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PROTOCOLLO DI RIMINI

UN PROTOCOLLO PER L’ESAURIMENTO DEL PETROLIO

Come prevenire il caos economico e il conflitto politico durante la seconda metà dell’era del petrolio
Proposto alla conferenza Pio Manzù e tema centrale della conferenza

Rimini, Italia 28-30 ottobre 2005

Proposto alla conferenza Pio Manzù “L’anima dell’Impero" e tema centrale della conferenza.

INTRODUZIONE

La rapida crescita dei prezzi del petrolio ha attirato l’attenzione sul problema del rapporto domanda - offerta di petrolio grezzo, che è il combustibile più importante del mondo, in posizione centrale per l’economia moderna.

La conoscenza della geologia del petrolio ha fatto grandi progressi negli anni recenti, tali per cui le condizioni sotto le quali questa risorsa si è formata in Natura sono ora ben conosciute. Accade infatti che il grosso dell’attuale produzione mondiale derivi da depositi formatisi in due brevi ed eccezionali epoche, 90 e 150 milioni di anni fa. Questo fatto di per sé ci dice che il petrolio è una risorsa finita e quindi soggetta a esaurirsi.

La gente chiede: “stiamo per restare senza petrolio?”. La risposta più semplice  è: “sì, è quel che  sta accadendo da quando abbiamo prodotto il primo barile”. Ma il problema non è quello di “restare senza”, perché questa risorsa durerà ancora molti anni. La domanda più pertinente è: “quando la produzione raggiungerà il massimo e comincerà a declinare”?

Esaurimento: crescita, picco e declino

Molti dibattiti e studi si sono focalizzati sul calcolo della data del picco, ma anche in questo caso si è perso di vista il punto principale. Non si tratta di un picco isolato e pronunciato, ma semplicemente del punto più alto di una curva di produzione estesa e tondeggiante. Interessa poco se il picco reale è avvenuto lo scorso anno, se sarà superato quest’anno o se lo sarà tra pochi anni. Quel che colpisce è la percezione del lungo, inesorabile, terminale declino, che non può non avere un forte impatto sul futuro dell’umanità.

Senza mettersi a cavillare su date esatte, è ormai evidente che la Prima Metà dell’Era del Petrolio sta giungendo al termine. E’ durata 150 anni, da quando i primi pozzi sono stati perforati in Pensilvania e sulle coste del Caspio e ha visto la rapida espansione dell’industria, dei trasporti, del commercio e dell’agricoltura, consentendo al contempo che la popolazione mondiale si espandesse di sei volte, con un andamento parallelo a quello della produzione del petrolio. In aggiunta, ha permesso la crescita del capitale finanziario, perché le banche hanno prestato più denaro di quanto ne avevano in deposito, confidando che l’Espansione Economica del Domani avrebbe coperto i Debiti dell’Oggi. Molta gente si mise a pensare che era il denaro a far girare il mondo, quando invece era il petrolio, abbondante e a buon prezzo.

Distribuzione e Tipi di Petrolio
 
Il petrolio mondiale non è distribuito uniformemente per ragioni geologiche che sono ben note e alcuni paesi stanno esaurendolo più velocemente di altri. In pratica, cinque paesi che circondano il golfo persico posseggono quasi la metà del petrolio comune convenzionale che rimane da estrarre.

Questo tipo di petrolio ha coperto la maggior parte dei consumi fino ad oggi e continuerà a farlo ancora per molto tempo. Di conseguenza l’inizio del suo declino avrà il più grande impatto sulla situazione mondiale. Gli altri tipi di petrolio, che comprendono le sabbie bituminose e gli oli pesanti del Canadà e del Venezuela, il petrolio off-shore, quello delle zone polari e il gas naturale, sono anch’essi importanti, in quanto potranno ridurre la velocità di calo della disponibilità di petrolio, dopo il raggiungimento del picco di produzione.

