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De Marchi a Radio Radicale 11/03/05 Stampa E-mail
Luigi De Marchi a Radio Radicale 11/03/2005
            
Il Foglio pubblica in un paginone tutto dedicato a reggere la coda ai prelati, nuovi compagni di merende di Giuliano Ferrara nella loro lotta alle terapie staminali, un lungo articolo di Lucetta Scaraffia sul neomalthusianesimo e sulla regolazione delle nascite cui devo rispondere se non altro perché esso fa ampio riferimento, senza fare mai il mio nome naturalmente - come regola costante della nostra informazione catto-comunista e catto-liberale - all'azione dell'AIED, l'organizzazione italiana per la regolazione delle nascite di cui sono stato iniziatore e segretario nazionale per 20 anni, e ai suoi fotoromanzi di motivazione denatalista di cui sono stato ideatore e autore.
L'articolo tende a presentare il movimento per la regolazione delle nascite come un sottoprodotto dell'eugenetica confidando nell'immagine distorta ed infamante che di quella teoria scientifica ha divulgato per 60 anni la pubblicistica benpensante impegnata a speculare sulle interpretazioni e applicazioni aberranti dell'eugenetica ad opera del nazismo. Come se oggi noi indicassimo nel cristianesimo una dottrina sadica e sanguinaria solo perché molti papi e cardinali hanno commesso in suo nome molti dei più orrendi crimini e genocidi della storia.
In realtà l'eugenetica non ha mai proposto di sopprimere una sola creatura sofferente ma, al contrario, ha solo inteso prevenire la sofferenza e la disperazione di milioni di esseri umani evitando il concepimento di bambini condannati a una vita di tormenti dalle malattie ereditarie più atroci. Il movimento per la regolazione delle nascite, comunque, ha ben poco da spartire con l'eugenetica, salvo qualche attivista dei suoi primordi. Il termine stesso: ‘neomalthusianesimo', ad esso applicato, si rifà al nome di Thomas Malthus, il pastore anglicano che alla fine del ‘700 propugnò la regolazione delle nascite non certo per motivi eugenici o razzisti ma perché giustamente riteneva che un eccessivo incremento delle popolazioni umane comportasse un fatale squilibrio tra risorse e territori che la natura avrebbe provveduto a correggere con i suoi crudeli e tradizionali flagelli, cioè le guerre, le carestie e le epidemie. Una profezia, questa, sempre derisa dagli intellettualetti di destra, di sinistra, di sopra e di sotto ma confermata ancor oggi dalla realtà tragica dei Paesi ad alto incremento demografico e dal rapido sviluppo dei pochi paesi del Terzo Mondo che hanno saputo applicare valide politiche danataliste.
Inoltre, mentre la dottrina originaria di Malthus raccomandava di realizzare la riduzione della natalità con la "moral restraint" cioè con l'astinenza sessuale, il neomalthusianesimo propose di realizzarla con i mezzi contraccettivi senza affatto reprimere l'attività sessuale. E' qui, nella sessuofobia e in altre psicopatologie, va ovviamente cercata la ragione per cui i compagni di merende di Giuliano Ferrara hanno da sempre combattuto e perseguitato, insieme a tutti gli altri dogmatici e fanatici - dai fascisti agli stalinisti, dai maoisti ai fondamentalisti islamici - i fautori della regolazione delle nascite.
Per parte mia, come forse sapete, ho vissuto sulla mia pelle l'intolleranza, le minacce e le persecuzioni dei clericali che hanno tentato ripetutamente di sbattermi in galera per la mia battaglia contro le leggi - introdotte dal fascismo ma confermate di buon accordo nel '47 da democristiani e comunisti - che vietavano l'informazione e l'assistenza contraccettiva. Con buona pace dei prelati, dei fascisti e dei comunisti, in una storica vertenza intitolata: "Il Presidente del Consiglio dei Ministri onorevole Emilio Colombo contro il professor Luigi De Marchi" la Corte Costituzionale accolse però nel '71 la mia richiesta di dichiarare incostituzionali ed di abrogare quelle leggi aprendo la via alla creazione dei 5000 consultori oggi operanti in Italia.
Ma la gerarchia vaticana non si è di certo arresa dopo quella sconfitta e ha continuato la sua lotta feroce contro i fautori dell'assistenza contraccettiva e abortiva accusandoli anche recentemente, per bocca del papa stesso, di essere autori di un olocausto anche peggio di quello nazista. Sono accuse semplicemente grottesche sulle labbra di uomini che mentre proclamano il loro amore sviscerato per la vita e per l'infanzia sono responsabili di aver bloccato nel Terzo Mondo ogni valida misura di regolazione delle nascite ed hanno quindi sulla coscienza la morte per fame o sete di 13 milioni di bambini ogni anno, cioè circa 350 milioni nel solo pontificato di Karol Wojtyla.

Resta da chiarire come il superlaico Giuliano Ferrara possa oggi farsi propagandista delle vecchie calunnie clericali contro i fautori della regolazione delle nascite. A mio parere Ferrara è solo l'insuperabile campione di una vocazione molto diffusa tra gli intellettuali italiani: quella di tifare per i vincenti. Certo, in molti casi questo comportamento deriva da un cinico calcolo ma per i campioni migliori come Ferrara esso sembra rispondere ad un sincero ed ingovernabile bisogno. Sì, questi signori sembrano racchiudere in petto una specie di cronografo prodigiosamente sincronizzato con i potenti e le mode di turno. Quando andavano di moda Stalin e Togliatti questi intellettuali sincronizzati cantavano le loro lodi con la lacrima sul viso. Quando è andato di moda Mao TUTTI, compreso Malaparte - convertitosi sul letto di morte - intonavano estasiati i versetti idioti del libretto rosso. Quando poi è arrivato Enrico Berlinguer a dirigere l'orchestra TUTTI, compreso Roberto Benigni, si innamoravano perdutamente di lui. E commovente è stata sempre la loro passione per il canto gregoriano; lì sono ancora più bravi: da 30 anni almeno non c'è né uno che non spasimi per il papa di turno, mentre per l'attuale tutti i coristi cantano a squarciagola.

Giuliano Ferrara, come si addice ai campioni, ha percorso tutto questo cursus honorum o ‘disonorum'. Fino a che è andato di moda il comunismo bombarolo si è arruolato entusiasta con i rossissimi che volevano gambizzarmi insieme ai pochi liberali di quegli anni. Quando è salita in cielo la stella di Craxi s'è scoperto craxiano militante e ‘slinguante'. Quando è scoccata nei cieli d'Italia l'ora di Berlusconi il cronografo di Ferrara ha trillato all'unisono; e oggi che la stella di Berlusconi sembra declinare Ferrara prende le distanze e si sente pervaso da un'incontenibile entusiasmo papalino. Propongo quindi di conferire a Ferrara il titolo di ‘banderuola nazionale'. Se qualcuno non ravvedesse gli estremi del premio in qualche singolo atto di valore o di viltà concediamo almeno, a questo assiduo ‘lucciolone' della via di Damasco ininterrottamente folgorato dalle conversioni, il premio alla carriera.

Luigi De Marchi
              
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