Home arrow Interventi degli iscritti arrow "Uomini e scimmie" di Luca Pardi
"Uomini e scimmie" di Luca Pardi Stampa E-mail
Uomini e scimmie.
         
Alcuni interessanti commenti hanno seguito, in area radicale, la proposta, appoggiata dal governo Zapatero, di attribuire diritti alle grandi scimmie. Pur condividendo l’empatia per le grandi scimmie che ha caratterizzato alcuni commenti, vorrei affrontare il tema partendo dalla questione centrale dell’antropocentrismo come cultura dominante, sollevata da Francesco Pullia nel suo articolo su Notizie Radicali del 28 aprile scorso.Credo che le origini dell’antropocentrismo siano molto naturali, in effetti qualsiasi animale è auto- centrico. L’illusione di essere il centro dell’Universo è riscontrabile ad esempio nell’egocentrismo infantile. Il problema principale di questa illusione infantile si manifesta nei danni che in nome di una presunta superiorità l’uomo infligge al resto della comunità dei viventi. La Scienza ha, dal tempo di Darwin in poi, collocato l’uomo nella Natura. Secondo la classificazione tassonomica l’uomo moderno è un animale del Phylum dei cordati appartenente alla classe dei mammiferi, ordine dei primati (insieme alle altre scimmie), famiglia degli ominidi, genere Homo,  specie Sapiens, sottospecie Sapiens. Esso è un grosso scimmione con pelo corto (ma ci sono eccezioni) e stazione eretta che condivide un antenato di qualche milione di anni fa con le altre scimmie. Alla stessa famiglia degli ominidi hanno appartenuto specie ormai estinte come la più famosa Homo Neanderthalensis estintasi circa 30.000 anni fa e che potrebbe aver convissuto per qualche millennio con la nostra specie. La Storia Naturale mostra che la nostra presenza sulla Terra è altamente casuale come quella di tutte le altre specie, e se consideriamo questa presenza un fortuna, faremmo bene a rivolgerci al resto del mondo vivente con maggiore attenzione e minore tracotanza. Non si tratta di sacralizzare la Natura che non ha bisogno di alcun riguardo, si tratta di non sacralizzare noi stessi. Certamente con l’uomo moderno infinitamente rafforzato dal dono di energia che ha ricevuto dagli organismi fotosintetici di ere lontane centinaia di milioni di anni, sotto la forma dei combustibili fossili, l’autocentrismo della nostra specie diventa pericoloso e, diciamolo subito, non tanto pericoloso per la Natura in generale, ma per l’uomo stesso. L’illusione infantile di poter fare tutto grazie alla superiore intelligenza cozza ogni giorno con i limiti biofisici del pianeta e si basa sui limitati e contradditori dati dei pochi secoli di storia in cui la popolazione umana è esplosa, grazie all’apporto di energia solare fossile, da poche centinaia di milioni a quasi 7 miliardi di individui con una progressione che, in altre specie, l’uomo considererebbe catastrofica etichettandola come flagello. La questione dei diritti degli animali o delle responsabilità nei confronti degli altri viventi (decidano i giuristi ed i legislatori quale formula sia giusto usare), piuttosto che una sorta di tenera e svogliata carezza sulla testa del gattino di famiglia, dovrebbe essere discussa nei termini di un ritorno volontario e condiviso nel mondo biofisico reale che è incompatibile con quello dell’ideologia dominante della crescita senza fine di una sola specie a scapito delle altre. Si tratta di passare dall’infantilismo moderno di stampo  futurista, ad una maturità post- moderna e post- ideologica. Anche in questa fase la scienza può aiutare, non a creare nuovi fantastici dispositivi per un radioso futuro di sviluppo, ma a creare una visione più realistica del vivente che potrebbe conciliarsi anche con forme di spiritualità meno arroganti di quelle a cui ci hanno abituato le grandi religioni monoteiste del ceppo giudaico- cristiano.
         
Luca Pardi
Copyright 2000 - 2004 Miro International Pty Ltd. All rights reserved.
Mambo is Free Software released under the GNU/GPL License.

sovrappopolazione, demografia, fame nel mondo, carestie, epidemie, inquinamento, riscaldamento globale, erosione del suolo, immigrazione, globalizzazione, esaurimento delle risorse, popolazione, crisi idrica, guerra, guerre, consumo, consumismo