Informazioni Inaffidabili

Se ci fossero informazioni attendibili e di pubblico dominio sulla produzione passata e sulle riserve originarie dei giacimenti petroliferi conosciuti,  il problema del picco del petrolio e dell’inizio del declino si evidenzierebbe da solo. Stimare l’ampiezza di un giacimento all’inizio del suo sfruttamento non pone particolari problemi scientifici o tecnici: queste stime sono fatte abitualmente dall’industria petrolifera.

Relazionare sull’entità delle riserve è un’altra cosa, molto influenzata da pressioni politiche e commerciali. Per dirla semplicemente, le società petrolifere hanno denunciato le proprie riserve aderendo a rigorose regole di borsa, che erano state fissate per impedire esagerazioni fraudolente, ma ammettevano volentieri, come lodevole prudenza, denunce conservative. Molto correttamente le società facevano denunce caute, preferendo sminuire l’entità del patrimonio messo a bilancio e rivedere man mano all’in su le riserve denunciate, generando così l’impressione, confortevole ma fallace, di una costante crescita del loro patrimonio. Questa crescita veniva diffusamente, ma erroneamente, attribuita ad un sensibile progresso tecnologico, ottenuto grazie all’importanza degli investimenti, quando in realtà era soprattutto un artefatto contabile. L’effetto principale della tecnologia fu di mantenere più a lungo alti livelli di produzione, col risultato di accelerare l’esaurimento. Comunque oggi i tempi della sottostima dei giacimenti sono finiti e questo spinge le maggiori compagnie petrolifere a fondersi e in qualche caso a correggere al ribasso le riserve denunciate.

Molti dei maggior paesi produttori hanno nazionalizzato le loro industrie petrolifere negli anni ’70 e si sono trovati nella spiacevole posizione di dover ridurre la produzione per sostenere i prezzi, quando hanno dovuto far fronte alla concorrenza di crescenti quantità di petrolio immesse sul mercato in provenienza da nuovi siti petroliferi, da parte di società internazionali. A quei tempi c’erano ancora grossi nuovi territori che si potevano sfruttare, specie off-shore. L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) introdusse allora un sistema di quote per gestire l’allocazione della produzione tra i membri. Immediatamente, per questi paesi, le stime delle riserve divennero segreti di stato. Nel 1980, alcuni di essi annunciarono massicci incrementi, da un giorno all’altro, delle riserve denunciate, sebbene nulla di speciale fosse cambiato nei giacimenti stessi. Traspare il fatto che essi potrebbero aver denunciato la consistenza totale dei giacimenti all’origine e non le riserve restanti, cosa che spiegherebbe come mai le riserve denunciate sono cambiate assai poco da allora, nonostante la considerevole quota estratta.

Sebbene ci vogliano le capacità di un detective per ottenere informazioni attendibili, la situazione generale può essere determinata entro ragionevoli limiti, che permettono e giustificano appropriate decisioni e risposte politiche (v. Appendice 1).

Prima di produrlo bisogna trovarlo

Dire che prima di poter produrre il petrolio è necessario averlo trovato è un assioma per dire che, dopo qualche tempo, la produzione finirà per rispecchiare i ritrovamenti. Quando un nuovo territorio veniva aperto all’esplorazione, il primo passo che l’industria faceva era quello di assicurarsi i diritti da parte del governo interessato. Il passo successivo consisteva nello studio della conformazione geologica del sito, nell’esame delle rocce superficiali, nell’indagine sugli strati profondi attraverso prospezioni sismiche e perforazioni esplorative a macchia di leopardo, conosciute come “wildcat”.  Il lavoro continuava fino a che si raggiungeva il momento della verità e il sito o consentiva una prima scoperta o veniva individuato come carente dell’indispensabile conformazione geologica, nel qual caso rimaneva per sempre escluso dallo sfruttamento, indipendentemente da quanto si era speso per esplorarlo. Era ovvio che si scoprivano per primi i giacimenti più grandi,  quelli troppo grandi per non essere trovati.

