciamo tre volte e mezzo, nel senso che per tre volte era pieno, diceva "adesso tocca a te, adesso è il tuo turno".

Proprio estremamente, due persone così diverse, almeno, “tocca a te è il tuo turno” non so se sono proprio le parole che ha usato, sono state anche quelle di Bettino Craxi, in una situazione diversa, perché lui temeva la fine di tutto, ma non tanto la fine fisica, insomma… non era cosa così imminente, ma il crollo di tutto sì.

E, in modo diverso, credo che sia conosciuto, risposi bruscamente, affettuosamente, per affetto, gli risposi imbarazzato in modo molto…: “tu sei scemo”! “Ma io telefono …”. Dico: sì telefoni ed è la volta che non posso manco più fa’ il radicale. "Non vengono tutti la mattina alle sette e mezza?" E che? vengono tutti? Se io non sveglio uno o due non arrivano, no? arrivano alle nove!

Ecco. Allora tutto questo per dirvi che, mi viene in mente in questo momento, mentre vi parlo, no, in questo momento io sto vivendo un assedio Mi rendo conto in questo momento, mentre vi racconto quella cosa, ma è davvero l’assedio non dei cani, ma l’assedio di Altiero, l’assedio di Ernesto, l’assedio di Nicolò Carandini, l’assedio di Salvemini, che ho visto una volta nella mia vita, l’assedio di Peccei, l’asssedio di un momento, un attimo importante, di Gigi De Marchi.

Ed è un assedio perché? Perché quella forma, badate non è una parte, quella forma dell’intelligenza che lentamente continua ad attraversarci e mi attraversa, delle intelligenze loro, mi assediano come una cosa compatta, mi pare di una incredibile compattezza.

Tanto per dirla, lì,  così. Io per esempio la questione demografica, la questione della sovrappopolazione, è una cosa che mi porta subito ad incontrare, se volete filosoficamente, lo scandalo della non-profezia, di quello che avverto come meschinamente difesa antropologica, ma di una umanità che è quella di 500 anni fa. Il riflesso “bisogna fa’ figli”. Qualche millennio fa, probabilmente, era il problema dell’umanità. Millennio! qualche centinaia di migliaia di anni! Era il riflesso di quella specie animale, di quella specie che eravamo. La proliferazione come elemento di occupazione, di forza di una specie. Poi abbiamo appreso che, infatti, in base alla stessa logica, abbiamo delle specie che organizzano una sorta di suicidio di massa, avvertendo animalmente la quantità, la crescita come qualcosa che…, è l’unica spiegazione che sento, abbiamo sentito dare, di specie animali, anche ancora esistenti, ma che sembrano avere ricorso a questo.  

E quindi attraverso Peccei, Gigi De Marchi, noi stessi, mi appare patente che in questa esaltazione della persona c’è il complesso di secoli ormai di disamore, di odio, di paura, dell’uomo della donna, della persona vera.

E via via, l’ho accennato nei giorni scorsi di nuovo, quella sorta di paidofilia, di pedofilia, che trova radici nel nuovo testamento e quasi sempre… e che poi ha portato a che cosa? La raffigurazione del puttarello roseo come un porcellino, bello, ma tutti uguali, come simbolo non della verginità, della purezza come fatto naturale, quindi quale purezza è, no?, che si sovrappone a che cosa? Poi viene nell’arte, per fortuna dall’interno, e ci salva, e allora il momento che esprime davvero, col bianco e col celeste, la purezza, il cielo, la forza, ma tutto, è Michelangelo, voglio dire, è Mosè, no? Quello te lo immagini con il suo bianco, delle ire che possono essere tremende, quelle magari di Giove, prima, di altri, eccetera, ma il momento della forza, il momento della saggezza, il momento anche dell’ira, ecco, tanto… in questo modo diventa umano il divino, sempre questo, il divino come proiezione dell’umano, come consolazione, come forza, come altre cose. E’ piuttosto bello.

E allora, appunto, quando io penso al rientrodolce e intendo al sito, ai “compagni di”, con i quali ci sono da parte di molti compagni, ai quali faccio pienamente fiducia, dissensi importanti delle scelte del quotidiano, però sento in questi compagni, vivo con questi compagni,  qualcosa che so essere essenziale per qualsiasi scelta poi altra, nel quotidiano, si è  indotti a fare. Ma senza questa, devo dire, comprensione, che per me viene dal fatto, dico, ma vi rendete conto, questi, siccome pure il bambino si scopre, no?, che c’ha la sessualità, sono imparati, poi piano piano alla fine magari questo si dice, la medicina, no?, la cultura dirà che pure i bambini,.... mamma mia! A questo punto, tranne l’imitazione di Cristo, che però, credo, sembra può essere un testo apocrifo, tutti i testi, diciamo, post nuovo testamento, hanno finito per produrre questo richiamo, questa dolce dolcissima, però anche un po’ sdolcinata e vuota, paidofilia, no? Sempre il bambino, una cosa, l’altra, eccetera. E quindi…. perché quello si presumeva che fosse mondo, anche perché, poi, si era battezzato, non c’aveva il peccato originale, mondo della condanna conseguente al peccato originale.

