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Pannella ancora su Tav e "rientro dolce" 18-12-2005 Stampa E-mail

Pannella ancora su Tav e "rientro dolce" 18-12-2005

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TRASCRIZIONE

BORDIN
Oh, in Val di Susa non ci sono allevatori e non c’è il far west, però la questione sembra riproporsi un po’ in questi stessi termini. Siamo sicuri che il tema diritto di porta … - e quindi stato di diritto, e quindi non si bloccano i cantieri, e quindi è inutile lamentarsi se poi una volta che li si è bloccati qualche organo dello Stato inevitabilmente reprime - e validità dell’opera siano lo stesso tema, perché forse no. Si può discutere della TAV e della sua utilità


PANNELLA
Beh, con tutto questo anche noi in passato abbiamo avuto dei riflessi diversi, Massimo. Io per esempio, quando un giudice barese stabilì che la Costituzione garantiva il diritto del blocco stradale…

B
Ma perché dici ‘diversi’? Ho detto appena questo.

P
No, in quel momento io fui troppo forse reciso nel dire che quel magistrato a questo punto aveva stabilito lui di divenire uno che fun… - come dire - creava lui la Costituzione, perché non ritenevo quello.

B
…eeee?

P
Sì, no, no, ma dico

B
Perché mi attribuisci un ‘riflesso diverso’ su questa cosa che non ho?

P
No, Massimo, che io subito la colsi, questa cosa…

B
E’ un processo alle intenzioni! (risatina)

P
Sì, no, ma la colsi subito con molto vigore.

B
E io che c’entro?

P
Benissimo, e allora appunto

B
Scusa…

P
Allora dico, per esempio, c’è un altro elemento. E’ che, anche altre volte, quando in Francia, contro la Costituzione francese, regolarmente tutte quante le rivolte agrarie, agricole - no? – e via dicendo, si manifestavano con violenza eccetera erano tollerate. Il che vuol dire che c’è appunto poi la Costituzione vivente, loro la chiamano così, - no? – attraverso la prassi che legittima, direi in casi di necessità che lo Stato deve riconoscere, legittima invece queste cose. Allora, c’è anche in Italia un elemento: innanzi tutto la Corte Costituzionale stessa, col caso detto Sofri, eccetera …

B
(sospiro)

P
… continua a difendere la prassi, quelle che vengono definite prassi, contro la lettera della Costituzione. Ora non capisco perché se questo è fatto dalla Corte Costituzionale, se fatta socialmente, se a un certo punto ispirandosi a questo modo anche di ragionare - no? – in teoria qualcuno ritenga che sia sostanzialmente lesa, un diritto fondamentale, una cosa, a questo punto usi una nonviolenza attiva – no? – con tutti i margini di rischio che questa …

B
No. Su questo non c’è discussione.

P
Beh, un momento. Non c’è discussione …

B
Qua dentro NO.

P
Sì, no, ma, no, no. Noi stiamo parlando di quello che succede fuori, Massimo, non solo di quello che succede dentro.

B
No, io dico …

P
No, quello che voglio dire è che qua dentro, appunto come tu dici, siamo d’accordo tutti, noi due siamo d’accordo. Il problema è però che noi dobbiamo esprimerlo. Sul fatto che su questo siamo d’accordo e che ci sono degli aspetti attuali che, come dire … Oggi leggo su Liberazione, proprio oggi, il titolo “Il NO TAV ha vinto, Pisanu ha perso”. Ora, francamente, non mi sembra che sia giusto metterla in questo modo. Che un ministro degli interni all’inizio cerchi di garantire - che so io - i diritti di un cantiere di non essere invaso eccetera. Quindi non mi pare che Pisanu … Ma ho detto: all’esterno! Devo ricondurre qui, a proposito di questo, il fatto che oggi il titolo di Liberazione …

B
Sì, ma questo l’ho capito, Marco, però …

P
Vorrei farlo capire ai nostri ascoltatori …


B
Sì, certo, hai ragione

P
E’ che c’è questo - no? - e allora, sulla questione TAV, io sono stato piuttosto - come dire - silenzioso, nel senso che poi ho fatto qua e là degli esempi. Ho detto, beh, in grande parte mi sembra che il guaio è fatto con responsabilità non solo di una parte. No? Un po’ come tipo di riflesso che ho avuto, ma personalmente, ecco, non mi trov.. eh?

B
Sì, sì, questo è evidente

P
Ma voglio dire .. mi pare che l’esito …

B
Fra governo centrale e governi locali …

P
Sì, poi, a un certo punto l’esito qual è? Forse si poteva partire, se si avesse avuto in fondo la nostra posizione, da dove si arrivava. Ieri ho visto persino una parte delle Comunità Montane, hanno detto: “Qua questo movimento rischia di diventare politico, e non ci stiamo perché vogliamo invece trattare, fare il possibile”. Ecco io su questo sono assolutamente d’accordo. E’ che avere frapposto, a questo punto, in limine, una obiezione alla esecuzione per riaprire la rimessa in considerazione è un apporto utile. Quando, invece, si pretendeva di dire: “Ecco, mo facciamo come i No Global e i New Global”. All’inizio si parte con i No Global poi loro stessi si qualificano come New Global e allora possiamo anche lavorare insieme, per settori. No? Qui No Tav, ma diciamo New… tra l’altro appunto per esempio viene fuori che l’alta velocità non c’entra manco per il cavolo, per esempio. E quindi ecco che il dibattito diventa utile perché significa ristudiare meglio, molto meglio il fattibile. E di conseguenza in questo senso la resistenza, la posizione di Mercedes - no? - e tutto questo, io personalmente ritengo abbiano concorso a un esito positivo. Adesso si tratta di continuare a svilupparlo. Si tratterà di riuscire a essere muniti di maggiore conoscenza sul fattibile senza bloccare, come le Comunità Montane dicono, bloccare affatto la linea, il coso 5, il corridoio 5, che loro stessi dicono che deve essere realizzato.