Per questi motivi, la produzione di ogni paese tende a raggiungere un picco quando è vicina al punto medio di sfruttamento ovvero si è prodotta la metà della capacità totale della sua dotazione.

Il declino susseguente può seguire una curva che si può approssimare assumendo che la produzione continuerà a decrescere al tasso di esaurimento corrente e cioè che la produzione annuale sia una percentuale fissa di quanto rimane nel giacimento. Ci sono naturalmente delle situazioni eccezionali che devono essere approfondite nel merito.

Figura 1. Ricostruzione storica delle scoperte di giacimenti e dell’estrazione di petrolio in miliardi di barili per anno (Gb/a).

Con lodevole franchezza, un direttore della più grande compagnia petrolifera mondiale ha dichiarato che il picco delle scoperte mondiali, basato su dati dell’industria, aggiornati tenendo conto della revisione delle riserve successivamente eseguita, è stato raggiunto negli anni ’60. (vedi Longwell H., 2002, The future of the oil and gas industry: past approches, new challenges; World Energy 5/3). Basta questa sola informazione per lasciare pochi dubbi sul fatto che ora deve arrivare il picco di produzione. Il mondo ha cominciato a consumare più di quanto si scopriva nel 1981 e il divario aumenta col tempo, come si può vedere dalla figura riportata sopra.

L’alba della seconda metà dell’era del petrolio

Tutto sommato, con le migliori informazioni disponibili e con un modello di esaurimento realistico, basato su tassi di esaurimento appropriati, il quadro generale che ne risulta e che può essere assunto come solida e prudente base di pianificazione, è il seguente, nonostante residue incertezze che rimangono sui dettagli.

L’evidenza dimostra che la Seconda Metà dell’Era del Petrolio sta albeggiando. Sarà caratterizzata da un declino della produzione petrolifera e tutto dipende da questo. In se stesso il declino sarà graduale, non più del 2-3% l’anno, cosicché nel 2020 la produzione sarà scesa approssimativamente a quella che era nel 1990. Questo, di per sé, non annuncia in modo diretto alcun collasso catastrofico dell’offerta petrolifera; certamente, però, l’inizio del calo è una inversione di tendenza che rappresenta un punto di svolta storico di proporzioni inaudite.

Implicazioni Finanziarie

La Prima Metà dell’Era del Petrolio ha visto la crescita dell’industrializzazione, che fu accompagnata dalla crescita della massa monetaria mondiale, consentita dapprima dalla sterlina inglese e successivamente dal dollaro americano. Il controllo di queste valute divenne uno dei principali vantaggi dell’impero, in quanto forniva una rendita nascosta al paese emittente. La cosa viene mascherata da costruzioni finanziarie. Per esempio, l’importazione fisica di petrolio negli Stati Uniti, è stata controbilanciata esattamente dall’espansione del credito interno, cosa che, di per sé, ha significato poco più che una semplice manifestazione di fiducia nell’attuale sistema finanziario. In un certo senso il paese ha ottenuto gratis le proprie forniture di petrolio, pagandole con un debito, fondato sulla fiducia in un crescente sviluppo economico . (N.d.T.: la crescita economica del debitore deve almeno corrispondere percentualmente al tasso di interesse che si accolla), la cui validità è ora messa in forse dalla declinante offerta di energia.