E, in questa storia, alla fine, cosa sta accadendo? Io riesco..., e lo dico, mi pare una storia dell’orrido. A questo punto ecco che la persona scoppia. Chi è persona che deve essere difesa anche da un graffietto, anche da …? L’embrione! perché è una persona, tra virgolette sostanzialmente immateriale, non può peccare, non può rompere i coglioni, non può tradire, non può fare, ed è persona! E’ la persona ideale loro, la persona che corrisponde all’assoluto della morte del tutto.

E tutto questo muove, commuove, e c’entra, per me, con il rientrodolce, perché oggi siamo certi che, con il mezzo, la tecnologia, la tecnica della libertà, una tecnica umana, un modo di organizzare, abbiamo una umanità che è pronta, lo vediamo tutti i giorni, a voler concepire con amore, volere concepire, appena può, un figlio, al massimo magari due, perché lo vede come persona, essere in tre essere in quattro.

E allora abbiamo questa mia idea, che io dicevo: il rientrodolce, se non ci fosse tutta questa propaganda, ma anche a sinistra, badate.... I compagni dei DS e della .. devono stare attenti, perché loro portano con sé, devono stare attenti, anche una scelta ideologica, quindi inconsapevole, ma storicamente fortissima. E’ l’alleanza tra il mondo comunista e la Russia e il Vaticano, che nel ‘62 - ‘63 mandarono all’aria una delibera di un congresso dell’ONU, nel quale si fissava, appunto, in modo abbastanza imperativo,  non a livello delle leggi, ma delle responsabilità, era il controllo attraverso la conoscenza, delle masse, non attraverso l’educazione: attraverso l’informazione, attraverso… il povero Pio IX aveva sempre visto tutto, sempre, no? Dice : “la cultura, l’alfabetismo, l’alfabetizzazione mette il nostro popolo, il nostro amato popolo, nelle mani del diavolo”, e quindi “caro cugino”, scomunicato eccetera, caro Vittorio Emanuele II, non firmare non controfirmare sta cosa del parlamento era in trasferimento da Firenze a Roma, che istituiva, teoricamente, l’insegnamento elementare gratuito.

Va beh, allora! Vi dico che io ho questo assedio. Ed è un assedio nel quale mi sento sempre di più come un collo di bottiglia, come un affare che non riesce… siccome questo mi arriva, in termini di intelligenza, più che di sensazione, a questo punto vivo come corpo, come fisico, come psicofisico eccetera, vivo come, appunto, il collo di bottiglia, nel quale le cose rischiano di finire, perché non vanno dove devono andare.

Non c’è semestre che non ho la sensazione, una sorta di febbrilità, che cade nei momenti buoni, un tantino, mi chiedo come, ma cazzo, sì è vero, mi prende, e scopro le ragioni antiche, ma l’attualità, la ragione antica come preannuncio del possibile nel futuro, a condizione che nello svolgimento del genoma, del DNA e via dicendo, si inserisca quel tanto di misterioso che fa la singolarità di ogni individuo, con la sua possibilità, contemporaneamente tanti altri forse vivono lo stesso tipo di maturazione oggettiva, che poi consente che l’umanità, tendenzialmente, vada da una parte anziché dall’altra. E in cui quindi si realizza il proprio dell’esistenza, dell’esistere, che è quel miliardesimo, miliardesimo di miliardesimo, di singolarità e di non progettazione, non programmazione, no?, di quello che, come individuo, finirà per essere o fare.

E c’è questa cosa meravigliosa, che adesso ci si racconta, che appunto, attraverso un embrione, una cosa eccetera, si riesce a capì se quello c’ha la tendenza a quella malattia, a quell’altra, e non credo che sia una sorta di infatuazione, centocinquant’anni o cent’anni dopo, di stampo neopositivistico, in qualche misura, così, positivistico, materialista, l’illusione,  no?, di scoprire le leggi della natura e d’altro.

Però ecco, io ho perso, io ho bloccato, per dire, questo: mi accade, adesso, questo, per quel che riguarda la storia della pace.

TRASCRIZIONE DI GUIDO FERRETTI

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