B
Mh..

P
Non so …

B
Sì, sì …
(sospiro)
Sì, ho capito, no vabbé, io spero insomma che nessuno si irriti se Radio Radicale continuerà a offrire ai propri ascoltatori una … una chiave di lettura problematica su questa questione. Cioè, quello che cercavo di dire: qua nessuno propone di bloccare nulla, però di capirci qualcosa di più credo che non sia vietato, insomma -no? – quindi …

P
No ma… mi pare anzi …

B
A ecco … cioè la Tav non diventa un obiettivo dei radicali

P
Mi pere che nella tradizione di Radio Radicale è che, se mai, è vietato vietarsi e vietato vietare

B
Ah! Sì

P
Mi pare …

B
Sì, sì, figurati, a me lo dici?

P
Appunto. No, no. Siccome sei tu che dici questo, beh io manco dico che lo spero …

B
Ah …

P
Dico che non può essere che così. No?

B
Appunto …

P
Poi, come sempre, se c’è da dibattere, uno può desiderare di – no? – che sia meglio dibattuto ancora di più quell’aspetto, quell’altro eccetera, lì si devono fare i conti con le diverse sensibilità e questo è l’arte che si può esercitare felicemente quando si ha chiaro da dove si parte e dove si vuole arrivare.

B
Sì. No, no, ma infatti. Ma lo sai perché? Perché su questa storia della Tav una cosa che a me ha molto incuriosito, ed è venuto fuori anche dagli ottimi approfondimenti di De Pascalis su Radio Radicale, è che non un No Global ma Claudio De Mattè, quando era Presidente delle Ferrovie – e quindi aveva anche qualche interesse magari – a promuovere un’opera del genere era contrario dicendo “E’ uno spreco di soldi”. Allora, fermo restando che i No Global fanno malissimo a bloccare i cantieri e ha ragione il Ministro a evitarlo - questo è fuori discussione, almeno qui, su Liberazione no - e … però si potrà discutere sulla Tav? Ecco, era tutto qua insomma, perché credo che il tema meriti. Perché è il tema grandi opere …

P
Ma io ritengo che se esiste un tema, per definizione, qui da noi - area radicale e a Radio Radicale - c’è solo una cosa che se non si riesce a fare è una mancanza, è un mancare, è appunto farsi forti del contraddittorio diretto o quello che viene dal confronto dei vari comportamenti …

B
E certo, acquisire più elementi possibile …

P
Ma io figurati, io praticamente sono sempre più convinto che il problema demografico, che il ‘rientro dolce’, che, ne sono sempre di più convinto che è una strada che va fatta maturare al più presto. A tal punto che non intervengo, diciamo, in quello che si chiama epifenomeno e la congiuntura mi impedisco perché voglio fare passare qualcosa di cui sono profondamente convinto, è che negli atteggiamenti proibizionisti, negli atteggiamenti diciamo della Chiesa Cattolica, che un tempo è stato dell’Internazionale Comunista - no?- quella nella quale bisognava produrre molto per la gloria di Dio, del Partito o di qualsiasi altra cosa, per cui ormai è passato tranquillamente - non solo con Giuliano Amato ma con tutti quanti – il problema che dobbiamo finanziare la crescita della famiglia e dobbiamo punire quelli che c’hanno un solo figlio o che non vogliono figli - perché questa è la legislazione - quindi questo è da anni ’30, l’abbiamo già conosciuta, e io non sono disposto a mollare già a quel livello. Cioè mi pare che gli altri l’obiezione non la fanno sul finanziare la famiglia, fanno la concorrenza: Rutelli e gli altri la vogliono finanziare di più e meglio, qugli altri di più e meglio. E torno a dire avendo alla base una posizione che nella realtà è la stessa: “Si deve fare figli”, che è una posizione antropologica che ha fatto vivere l’umanità, cioè questa specie animale si è difesa con la quantità, con - no? -, la procreazione, con .. con .. con la moltiplicazione. Oggi invece noi sappiamo che la crescita morale, scientifica eccetera, porta le donne, porterebbe, porta le donne e gli uomini… come si diceva, quanto più hanno cultura – non quella cultura - , quanto più hanno agio - no? - a non vivere la procreazione come un fatto, diciamo, automatico … non da scegliere … - no? - e … e quindi … C’è un problema: io non so, a volte io vorrei potere scrivere dei saggi o dei libri. Non ce la fo perché faccio altro, come quantità di tempo e quindi anche poi come forma mentis – no? – che si determina quando tu pratichi … i mezzi in qualche misura condizionano i fini. E allora spero dicendo a volte dei concetti, poi è accaduto: io devo a dei compagni, che probabilmente si dolgono moltissimo di me, che questa espressione ‘rientro dolce’ che non a caso avevo chiamato allora ‘inezia’ radicale – no? – esponevo qualche inezia radicale e perché in effetti ritenevo che quella ‘inezia’ fosse tale nel senso che era l’espressione di un pensiero di un … di un … di uno - eh? – di uno non particolarmente qualificato e oggi… e quanto più tempo passa quanto più ritengo in effetti che non capiscono nulla del tempo in cui viviamo, o delle necessità di conoscenza del tempo in cui viviamo, purtroppo non solo il papa – forse lui le capisce ma non è d’accordo – ma Giuliano Amato e devo dire il 90% della politica italiana.

Link audiovideo di Paolo Breccia e trascrizione di Fabrizio Argonauta

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