Le teorie economiche attuali sono state costruite per comprendere e gestire la finanza in quest’epoca di economia in crescita. Si sono basate sull’assunto che il Pianeta aveva risorse quasi illimitate, che potevano essere trasformate per l’utilità dell’Uomo, grazie alla sua abilità e al suo spirito imprenditoriale. Si è mantenuto un mercato libero, in modo da assicurare che l’offerta potesse sempre soddisfare la domanda e che una nuova risorsa potesse perfettamente rimpiazzarne un’altra, non appena se ne fosse manifestata la necessità. Ed è vero che l’età della pietra non finì con l’esaurirsi delle pietre, poiché l’Uomo avanzò in progressione naturale verso l’uso del bronzo, del ferro e dell’acciaio, costruendo armi e attrezzi sempre migliori. Eppure il petrolio diminuisce, durante la Seconda Metà dell’Era del Petrolio, perché sta rarefacendosi una risorsa che non ha alcuna alternativa migliore in vista. E questo suggerisce che bisogna in qualche modo rivedere i fondamenti del pensiero economico, dato il ruolo fondamentale del petrolio come carburante della maggior parte delle attività economiche. Infatti vanno emergendo nuove scuole di pensiero, che affrontano meglio la realtà imposta dalla Natura.

Impatto Economico e Politico

Le teorie economiche della Prima Metà dell’Era del Petrolio hanno avuto un’influenza determinante sull’evoluzione politica di questo capitolo della Storia. Molti paesi hanno adottato forme democratiche di governo dedicate primariamente a favorire la crescita economica, in un mercato competitivo globale. La prosperità è arrivata per alcuni paesi, che si sono trovati a disporre delle leve di controllo del sistema, mentre la povertà, esacerbata dalla crescita di grossi agglomerati urbani, è rimasta il destino di molti altri. Ora si avanza la percezione di un mondo nuovo, con risorse finite, e questo comporta che la ricchezza di un uomo significa la povertà di un altro.

Quest’ultimo capitolo della storia è stato caratterizzato da due guerre mondiali, che, indipendentemente dalle loro cause immediate, hanno rispecchiato pressioni e ambizioni di egemonia economica. Esse furono seguite dalla Guerra Fredda, nella quale si sono confrontati, con atteggiamenti minacciosi, coloro che credevano nelle libertà di mercato e coloro che credevano nell’economa di piano,  ognuno dei quali mirava a sostenere il suo particolare sistema e la propria potenza economica. E’ stato infine il turno della cosiddetta “war of terror”, con il tentativo degli Stati Uniti di supportare Israele e di guadagnare il controllo del petrolio mediorientale, affrontando molti popoli crescentemente ostili.

Il 21° secolo è nato con queste nuove tensioni che, nonostante molti notevoli risultati, danno una sensazione di eccesso e di instabilità.  La potenza delle comunicazioni elettroniche ha portato tutti in un ambiente globale. Persone semplici, ma felici, che prima vivevano in un relativo isolamento, sono diventate vittime  di un incessante martellamento di immagini televisive, che le ha riempite di risentimento nei confronti della luccicante prosperità di posti lontani. Ovunque le città sono soffocate dal traffico, mentre le scie degli aerei riempiono i cieli da Roma a Rio. Le pressioni demografiche hanno avuto la conseguenza di crescenti migrazioni, che, in un primo tempo, sono state le benvenute da parte delle nazioni ricche, come mezzo per contenere il costo del lavoro.

Questo breve capitolo della storia si è svolto in tempi di alta produzione petrolifera, che, nei fatti, ha reso possibile ogni eccesso. Ora, però, a non più di cinque anni dall’inizio del nuovo secolo, l’impennarsi della domanda di petrolio, specialmente da parte delle nuove società industriali di India e Cina, rende insufficiente la capacità produttiva e porta a un forte aumento del prezzo del petrolio, che è raddoppiato in meno di dodici mesi. E’ importante sottolineare che tali alti prezzi hanno determinato un profitto non intenzionale che le compagnie petrolifere, e soprattutto i governi mediorientali, hanno avuto a causa della scarsità di petrolio: dato che il costo di produzione non è materialmente cresciuto.

