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Luca Pardi invita Lievito Riformatore al Congresso di Rientrodolce Stampa E-mail

Da www.lievitoriformatore.org

Cari amici,

Luca Pardi, Segretario di RientroDolce, mi ha espresso il desiderio di invitare i membri di Lievito Riformatore al prossimo Congresso della sua associazione, che si terrà a Torino il 18-19 marzo prossimi. Ho chiesto a Luca di formulare lui stesso un invito qui, cosa che ha fatto in maniera tutt'altro che formale qui di seguito, con una riflessione che invito tutti a leggere, perché la reputo degna di molta, molta attenzione. Grazie Luca!

Antonio Tombolini

Pisa 7 marzo 2006

Cari compagni,

si avvicina il congresso di Rientrodolce e vorrei ufficialmente invitare Lievito Riformatore a parteciparvi.

Dico subito che intendo dare un senso non rituale a questa iniziativa congressuale. Sono personalmente sempre più convinto che la battaglia per il contenimento della popolazione mondiale sia molto compromessa. La bomba demografica è già deflagrata e fra i suoi effetti vi sono anche le migrazioni disperate con barconi che naufragano sulle nostre coste.

Si tratta ormai di adottare strategie di riduzione del danno. Azioni più efficaci sarebbero state possibili qualche decennio fa, quando gli allarmi furono lanciati rimanendo inascoltati, o furono apertamente negati dalla cultura natalista e sessuofobica che si è sempre opposta ad una azione di informazione ed educazione alla salute riproduttiva e sessuale nei paesi del terzo mondo.

Non crediate che stia minando le ragioni stesse della nostra esistenza. Sto solo cercando di affrontare la realtà come la vedo io, spostando leggermente il centro della nostra azione dalla popolazione ai consumi. Faccio questo coerentemente con ciò che ho capito sia della dinamica demografica, che della composizione dell'impronta ecologica che, come indice aggregato della pressione antropica sugli ecosistemi, contiene sia la componente demografica che quella relativa ai consumi di risorse naturali secondo il livello tecnologico delle società.

Essere oggi 'decrementisti dolci' significa non solo pensare ad una riduzione non cruenta, e perciò graduale, della popolazione entro limiti socialmente ed ecologicamente sostenibili, ma rivolgere l'attenzione al problema della qualità e quantità dei nostri consumi nei tempi necessariamente lunghi per il raggiungimento di una pressione antropica sostenibile.

E’ sintomatico che il primo contatto fra Antonio Tombolini e il sottoscritto sia nato quando notai nella sua firma sul forum nazionale l’epigramma: ‘il di più viene dal Maligno’. Nonostante che io non creda nè al Maligno nè in altre entità sovrannaturali pensai che si potesse collaborare. Fu solo un’intuizione che le convergenze successive su alcuni temi hanno confermato.

Riconosciuto il fatto che il metabolismo socio economico umano ha superato i limiti fisici del pianeta (regime che è stato definito di overshoot ecologico), riconosciuto il fatto che la curva demografica dopo decenni di crescita esponenziale inizia rallentare la crescita (non a decrescere), riconosciuto il fatto che l'inerzia demografica è tale da non permettere soluzioni miracolose. Il massimo che possiamo pensare è il contenimento della popolazione entro limiti che devono essere contrattati fra i popoli della terra sulla base di un semplice principio: i popoli ricchi contengano i loro consumi in misura proporzionale al tasso di esaurimento delle risorse non rinnovabili e si rivolgano in modo deciso all’uso delle risorse rinnovabili sfruttate in modo sostenibile; i poveri limitino la loro prolificità in cambio di porzioni crescenti di risorse.

Ho in odio l’espressione Paesi in via di sviluppo (PSV) che rappresenta in pieno la menzogna del nostro tempo. I PVS cioè i paesi che secondo l’illusione della cultura sviluppista dominante dovrebbero raggiungere i nostri livelli di consumo. La realtà è che questo pianeta non reggerà un’altro secolo di questo sviluppo e se questa ideologia dovesse prevalere andremmo incontro ad un disastro.

Qualcuno mette in dubbio il fatto che l’umanità abbia superato il limite di carico del pianeta. Voglio condividere con voi un solo dato esemplificativo della situazione: la specie umana, che rappresenta una percentuale inferiore all’1% della biomassa animale totale, consuma, secondo stime prudenti, il 25% di tutta la massa di materia organica prodotta dalle piante in ogni ciclo annuale.

Questo eccesso non può continuare, o il rientro sarà dolce, o sarà molto amaro. Cioè sarà ‘naturale’: guerra, epidemie, fame. Non c’è nulla in questa posizione che, anche minimamente, giustifichi la nostra attribuzione all’ala dell’ ecologismo mistico che vede la Natura come divinità buona o corrusca a seconda dei gusti. Siamo puri e semplici razionalisti. Il nostro difetto, o pregio, è che non vediamo solo l’uomo, come fa la cultura antropocentrica dominante, ma anche il resto della natura in cui l’uomo vive. La nostra politica è antropocentrica, la nostra weltanshauung non lo è. E non lo è perchè non c’è alcun motivo razionale per attribuire alla nostra specie una posizione privilegiata nè su questo pianeta come esso è adesso, nè nella Storia Naturale.

Io credo che questa posizione sia molto ‘radicale’ nel senso che va alla radice del problema. In cosa ci distinguiamo dall’ecologismo politico incarnato dai verdi? Se si guarda cosa sono oggi i verdi, ci distinguiamo in molte cose. La loro azione politica si è totalmente disinteressata del tema demografico lasciando che i problemi si incarognissero senza levare una sola parola per paura di essere identificati come neo- malthusiani (epiteto spesso usato a sproposito e di cui dovremmo dibattere). Si sono occupati, a volte meritoriamente, di questioni secondarie e di superficie. Si sono aggregati all’ala più ideologica e conservatrice della sinistra in battaglie del tutto estranee allo spirito originario dell’ecologismo.

Nel nostro congresso si parlerà di popolazione, di energia e clima, di risorse rinnovabili e non rinnovabili, di crescita e decrescita e di colonizzazione dell'immiginario collettivo che spinge al counsumo fine a se stesso. Saremmo felici di poterne parlare anche con voi.

Non voglio nascondere che fra di noi i motivi di discussione, e di attrito, non mancano, ma si concentrano tutti sul tema scabroso dell’immigrazione. Non vi sto a riassumere le diverse posizioni ma dico solo che all’inizio della vita di questa associazione una minoranza di iscritti pensava che ci si dovesse occupare anche di questo tema, gli altri ritenevano che non fosse un nostro mandato statutario. Personalmente mi sono sempre collocato nella minoranza e sono ancora oggi convinto che se ci si occupa di dinamica demografica ci si deve occupare di essa anche per i suoi effetti locali e quindi anche di migrazioni.

Per approfondimenti rimando alle discussioni sulla nostra Mailist List. Chiedo scusa per la lungaggine, ma non volevo farvi mancare gli strumenti per collocare politicamente Rientrodolce.

Luca Pardi
(segretario di Rientrodolce)

PS: Il congresso di Rientrodolce si terrà a Torino il 18- 19 marzo 2006 nella sede dell’Associazione Aglietta via Garibaldi 18/55 (interno cortile).

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