Se valesse il ragionamento economico convenzionale, gli alti prezzi innesterebbero di per sé nuove scoperte e maggiore produzione, ma nella realtà ciò potrebbe non avvenire. Anche giacimenti modesti sono profittevoli, anche quando i prezzi sono bassi, perciò i prezzi alti rendono possibili solo le più piccole nuove scoperte e aggiungono molto poco all’offerta mondiale totale. Gli alti prezzi del petrolio non hanno incoraggiato le compagnie petrolifere a produrre di più, perché permettono loro di dare soddisfacenti risultati finanziari senza sprecare le loro risorse, largamente insostituibili. I governi del Medio Oriente, da parte loro, hanno uno scarso incentivo ad incrementare la produzione, anche se potessero farlo, poiché questo abbasserebbe i prezzi e quindi i loro guadagni.

Resta da vedere se ci saranno ulteriori interventi militari nel Medio Oriente, che portino a condizioni sufficientemente stabili da consentire a compagnie petrolifere straniere di entrare in campo. Ironicamente la continua instabilità ha avuto finora degli aspetti positivi, perché ha consentito che ci possa essere più petrolio nel futuro, quando ce ne sarà disperatamente bisogno.

Nonostante queste poche parole difficilmente possano fare giustizia delle molte circostanze difficili che si presentano al mondo moderno, esse vogliono enfatizzare l’insorgere di una inversione di tendenza, che a sua volta impone nuove responsabilità a tutti i governi, ovunque. Il declino a lungo termine dell’offerta di petrolio negli anni a venire è fuori dubbio. Il picco di produzione non si manifesterà come tale fino a che non siano trascorsi alcuni anni da quando è avvenuto. Ne segue che i governi avvertiti dovrebbero pensare a prepararsi, piuttosto che a reagire, e cominciare seriamente a dedicare attenzione alla gestione della transizione dalla Prima alla Seconda Metà dell’Era del Petrolio, che minaccia di essere un periodo di grandi tensioni.

L’obbiettivo più ovvio è quello di tagliare i consumi petroliferi, in modo tale che essi seguano il declino della produzione. Il seguente Protocollo, redatto in forma di minuta, intende aiutare a raggiungere questo obiettivo.

PROTOCOLLO DELLA DEPLEZIONE

CONSIDERATO che la storia, nel suo fluire, ha registrato un passo di cambiamento sempre più veloce, tale che la domanda di energia è rapidamente cresciuta, parallelamente alla crescita della popolazione mondiale, nel corso degli ultimi duecento anni a partire dalla Rivoluzione Industriale;

CONSIDERATO che la fornitura di energia richiesta dalla popolazione è stata prevalentemente soddisfatta dal carbone e dal petrolio, che si sono formati, ma raramente, nel passato geologico e sono risorse inevitabilmente soggette a deplezione;

CONSIDERATO che il petrolio fornisce il novanta per cento del carburante per i trasporti, essenziale per il commercio, e gioca in agricoltura un ruolo critico, fondamentale per alimentare una popolazione in espansione;

CONSIDERATO che il petrolio, per ragioni ben individuate, non è distribuito uniformemente sul Pianeta e una buona parte di esso è concentrato in cinque paesi che costeggiano il Golfo Persico;

CONSIDERATO che tutti i principali territori produttivi del Mondo sono stati identificati con l’aiuto di tecnologie avanzate e di una crescente conoscenza geologica ed è ora evidente che le scoperte hanno raggiunto il massimo negli anni ’60, nonostante il progresso tecnologico e una diligente ricerca;

CONSIDERATO che il passato massimo di scoperte annue conduce inevitabilmente a un corrispondente massimo di produzione durante i primi anni del 21° secolo, assumendo che non ci sia una riduzione della domanda;

CONSIDERATO che è opportuno pianificare una ordinata transizione al nuovo assetto mondiale di ridotta offerta di petrolio, provvedere tempestivamente ad evitare sprechi di energia, stimolare l’adozione di energie sostitutive, e estendere la durata del petrolio che rimane:

CONSIDERATO che è desiderabile vincere la sfida che ne deriva in modi cooperativi e equi, tali da affrontare le connesse preoccupazioni per i cambiamenti climatici e per la stabilità economica e finanziaria, e le minacce di conflitti per l’accesso a risorse critiche;

CON IL PRESENTE DOCUMENTO SI PROPONE CHE

1)      Sia convocata una Convenzione delle Nazioni che consideri il problema in vista di concordare un Accordo con i seguenti obiettivi:
a.       Evitare i profitti da scarsità, in modo che i prezzi mondiali del petrolio rimangano in ragionevole rapporto con i costi di produzione;
b.      Consentire ai paesi poveri di potersi permettere le loro importazioni
c.       Evitare di destabilizzare i flussi finanziari che derivano da prezzi eccessivi del petrolio;
d.      Incoraggiare i consumatori a evitare gli sprechi;
e.       Stimolare lo sviluppo di energie alternative.
2)      Tale accordo dovrà schematicamente comprendere le seguenti condizioni:
a.       Nessun paese potrà produrre petrolio in quantità superiori al suo attuale Tasso di Deplezione, inteso come produzione annua espressa in percentuale del totale stimato come ancora disponibile;
b.      Ogni paese importatore dovrà ridurre le proprie importazioni di una percentuale annua corrispondente al corrente Tasso di Deplezione Mondiale, dedotta la produzione interna.
3)      Accordi dettagliati copriranno la definizione delle diverse categorie di petrolio, di esenzioni e limitazioni e di procedure scientifiche per la stima del Tasso di Deplezione.
4)      I paesi firmatari coopereranno nel fornire informazioni sulle loro riserve, consentendo completi controllo tecnici, cosicché il Tasso di Deplezione possa essere determinato con accuratezza.
5)      I paesi firmatari avranno il diritto di chiedere la modifica del Tasso di Deplezione stabilito per loro, in caso di cambiamento delle circostanze.  

LA SFIDA DEI NEGOZIATI E DELL’ACCORDO

Quanto precede non vuole essere nulla più che una bozza schematica, con lo scopo di stimolare l’interesse. Ciò che serve è un politico senior, dotato di immaginazione, o un leader nazionale, che colga l’essenziale di quanto è stato descritto.

Egli dovrebbe probabilmente avere una formazione scientifica o tecnica, o, almeno una mente aperta e curiosa. E’ improbabile che possa provenire da una formazione in economia classica.

Il primo passo per lui dovrebbe esser quello di approfondire la materia più da vicino, cercare di mettere insieme i dati giusti e di conoscere quelli sulle risorse, come schematizzati nell’appendice A. Qui troverà il suo primo ostacolo, perché le istituzioni ufficiali probabilmente pubblicheranno insipidi scenari di “tutto normale”§, non essendo loro stesse pienamente qualificate a scavare nelle segrete cose dell’industria petrolifera. Se avvicinerà direttamente le compagnie petrolifere, si troverà di fronte una facciata di pubbliche relazioni. Infine il meglio che potrà sperare sarà di poter andare dietro le quinte e cercare esperti petroliferi che non abbiano più un formale interesse a confondere le acque. I dati forniti in appendice A, compresi i tassi di deplezione calcolati, possono essere presi come punti di partenza ed essere progressivamente rivisti e migliorati sulla base appropriati audit tecnici sulle riserve e di una sopravveniente trasparenza da parte dei paesi che aderiranno all’iniziativa.

Se egli riuscirà a superare questi primi ostacoli, i suoi occhi cominceranno ad aprirsi, man mano che capirà il semplice messaggio che i fatti gli trasmettono alla rinfusa. Si troverà immensamente incoraggiato a proseguire con entusiasmo, man mano che più tessere entreranno a comporre il quadro. A questo seguirà un certo senso di smarrimento e depressione, quando comincerà a rendersi conto delle enormi implicazioni che  coinvolgono il futuro dell’umanità. Potrà, a questo punto, abbandonare per  disperazione la sua missione, ma se avrà la perseveranza e la forza di continuare, troverà i propri propositi rafforzati da un nuovo senso di urgenza ad agire. Ricorderà le sue responsabilità, come politico, di guidare ed aiutare la gente a prepararsi. Potrà allora cominciare a tenere pubblici incontri per rivolgersi al suo elettorato sull’argomento. Se farà così, rimarrà sorpreso alla loro positiva reazione: lungi dall’essere cacciato fuori città, scoprirà di aver toccato un punto sensibile del buon senso intuitivo della gente comune. Gli verranno in mente le famose parole di W. Churchill, che proclamò “metti la tua fiducia nel popolo”, quando cercava di persuadere il suo paese a prepararsi a difendersi dall’incombente minaccia di guerra.

Se, per buona sorte, questo politico senior fosse rappresentante di un paese relativamente piccolo, potrebbe riuscire a convincere i propri colleghi del governo in carica a ospitare una conferenza. La risposta degli altri, a prima vista, potrebbe essere tiepida, ma, mentre avanzerà, troverà altre nazioni e istituzioni che non vorranno essere trascurate o ignorate. Uno sviluppo positivo verrà quando comunità, città, e province prenderanno misure per ridurre i loro consumi energetici, aprendo la strada a risposte nazionali.

Si raccoglierà così una certa forza di pressione e, a un certo punto, potrà essere convocato un vero e proprio incontro dei leader mondiali. Sarà messa sul tavolo una bozza di protocollo e questa troverà l’approvazione generale e sarà rinviata ad altra sede appropriata per ulteriori chiarimenti e negoziati.

Il primo impegno di tali negoziati consisterà nel determinare i Tassi di Deplezione per i paesi più importanti. Il Tasso di Deplezione è la produzione petrolifera annua, espressa in termini di percentuale di quanto è rimasto, cioè delle riserve esistenti più quanto c’è ancora da scoprire. I numeri all’inizio potranno essere incerti, o cadere in un intervallo, ma, man mano che i calcoli saranno fatti, diventerà presto evidente che la produzione ha un profilo di deplezione definito, con un picco seguito da un declino. I dati in Appendice 1 possono servire come punto di partenza. Porre queste semplici domande renderà la necessità di un tale protocollo interamente auto-evidente.

Gli aspetti di dettaglio della realizzazione pratica dovranno poi essere discussi. Per esempio si potrà trovare utile esentare gli oli pesanti del Canadà e del Venezuela. Dovranno essere trovati i mezzi con cui assicurare un’allocazione della produzione che rispetti i diritti commerciali esistenti. Dovranno essere esaminati e risolti i maggiori contraccolpi prevedibili  per l’economia e per l’ambiente.

Alla fine della giornata, tutti i paesi del mondo dovranno essere invitati a firmare. Non lo faranno tutti, ma questo non dovrà spaventare quelli che lo faranno, perché si renderanno conto chiaramente che in tal modo potranno emergere dalla crisi meglio preparati di quei paesi che, ancora vivendo nel passato, non avranno voluto firmare.

Quando il politico che avrà lanciato lo sforzo si guarderà indietro, ai mesi di duro lavoro, arretramenti, frustrazioni e rari successi, che saranno passati, potrà consolarsi al pensiero di aver svolto un lavoro molto necessario e penserà: "ben fatto!". I suoi nipoti saranno molto orgogliosi di lui, e riconosceranno come, partendo da un umile inizio egli abbia cambiato il corso della storia.


 

§ Abbiamo tradotto in questo modo l’espressione: businness as usual, usata nella letteratura anglo- americana per indicare l’estenzione del modello attuale per tempi indefiniti.

TRADUZIONE DI GUIDO FERRETTI. VERSIONE DEFINITIVA A CURA DI LUCA PARDI.

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